Mario Olimpieri

Buona giornata Mauro, facendo fusione tra un tempo lontano (1885) e il presente (2022) ho immaginato di incontrare a Cellere Domenico Tiburzi, venuto segretamente per vedere il nipotino DOMENICO, nato da qualche giorno. Buona domenica a te e ai lettori. Mario

FUSIONE TRA PASSATO (1885) E PRESENTE (2022)

 

INCONTRO CON TIBURZI, VENUTO A CELLERE PER LA NASCITA DEL NIPOTINO DOMENICO

 

- Domenichì, e che fai qui alle “Tufelle” a quest’ora così tarda?

- Piuttosto che fai tu, Mario, fuori casa e con questo buio?

- Sono appena sceso perché mia moglie mi ha detto che siamo rimasti senza un pezzo di legno e domattina, con questo freddo, vuole accendere subito il fuoco. Sto andando qui al mio magazzino di piazza Garofolo, e solo per questo motivo mi hai incontrato, altrimenti già starei a dormire.

- A piazza Garofolo? Ma non esiste questa piazza a Cellere.

- Hai ragione, Domenichì, ma, siccome sto facendo un improbabile miscuglio tra passato e presente, devo spiegarti che questa piccola piazza è stata intitolata proprio a un personaggio che ti riguarda molto da vicino.

- Mai sentito dire! Spiegati meglio!

- Ebbene, lo spiego a te e ai lettori: Garofolo è un  delegato di P.S. che ha avuto il compito di arrestare parecchie persone di Cellere, Ischia, Farnese e Montalto, proprio perché ti hanno aiutato più volte a sfuggire ai carabinieri. 

- Mario, devo dirti che non ho capito niente.

- Lo credo bene, per via della mia strana impostazione del racconto, ma mi hanno ben compreso i lettori. 

Piuttosto, da dove stai venendo?

- Sto venendo da FOLINZOLA, da via Roma 183 e devo dirti di non aver incontrato proprio nessuno, e ne ero sicuro, sennò sarei rimasto ancora a casa di mio figlio Luciano.

- A proposito, ho saputo che ti è nato un altro nipotino e sei diventato ancora nonno, auguri! Ma come mai sei stato così imprudente a venire a Cellere con il pericolo di essere arrestato dai carabinieri? Sai bene che sei molto ricercato.

- Hai ragione, Mario, ma questa volta dovevo venire assolutamente!

- E per quale motivo?

- Ma perché Luciano e Maria Gradozzi mi hanno fatto la bella sorpresa di chiamare quel maschietto come me, DOMENICO. Devi vedere com’è bello! Speriamo che sia più fortunato di suo nonno.

- E perché hai preferito rischiare, girando a quest’ora, anziché restare a casa di Luciano?

- In quella casa, in questi giorni c’è troppo movimento e non mi posso esporre a sguardi indiscreti.

- Allora, quando sei passato davanti alla casa di tuo fratello Paolo, al numero 61, potevi bussare e saresti stato ben accolto anche da sua moglie Florida Manfroni e ti avrebbero ospitato a casa loro.

- Mario, questo significa che non conosci bene quella casetta fin troppo piccola per poter ospitare anche me, soprattutto adesso che è nato anche Romildo. Ma questa nascita poi, è stata seguita dalla morte di Riginaldo di appena due anni e tre mesi e attualmente sono tutti nel dolore.

- Ti chiedo scusa, Domenichì, per questa mia proposta inopportuna, soprattutto non avendo pensato alla morte di Riginaldo. Purtroppo, in questi anni c’è una forte mortalità tra i bambini in tenera età e ancora non si trovano le cure adatte perché ciò non avvenga. Speriamo che nel futuro non accada più questa piaga, causa di tanto dolore nelle famiglie.

- Ma lo sai, Mario, qual è stata la mia sofferenza più grande quando sono giunto lì?

- No, non mi rendo conto.

- Mi sono voltato lì di fronte e mi si è stretto il cuore nel vedere la mia vecchia casetta al numero 86, dove ho cresciuto i miei figli, essere lì disabitata, chiusa, buia e nel più assoluto silenzio dacché anche la mia cara Veronica ha lasciato questa terra undici anni fa, nel 1874.

Mi è scesa qualche lacrima e poi ho proseguito alla svelta il mio cammino.

- Ti comprendo, Domenichì, e mi unisco al tuo dolore.

Allora, se ho ben capito, vuoi passare la notte da tuo fratello Giovanni che abita proprio qui davanti a casa mia, in via Garibaldi.

- Sì, vedo che tu sei al numero 85 e Giovanni abita al numero 82 e con Cecilia Merlo ha formato una bella famiglia e hanno già parecchi figli.

- È vero, hanno Bartolomeo, Cecilia, Alessandra, Teresa, Genoveffa, e il più piccolo è Goffredo, nato l’anno scorso. Spesso lo sento piangere perché ha sempre fame. Ma, a proposito di bambini, non hai paura che qualche nipotino domani parli di te innocentemente, facendo aguzzare le orecchie ai carabinieri?

- Non ho paura di niente perché intanto la caserma è giù lontana, sotto l’orologio, e soprattutto perché i bambini stanno tutti già dormendo, e io domattina presto già sarò in fuga verso i miei nascondigli.

Farò la prima tappa giù al Timone, dove c’è ben nascosta una bella e comoda “grotte”.

- Sì, la GROTTA TIBURZI.

- Ma che dici! La conosci pure tu? Attento a non parlarne con nessuno!

- A dir la verità, adesso non è conosciuta come tuo rifugio, ma un giorno sarà nota a tutti.

- Mario, sei sempre misterioso e dici cose che non comprendo.

- Domenichì, già ti ho spiegato tutto prima…

Continuando, lo sai che i tuoi fratelli Paolo e Giovanni hanno passato dei guai per causa tua!

- Troppo spesso stai dicendo che tutto ciò che avviene di brutto è sempre colpa mia.

- Di Giovanni ti devo dire che è stato accusato di essere un manutengolo nei tuoi confronti e di aver posseduto in tasca, al momento dell’arresto, addirittura 290 lire che non potevano essere frutto del suo lavoro, ma gli erano state donate sicuramente da te.

- Ci siamo di nuovo, è ancora colpa mia! 

E di Paolo che hai da dirmi?

- Qui a Cellere corre voce che in un tuo rifugio i carabinieri hanno trovato due barili appartenenti a tuo fratello Paolo: essi riportano la figura di un giglio farnesiano con sopra le lettere T.P. (Tiburzi Paolo), recipienti esattamente uguali a quelli che tuo fratello Paolo ha in cantina.

- Mi stai dando una pessima notizia e mi dispiace che ora ne andrà penalizzato Paolo.

- A Cellere si parla anche di un “Processone” per tutte le persone che ti aiutano nella latitanza e sono previsti per loro anni di carcere.

Su di te, poi, c’è una forte taglia di 10.000 lire a favore di chi ti fa catturare.

- Mica vorrai essere tu a riscuotere quella taglia raccontando questo nostro incontro e svelando che domattina sarò nella “grotte” del Timone”! Vedi, sotto il mio cappotto, che ci sarebbero pronti per te?

- Che pistola e che stiletto! Domenichì, di me ti puoi fidare per adesso, poi, dopo la fine dei tuoi giorni, potrò liberamente raccontare anche di questo incontro. Stai tranquillo, vai per la tua strada, ma promettimi di non compiere più alcun delitto, altrimenti ti potresti trovare dinanzi i “Figli di mamma”, come tu definisci i carabinieri, e allora sarebbe la tua fine!

E ora, buonanotte, Domenichì.

- Buonanotte, e ricorda quel che ti ho detto!

- Ok!

- E che vuol dire ok?

- Vuol dire sì. Domenichì, questo è un linguaggio moderno e tu non lo puoi comprendere.

- E perché?

- Perché oggi tu sei nel 1885 e io nel 2022.

- Mah! Continuo a non capirci niente, proprio niente!!!

 

 

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