Don Alberto Canuzzi... la "porta dell'accoglienza"

INTERVISTA A DON ALBERTO PER I 40 ANNI DEL CEIS

Domanda. d. Alberto, possiamo fare un’intervista ricordando il periodo dei 40 anni del CeIS?

Risposta: Certamente. Sono ormai 40 anni da quando nel 1982 abbiamo aperto la porta dell’accoglienza del CeIS in Viterbo Via del Collegio. Da quel giorno migliaia di persone da tutta Italia, e anche dall’estero, hanno bussato a quella porta per trovare un aiuto al fine di lasciare una qualche dipendenza e ritrovare la libertà di tornare a  vivere una vita sociale  normale.

Domanda: Quante persone sono passate nel vostro Centro? E quanti sono usciti liberi?

Risposta: migliaia di persone. Purtroppo non tutti sono usciti liberi: molti sono ricaduti, molti sono morti, molti sono ritornati per riprendere il percorso di recupero. Circa settecento persone sono stati “graduati”, cioè hanno terminato il percorso in maniera positiva e sono ritornati liberi nella società. Ma se anche in tutto questo tempo fossimo riusciti a recuperare una sola persona… ne valeva la pena, perché una vita umana non ha prezzo. Noi siamo abituati a calcolare con i  numeri, ma la vita è un valore oltre i numeri.

Domanda: Incontra di nuovo le persone uscite della comunità? E che ricordo hanno?

Risposta: quasi tutti ritorno nel tempo e la gioia più grande che abbiamo è quella di poterli riabbracciare liberi, magari con un compagno o una compagna e dei figli. Alcuni ormai ritornano con i nipotini, perché, dicono, in questo posto  siamo rinati.

Domanda: In questi quaranta anni il programma ha subito variazioni oppure usate  lo stesso metodo?

Risposta: Abbiamo dovuto adattare il programma continuamente, sia perché sono cambiate le persone che chiedono aiuto, sia per la varietà di droghe assunte, sia per l’età delle persone che chiedono sostegno, sia per le modalità di assunzione di droghe, e soprattutto per le terapie che assumono oggi al momento dell’ingresso nelle comunità.

Domanda: quale è la modalità per l’ingresso nella comunità?

Risposta: All’inizio c’era la richiesta diretta da parte della persona o dei propri famigliari, e il servizio pubblico interveniva accettando la comunicazione  dell’avvenuto ingresso nella comunità. Poi nel tempo il servizio pubblico è diventato il diretto inviante nelle comunità.

Domanda: Immagino quante storie ha vissuto in questi quaranta anni, quante gioie e quanti fallimenti. Quali sono le differenze tra i primi anni e oggi?

Risposta: potrei raccogliere le differenze con due immagini: la prima differenza: all’inizio nelle strutture avevamo soltanto la cassetta del pronto soccorso; veniva negata anche l’aspirine se uno aveva il mal di testa. Oggi abbiamo per ogni struttura una cassaforte piena di farmaci e la maggior parte degli ospiti per due volte al giorno assume  terapia farmacologica.

Domanda: come mai questa situazione?

Risposta: all’inizio venivano in stato di astinenza dall’eroina e riuscivamo  a sostenerli con tisane e sostegno psicologico. Poi le droghe sono cambiate provocando squilibri psicologici ed emotivi tanto da richiedere un sostegno farmacologico offerto da parte del servizio pubblico inviante, per cui quando una persona arriva in comunità, ha sempre una terapia farmacologica, e noi dobbiamo proseguire tale terapia. Questo comporta la presenza dello psichiatra e del medico.

Domanda: la seconda differenza?

Risposta: all’inizio personalmente mi preoccupavo di parlare con gli ospiti, conoscere la loro storia, sostenerli , organizzare i gruppi terapeutici. Conoscevo le loro famiglie e accompagnavo  ciascuno nei momenti difficili. Poi sono subentrati nel tempo mille normative  burocratiche che mi hanno tolto il contatto diretto con gli ospiti.

Oggi la maggior parte del tempo è impegnato ad inseguire le direttive e gli ordinamenti. Debbo adattare l’Associazione a tutti i requisiti richiesti sia per il personale sia per le strutture che la Regione e la sanità richiedono. Specialmente in questo tempo di pandemia, durante il quale quasi ogni giorno  arrivano ordinanze  nuove, con mille adempimenti da adottare a cui dobbiamo adeguarci in vista di ispezioni e controlli.

Domanda: saprebbe dirmi quali sono le richieste burocratiche che deve adempiere una comunità terapeutica?

Risposta: se ha tempo posso esporre quelle principali,… ma non si deve annoiare: dal seguire tutte le richieste per i depuratori, al controllo degli estintori; dai mantenere i registri per quanto riguarda l’azienda biologica, alla denuncia delle api e l’autorizzazione per la smielatura; dal controllo dei prodotti biologici fino al controllo dei cardani dei trattori. In particolare organizzare i Corsi  per il personale: per gli operatori agricoli e per il personale operativo nella comunità: Corso per il rappresentate del RLS al responsabile del RSPP, ai corsi HCCP al corso della 321\ 01.

Abbiamo sostenuto il Corso BLSd e della valutazione del rischio, al corso dell’antincendio al corso di formazione legge 81\ 2008, ultimamente il Corso Risk management e il corso di primo soccorso. Abbiamo le Ispezioni con i tamponi per le cucine, il sopralluogo per la certificatine di Qualità ISO 9001. Inoltre: controllo periodico delle caldaie, bomboloni ecc. Convenzioni con il tribunale per Lavori di Pubblica Utilità, controllo quotidiano sulla tracciabilità dei viveri.

Attenzione alla legge sulla Privacy e adempimenti per l’ iscrizione all’albo del terzo Settore. Convenzioni con le Università per tirocinanti…Mi fermo qui…. Il CeIS è diventato un carrozzone dove gli impegni burocratici hanno preso il sopravvento sulla vera finalità, che è il recupero di persone che altrimenti sarebbero  a rischio di perdere la vita.

Domanda: come riuscite a sostenere tutto questo? 

Risposta: Ormai tutto questo è diventato indispensabile se vogliamo sopravvivere ed operare . Non ho parlato poi dei disagi amministrativi sempre più complessi e tutti i contatti con i servizi sanitari pubblici e le associazioni di categoria. Ma se vogliamo aiutare queste persone ci dobbiamo adeguare a quanto la burocrazia ci chiede. Se avessi dovuto iniziare oggi questa opera, conoscendo tutti questi legami, mi sarei astenuto…. ma ormai dobbiamo adattarci a tutte le normative vigenti con la speranza che almeno qualche persona possa ritornare a vivere da persona libera…soltanto per questo  vale la pena continuare. 

 

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