Dal 27 Novembre al 28 Novembre 2021 si è svolta la VI Conferenza nazionale sulle dipendenze dal titolo “Oltre le fragilità”, convocata, a oltre dodici anni di distanza dall’ultima, dal ministro per le Politiche giovanili, Fabiana Dadone, a Genova.

Di seguito riportiamo le osservazioni del Presidente della FICT, Dott. Luciano Squillaci ( Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche ) di cui il CeIS S. Crispino fa parte.

“Dopo un decennio di assoluto disinteresse della politica avremmo auspicato che il Governo sarebbe venuto ad ascoltarci, a comprendere i problemi che affrontiamo ogni giorno sulle strade, nei servizi, nelle comunità. Nulla di tutto questo, al punto da rendere addirittura ‘imbarazzante’ la nostra presenza silente” , per un’analisi sui problemi connessi alla diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotrope e per dare al Parlamento tutti gli strumenti e le informazioni necessarie per aggiornare la vigente legislazione antidroga ( in vigore dal lontano 1990 , dpr 309 )e adottare il nuovo piano d’azione italiano sulle dipendenze.

Leggendo i giornali di tutta la Conferenza, attesa da oltre dodici anni dai servizi che stanno boccheggiando sui territori, sulle strade, nelle comunità, negli ambulatori, quello che è riecheggiato è lo scontro interno al Governo sulla legalizzazione della cannabis. Purtroppo, era un rischio che noi avevamo ampiamente paventato prima della Conferenza e che si è rivelato reale. La Conferenza nazionale sulle droghe nasce per legge come un luogo di confronto tra gli operatori del sistema dei servizi. Quella di Genova si chiama Conferenza sulle dipendenze e, ampiamente sollecitata da noi, avrebbe dovuto offrire un momento di confronto degli operatori del sistema, cioè di coloro che lavorano in prima fila sui territori, nei Serd, nella comunità terapeutiche, nei servizi a bassa soglia, sulla strada, per capire come impostare quelle modifiche normative per far uscire il sistema da una situazione ingessata da oltre trent’anni e farlo entrare in un modello nuovo, da costruire insieme. Sono stati presenti nove ministri: dopo dodici anni di silenzio e di abbandono ci saremmo aspettati che fossero venuti ad ascoltarci, invece hanno fatto il loro intervento all’inizio della Conferenza, poi sono andati via. A Genova sono stato in imbarazzo davanti a una politica che prima era solo sorda e ora anche cieca, perché ha dimostrato di non capire in che contesto era. Noi siamo restati, perciò, molto delusi perché una Conferenza per gli attori del sistema senza di loro… è una Conferenza senza anima.

Con gli altri rappresentanti delle comunità vogliamo costruire da qui a febbraio la Conferenza dei servizi, che metta insieme i servizi del pubblico e del privato per parlare di quello che concretamente serve, che non sia una passerella, ma un momento di lavoro concreto di confronto, per indicare delle linee utili per la modifica della normativa che ormai ha trent’anni di vita. Io temo, invece, quello che potrà uscire nel dibattito parlamentare, appiattito su proibizionismo e antiproibizionismo, sarà solo ideologico e non porterà a nulla, mentre noi abbiamo bisogno di intervenire su parti della normativa sulle droghe, dpr 309/90 che riguardano la governance e l’impostazione dei servizi, abbiamo bisogno di costruire delle linee guida, è necessario un rinnovamento importante di tutta l’organizzazione contro le dipendenze in Italia. Se continuano questi dibattiti inutili e queste battaglie già sentite, a noi non interessa, noi stiamo soffrendo in un momento veramente difficile, perché in Italia si continua a morire per droga (più di una persona al giorno), perché alle porte dei nostri centri di ascolto bussano famiglie disperate con figli sempre più giovani vittime della droga o di altre dipendenze non meno drammatiche. Un altro elemento fondamentale che è mancato è l’aspetto educativo e relazionale, che va insieme all’aspetto clinico, della ricerca, dell’approccio basato sulle evidenze scientifiche, ma che è fondamentale. Perché l’assenza di relazione è probabilmente la causa del disagio e delle dipendenze”.

 

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