Viterbo RICORDI Si partiva all'alba, dentro alla macchina si sentiva il profumo delle fettine di carne fatte alla "pizzaiola"
di Bruno Matteacci

Maria Ceccarelli e Giuseppe Matteacci, genitori di Bruno
Di recente ho avuto modo di raccontare uno "spicchio" della vita del mio caro babbo Giuseppe, relativamente alla sua passione per la caccia.
Tralasciando quanto già scritto voglio raccontare altri avvenimenti che ho vissuto con il babbo girando giornate intere sotto il sole o al freddo dell'inverno.
Io non ho mai consentito che mio padre andasse a caccia da solo, ho sempre avuto paura per qualche incidente o per qualche malore che lo colpisse lontano da me e dalla famiglia, quindi ogni volta che mio padre manifestava il desiderio di andare a fare una battuta di caccia, ero al suo fianco.
La domenica mattina e le altre feste comandate erano occupate da questa passione, non tanto per il gusto di uccidere un animaletto, ma per il piacere di stare insieme, fare lunghe camminate e ottime colazioni che ci preparava la mamma che, a volte, veniva con noi, perché i miei genitori erano proprietari di un'auto Fiat "Topolino 500" prima e poi di una Volkswagen, perciò non c'era problema di spazio per il viaggio, anzi, c'era un ampio spazio riservato a "Roky", il fedele segugio.
Si partiva all'alba, dentro alla macchina si sentiva il profumo delle fettine di carne fatte alla "pizzaiola", il babbo alla guida, la mamma al suo fianco, come lo è stato per 46 anni ed io dietro con "Roky" che annusava impaziente verso lo zaino dove era il cibo per la giornata,
Giunti sul luogo prescelto da mio padre, si lasciava la mamma dentro la macchina posta sotto una pianta per farle godere un poco di ombra, mentre il babbo ed io ci apprestavamo a preparare il "capanno" che ci avrebbe permesso di stare seduti nascosti dalla selvaggina e all'ombra, in attesa di qualche animaletto "sfortunato" a posarsi sulla pianta presso la quale erano rivolti gli sguardi dei cacciatore e del suo accompagnatore.
Il lavoro più urgente era quello di fare il capanno, che consisteva in un piccolo ricovero in cui due persone potevano stare nascoste da freschi rami tagliati all'occorrenza, lasciando due buchi per il controllo totale della pianta su cui avrebbero dovuto posarsi gli uccelli.
Altro mezzo usato dall'uomo era il richiamo dell'animale, richiamo visivo che consisteva in uno “specchietto” che, mosso elettricamente o meccanicamente con il tiro di uno spago avvolto sul tronco dello stesso, attirava l'attenzione degli uccelli.
Mio padre fabbricò personalmente lo specchietto chiamandolo "ciocco”, consisteva in un pezzo di legno, sagomato, verniciato di marrone e verde, ma senza specchi perché in effetti era molto più simile a una allodola o altro uccello della stessa mole.
Ritorno sul fatto che al babbo non interessava tanto la preda o la selvaggina abbattuta, quanto lo stare in campagna con il figlio e la moglie per gustarsi ottimi pranzi preparati dalla mamma che, all'ora del pasto, allietava la nostra presenza con ottimi manicaretti.
Bruno Matteacci






















