Sono romani due dei quattro ricercatori selezionati e sostenuti da Fondazione Istituto Danone per approfondire i diversi ambiti della sostenibilità.
Le loro ricerche sono state sottoposte ad esperti e Istituzioni con lo scopo di suggerire proposte volte a tutelare la salute delle persone e il benessere del Pianeta
Come e in che modo è possibile assicurare un futuro sostenibile in termini di food security, food safety, climate security e soddisfazione del fabbisogno energetico globale? In che modo l’industria può sostenere scelte consapevoli, riduzione di sprechi ed emissioni nella transizione verso un sistema alimentare adeguato alle sfide di oggi? Questi punti sono al centro di due studi condotti da due giovani ricercatori romani: Marco Bassan, classe 1989 laureato in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano, e Marianna Lo Zoppo, classe 1994 laureata in Economia e Legislazione d'impresa all’Università Bocconi di Milano.
Bassan e Lo Zoppo sono fra i quattro giovani talenti selezionati nelle migliori Università italiane da Fondazione Istituto Danone per approfondire e analizzare, con lo sguardo rivolto al futuro, i quattro ambiti della sostenibilità – nutrizione e salute, economia, società e ambiente – e sottoporre ai decisori politici delle istanze concrete per tutelare la salute delle persone e il benessere del Pianeta.
I risultati delle loro ricerche sono stati presentati, in occasione dei 30 anni di attività di Fondazione Istituto Danone, ad esperti del mondo scientifico ed accademico, Istituzioni ed associazioni del terzo settore, con il coordinamento della Professoressa Ludovica Principato, Docente di Marketing all’Università Roma Tre.
Bassan si è concentrato sullo studio della sostenibilità come un sistema complesso, composto da attori diversi e istanze connesse tra loro: complessità che ci pone di fronte al fatto che non esiste un unico modo di essere sostenibili, ma che è necessario scegliere dei trade-off tra diversi impianti valoriali. Comprendere quali sono le caratteristiche principali dei sistemi complessi (diversità, interdipendenza, emergenza e imprevedibilità) permetterebbe di costruire un framework all’interno del quale operare queste scelte.
Ai decision makers, quindi, spetta il compito di acquisire gli strumenti necessari per poter affrontare questa complessità e le sue sfide, ma prima di tutto comprendere che è possibile raggiungere uno sviluppo sostenibile solamente superando logiche riduzionistiche e lineari.
Gli strumenti evidenziati da Bassan in tal senso sono: i regimi di nicchia, lo sviluppo di una leadership eterarchica, la produzione di nuove narrazioni incentrate sull’antifragilità e la capacità di immaginare scenari futuri. Secondo il ricercatore questi strumenti, tipici della complessità, se combinati insieme permettono di avvantaggiarsi delle caratteristiche di un sistema complesso e affrontare e gestire l’incertezza che caratterizza i processi decisionali odierni; in un tempo in cui il cambiamento è diventata l’unica costante, il complex thinking rappresenta lo strumento principale per affrontare le sfide della sostenibilità del XXI secolo.
Lo Zoppo ha invece proposto un’analisi accurata dei trend economico-manageriali che hanno caratterizzato la transizione al sistema alimentare moderno, interrogandosi su come le aziende agroalimentari possano agire nel panorama italiano per raggiungere sistemi più sostenibili.
A partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, complici il progresso tecnologico e alcune fondamentali scoperte scientifiche, le aziende agricole, da sistemi tendenzialmente autosufficienti e chiusi in sé stessi, sono diventate parte di una filiera complessa e articolata ed è aumentata l’esposizione di tali sistemi alle regole di un’economia globale.
Secondo la ricercatrice, tale complessità rende oggi difficile parlare di sostenibilità del sistema alimentare senza pensare di cambiare abitudini di consumo che diamo per scontate e senza intervenire radicalmente sui processi produttivi della filiera.
Nel suo studio Lo Zoppo ha evidenziato sia la necessità di un rinnovamento culturale e tecnologico per lo sviluppo delle aziende agricole -l’anello più debole della filiera agroalimentare e raramente caratterizzate da una strategia e un posizionamento chiaro sul mercato- sia il ruolo centrale dell’industria nel promuovere circoli virtuosi basati sul riconoscimento di un’equa remunerazione ai produttori e sulla richiesta a questi ultimi di attenersi a disciplinari ispirati ai principi della sostenibilità (rispetto del benessere animale, utilizzo di pratiche agro-ecologiche, contratti adeguati per i braccianti agricoli).
L’industria ha inoltre un ruolo importante nel produrre e offrire sempre più alimenti adeguati dal punto di vista nutrizionale, nell’indurre i consumatori a compiere scelte consapevoli e nel ridurre sprechi, rifiuti ed emissioni.
I policy maker possono incentivare tali comportamenti dell’industria alimentare attraverso un sistema di regole e standard di settore. Inoltre, un sistema di indicatori volto a fornire una valutazione complessiva della sostenibilità aziendale, che affianchi ai risultati economici, oggi presentati nel bilancio d’esercizio, i risultati dell’impatto dell’azienda su ambiente e società può essere un forte stimolo per responsabilizzare il mondo imprenditoriale e premiare gli attori più virtuosi, così come lo è stato in altri settori e come sta iniziando ad essere adottato anche nell’alimentare.






















