Viterbo CRONACA Chi ha seguito il mio “vocabolario impertinente” conosce già J1 e J2

 

Il Titanic

Chi ha detto questa frase? Da dove viene e che cosa significa quel brutto neologismo “titanicare”?

Quella frase me l’ha suggerita J2.

Chi ha seguito il mio “vocabolario impertinente” conosce già J1 e J2. Per chi non li conosce spiegherò,  ancora una volta, che in me ci sono due dottor Jekill: un Jekill(J1) buonista e razionale e un Jekill (J2) impertinente ed estroso. E mister Hyde dov’è? Penso, spero che non ci sia.

I due J personificano gli scrupoli, le incertezze e i dubbi che nascono in tutti coloro che non siano fondamentalisti o acritici difensori di vecchie idee, ma che siano invece sensibili al mutare sempre più veloce della realtà economica e sociale. Trascrivo una discussione dei due Jekill.

 

J1 : - Spiegami un po’ il significato di quel “Non ci resta che titanicare”?

J2 : - Ricordi il titolo del film di Massimo Troisi e Roberto Benigni “Non ci resta che piangere”? Beh! “titanicare” è il contrario, il contrario di piangere. “Titanicare” è un verbo che ho inventato io. Ricordati che ero io l’ispiratore del “vocabolario” e perciò sono un  esperto di parole e quindi ne posso creare.

J1 : - E allora?

J2 : - Allora “Titanicare” deriva da Titanic, il transatlantico che affondò dopo aver colliso con un iceberg. Mentre il Titanic andava incontro al disastro, l’orchestra suonava e i passeggeri si divertivano, ballavano e festeggiavano. Tutto questo è “titanicare”.

J1 : - Non capisco.

J2 : - Mi spiego meglio. Pensa all’Italia come ad una specie di Titanic prossimo al disastro, e immagina che a guidare l’Italia ci siano  comandanti  del tipo “Schettino”. Ora scendiamo nei particolari e vediamo perché io desidero titanicare:

- Hai presente il virus ebola, che minaccia il futuro dell’umanità? Se non me ne importa niente del mio futuro, figurati se mi preoccupo del futuro dell’umanità. Io non sono né  Obama, né il Papa, né  Gesù Cristo. Quindi non mi preoccupo dei destini del mondo, anzi voglio pensare solo a divertirmi.

- E l’Isis? L’Isis che vuol distruggere la civiltà occidentale? (ma sarà proprio civiltà?). Idem, non me ne frega niente. Anzi programmo una bella vacanza in Brasile, dove sta per arrivare la bella stagione calda e non c’è -spero- il nostro dissesto idrogeologico .

- E la crisi dell’economia europea, con l’Europa in evidente recessione? Chi se ne frega? Voglio comprarmi un megaschermo TV nuovo, e un telefonino di ultima generazione che faccia tutto, ma proprio tutto, che so? anche grattugiare il formaggio e ammazzare le zanzare (queste sono “app” molto più utili di quelle che mi fornisce il provider).

- E l’invasione di extracomunitari? Ci pensi qualcun altro. Io, finché ho qualche euro, mi voglio levare ogni sfizio che mi gira per la testa.

- E la politica italiana, chiacchierona, litigiosa e malata di Renzannuncite, di Grillomania e di Violantite? Non mi riguarda più, perché non posso farci niente. Mi voglio invece comprare un’auto nuova.

J1 : - Va bbè! Vuol dire che ti puoi permettere questi sfizi. Ma non ti sembra di essere egoista?

J2 : - Tutt’altro! Sono un altruista che utilizza i risparmi di una vita per compiere l’ultimo sforzo per salvare l’Italia.

J1 : - Eh? Come?

J2 : - Non dicono tutti che l’unica salvezza della nostra economia sta nel rilanciare i consumi? E io, nel mio piccolo, li rilancio. Ditemi grazie, per favore! Viva la “Titanichite”!

J1 : - E no, caro J1! Così tu non aiuti l’Italia.

J2 : - Come sarebbe? Ti metti a fare il bastian contrario?

J1 : - Se serve, si! Segui il mio ragionamento:

Tu vai in Brasile? compri un televisore e un telefonino? compri l’auto nuova?

Ebbene: i tuoi denari vanno quasi tutti all’estero. Non farmi dire una percentuale, non la saprei precisare, ma la maggior parte  delle cose che tu vuoi comprare è, in qualche misura,  una produzione straniera.

Questo è il problema dell’Italia, di non essere competitiva nella produzione. La nostra industria è in piena crisi perché non regge la concorrenza straniera, l’agricoltura pure è in difficoltà anche se un po’ meno dell’industria, e pure l’attrattiva turistica è in calo per i prezzi alti, la trascuratezza dei nostri operatori, e per l’incuria di chi dovrebbe tutelare e valorizzare le nostre risorse.

Così la disoccupazione aumenta. Però tieni conto che la disoccupazione non è la causa dei nostri mali, ma ne è l’effetto.

Politici e sindacati si preoccupano, ma solo a parole, della disoccupazione.

- I politici accusano la Merkel e l’austerità che impediscono all’Italia di fare investimenti e riforme. Ma così truccano il ragionamento perché i politici non intendono fare investimenti (non sanno come; sanno solo scambiare “mazzette”), non intendono fare riforme (s’è visto che ne sono incapaci); i politici intendono fare debiti. E in questo sono bravissimi. Ma tu conosci un debitore sull’orlo del fallimento  che si salva indebitandosi di più?

- I sindacati, che stanno sempre un secolo indietro, credono ancora che i posti di lavoro si possano creare per legge o con gli scioperi generali. Se la gente compra sempre meno e quel meno è spesso straniero, le fabbriche devono ridurre la produzione o chiudere e comunque licenziare; i negozi con meno clienti devono licenziare i commessi. E’ il circolo vizioso della recessione.

In conclusione : non mancano i “posti” di lavoro che anzi sono troppi, ma sono inutili e vuoti, come sono inutili e vuoti i negozi chiusi e i capannoni industriali abbandonati. E’ il lavoro da fare che manca. I lavoratori sono quindi inutili.

J2 : - Accidenti! Mi sa che hai ragione. Devo rettificare. Allora : “Non ci resta che piangere!”

*     *     *

     J1 e J2 sono la rappresentazione estrema della disastrata situazione italiana, secondo una visione pessimistica, molto pessimistica, ma tutt’altro che ingiustificata . Però una soluzione dei nostri problemi ci può essere. Anzi ce ne possono essere due:

- Una dittatura che metta ordine, almeno formalmente, nel caos politico e amministrativo. In fondo all’animo degli italiani c’è sempre stato, e c’è ancora, il desiderio dell’uomo forte. Il passato ce ne ha già dato un eccellente (in senso ironico) esempio. Nel passato più prossimo ci ha provato Berlusconi, ma forse i tempi non erano maturi. Per accettare un dittatura bisogna stare veramente male. Ora ho l’impressione che i tempi siano maturi e che ci stia provando Renzi con l’aiuto del deluso di cui sopra. Ci si sta anche preparando Grillo.

- La seconda soluzione sta in un consapevole sacrificio di chi ha ancora ricchezza (ce n’è, ce n’è!) e accetta di cederne un po’, o magari molta, in favore della collettività. Per i ricchi, ma solo per i ricchi: Tasse? Patrimoniale? Prestito da recuperare( forse, ma non si sa quando)? Questa può essere una sgradevole, ma efficace cura.

     Se noi Italiani (scrivo Italiani con l’iniziale maiuscola, immeritata) fossimo un popolo, e se avessimo il senso dello Stato (altra iniziale maiuscola, così dovrebbe essere!), allora noi sceglieremmo la seconda soluzione. Ma temo che la nostra guicciardiniana, esasperata difesa del “particulare” ci farà restare a guardare, scontenti e brontoloni ma inerti, mentre i pochi furbi, i soliti pochi furbi, decideranno come gli farà comodo. E’ già successo e succederà di nuovo.

     E intanto, come dice J2, “Non ci resta che titanicare! Sempre meglio che piangere!”

Aggì

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