Viterbo CRONACA I marchi con maggior quantità di olio commercializzato si rifanno alle cooperative olivicole locali
di Luciano Pasquini

 

L'oro verde degli ulivi viterbesi
(Foto Luciano Pasquini)

Gli elevati standard qualitativi raggiunti dal settore olivicolo - oleario Viterbese sono il frutto di un lungo e infaticabile processo che ha coinvolto tutti gli attori della filiera, durante l’ultimo trentennio.

Questo processo, che ha coniugato l’adeguamento del settore ai vari input esterni, sia a livello normativo che d’innovazione tecnologica, è stato possibile anche dalle decisioni della politica agricola tese ad incrementare l’aspetto qualitativo delle produzioni grazie al sostegno economico e finanziario, previsto nei programmi di miglioramento della qualità olivicola.

 

La concentrazione della produzione olearia, che rappresenta 1/5 della produzione olearia laziale, è dislocata al 65% nei Comuni di Viterbo, Canino, Vetralla, Tuscania, Farnese, Ischia di Castro, Montefiascone, Blera  e Soriano. La superficie a oliveto è di circa 14.500 ettari e occupa il 7,3% della superficie totale agricola della provincia.

I marchi con maggior quantità di olio commercializzato si rifanno alle cooperative olivicole locali; tra tutte quella di Canino, ma anche quelle di: Vetralla, Tuscania, Blera e Montefiascone.

La grande frammentazione delle aziende, quasi tutte di piccole dimensioni, ha creato inoltre una grande quantità di marchi locali e aziendali, che spesso si rifanno tutti alle due DOP presenti in provincia: la DOP Canino e la DOP Tuscia. La grande cultura olearia della Tuscia e i metodi estrattivi moderni fanno si che molti di questi marchi si rivelino vincenti in molti concorsi nazionali e internazionali.

Il raccolto quest'anno è molto scarso. Le numerose piogge primaverili hanno influito sull'allegagione dei frutti; la tignola dell'olivo, (Prays oleae) da noi finora poco combattuta e la mosca olearia (Bactrocera oleae) ha danneggiato pesantemente i frutti.

La mosca in particolare da due anni a questa parte ha anticipato la sua comparsa; mentre prima cominciava a colpire a fine agosto, sulle varietà precoci come Palmetta e Leccino, per poi estendersi sulla varietà Canino.

Il calo effettivo di produzione rispetto alle medie annuali si attesterà sicuramente su un 50% - 60% in meno, perché oltre alla scarsità di produzione, le rese in olio si stanno già rivelando molto basse a causa - appunto - della mosca.

La lotta alla mosca è fatta con vari metodi. Le aziende convenzionali si rifanno ai dettami regionali della lotta integrata, usando quindi trattamenti chimici, solo se necessario, integrandoli con trattamenti rameici e caolino che fungono da repellenti.

Le aziende in regime di Biologico oltre ai suddetti repellenti si avvalgono dei pochi trattamenti ammessi, quindi prodotti con bacillus thuringensis, piretro e Spinosad, quest'ultimo di buona efficacia ottenuto dalla miscela di due metaboliti del batterio Saccharopolyspora spinos. 

A livello locale le produzioni anche basse di quest'anno possono accontentare la domanda interna, a un prezzo al dettaglio che sicuramente sarà più elevato.

Luciano Pasquini
Assaggiatore di Olio Vergine
ed Extravergine di Oliva

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