Francesco Mattioli

Non farò il difensore d’ufficio di papa Francesco, ce ne sono senza dubbio già uno stuolo.  Ma le sue dichiarazioni sul fatto che in  Italia si facciano meno figli e si adottino più cani e gatti, va interpretata.

Figli e cani non vanno confrontati; a volte i secondi vengono trattati come i primi, ma càpita anche che siano i primi ad essere trattati come cani, anzi, come una volta si trattavano i cani. In realtà figli e cani possono convivere serenamente in una stessa famiglia. Anzi, a  dar retta alla pet therapy, sembra che questa convivenza faccia bene soprattutto ai figli. Insegna loro il rispetto e la cura per gli animali, il senso della fedeltà spontanea e non strumentale; e allo stesso tempo contribuisce a rinsaldare la coesione familiare.

Certo, se non  fai differenza fra figli e  cani, può darsi che risultino più convenienti i secondi. Te li sorbisci per un numero di anni più limitato, sono meno costosi, danno meno problemi in  termini di crescita, maturazione, conflittualità caratteriale, sociale  e generazionale. E ti danno un affetto e una sottomissione totale che blandisce il tuo più intimo bisogno di dominare, quello che alligna nel profondo freudiano di ogni essere umano, spesso per sfogare altre frustrazioni.

La differenza tra figli e  cani c’è, ci mancherebbe altro. E per fortuna. Ma non deve pesare su nessuno dei due.

Il problema della costante riduzione del numero dei figli sta altrove e deriva da tante e diverse, seppur spesso intrecciate, situazioni individuali e  familiari.

Qualcuno ha sentito dire che, da almeno mezzo secolo a questa parte, è in crisi l’istituzione familiare? Sono in crisi i ruoli coniugali, sessuali, le relazioni tra i membri, le funzioni solidaristiche rispetto alle motivazioni individualistiche, l’ambiguo rapporto con il mondo esterno. Se la famiglia dovesse essere ancora lo specchio della società, considerando questa nostra società – in specie italiana - così complessa, incerta, contradditoria, che famiglia ci si può aspettare? Spesso le famiglie durano meno, molto meno, della vita di un cane…

In precedenza, in famiglia lavorava solo l’uomo, la donna faceva l’angelo del focolare, sfornava e accudiva figli. Troppo facile far durare questo regime ineguale e, soprattutto, fare figli.

Oggi, se il lavoro è dignità, se c’è parità di ruoli tra uomo e  donna, occorre pensare ad una famiglia diversa, con meccanismi, tutele e prospettive diverse.  Ci sono genitori che frequentano i figli solo la domenica e se si tratta di famiglie separate persino a domeniche alterne.

D’altronde, in quale misura la famiglia è “aiutata”  a fare figli, se la legislazione fatica a far convivere in uno stesso individuo il lavoratore con il genitore? Se fare figli è diventata una responsabilità che grava sulla coscienza dei coniugi creando preoccupazione e un senso quasi di impotenza? Se ai figli si prospetta un futuro complicato, sì da far dire a taluni di loro, più disperati, che tanto valeva non essere stati messi al mondo?

In un mondo migliore si potrebbero mettere al mondo più figli, in una famiglia equilibrata, soddisfatta, aperta a nuove speranze e nuove prospettive, che si accompagna anche ai cani o ai gatti, se è interessata a coinvolgere degli animali nella vita affettiva.

Non bacchetterò Francesco per le sue parole; è il miglior pontefice che la Provvidenza ha messo sul nostro cammino odierno, molto più attento ai problemi di oggi e del futuro rispetto a certi soloni quotidiani che ci predicano dalle tribune dei media e dagli scranni della politica; ma è chiaro che su di lui pesa ancora una posizione della Chiesa che sulla famiglia, sui ruoli coniugali, su quelli genitoriali, sulle crisi relazionali e di genere in questo mondo incerto, ancora gioca di rimessa e fatica a entrare nella Storia.  

 

 

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