Viterbo CRONACA Devi buttare via un po’ di pancia, anzi non un po’, ma di più
di Luigi Torquati

 

Luigi Pasquali

Caro Mauro, questa volta non ti mando pensieri più o meno cattivi, ne voglio criticare amministratori e politici vari; voglio invece sfogarmi, perché sono stufo di sentirmi rimproverare in continuazione da famigliari, amici, dottori, salutisti improvvisati.

Si tratta della mia pancia e, di conseguenza, del mio peso. Vado dal dottore per le ricette dei medicinali che ormai costituiscono l’iter quotidiano e, appena entro nello studio, la prima frase che sento è “Ma ‘sta pancia ancora c’è?”.

Vado dallo specialista per i dovuti controlli post infarto e, alla fine della visita, dopo avermi tranquillizzato, assicurandomi che il mio “cuoricino” batte in maniera regolare, chiude il discorso dicendomi “Luigi, non so più come dirtelo. Devi buttare via un po’ di pancia, anzi non un po’, ma di più”.

Mia moglie, non passa giorno che a pranzo, ma più spesso a cena, incominci con la sua solita tiritera: devi mangiare di meno, non puoi continuare così, lo vuoi capire che devi dimagrire?

Per fortuna che, con il mio carattere, il cibo non mi va di traverso, anzi…. Le mie figlie, ringraziando Dio più raramente, ogni tanto sottolineano il fatto che devo eliminare un po’ di pancia.

Gli amici, magari a titolo di sfottitura, tirano fuori frasi come “Sei incinta?” o “Di quanti mesi sei?” E poi, per chiudere, ci sono le varie rubriche televisive sulla salute che non fanno altro che ripetere la raccomandazione di non ingrassare, consigliando ginnastica, diete varie, camminate, ecc., ecc.

A me sembra, comunque, che quasi tutti quelli di una certa età tendano ad avere più o meno pancetta, per il semplice fatto che il modo di vivere cambia dopo il lavoro e non si bruciano le stesse sostanze di prima; quelli che come me hanno ancora lo stesso appetito, devono per forza ingrassare. In più ci sono dei richiami a dir poco favolosi (Circe arriverebbe ultima).

Ieri, un amico mi ha invitato a passare la domenica a Canepina, per la festa della castagna, e pranzare nelle famose cantine della città. Curioso di conoscere la manifestazione ho accettato l’invito e, dopo una breve camminata, siamo entrati nella cantina “A magnatoa bassa”, dove esiste un menù fisso: devi magnà quello che hanno predisposto.

E che te portano? Antipasto con coppa, prosciutto, filetti di melanzane ben condite, olive anch’esse condite; primo, cioè primi: fieno canepinese e ceciliani, entrambi conditi con pomodoro e abbondante pecorino; per secondo solo un po’ di pollo in padella con il pomodoro, una fettina, non tanto ina, di carne e una salsiccia alla brace; biscotti casarecci e per ultimo te portano un mucchio di caldarroste per passatempo. Per bere non c’è problema, scegli il vino che ti va, tanto è prodotto “millì”.

Se poi aggiungi al tutto un amico, Luigi Pasquali, che amante della musica si mette lì a suonare e cantare e t’invita pure a fare karaoke, viene spontaneo domandarsi “come si fa a buttà via la panza?” Non solo, ma mi piacerebbe vedere il comportamento del mio medico, del mio specialista, di qualche amico che fa il salutista. Farebbero come Ulisse, cercando l’erba magica per dire no a quel ben di Dio?

Che vuoi che ti dica, caro Mauro, io non ho resistito: ho mangiato tutto (complimenti alla cucina della “magnatoa bassa”), ho cantato a squarciagola con l’amico Pasquali e, per la verità, non ero il solo.

Ho anche un problema. Il mio amico mi dice che il tutto si ripete per altre due settimane; devo fare uno sforzo enorme per non tornare a passare tre ore con spensieratezza e allegria, dimenticando, almeno per un po’, i guai di ogni giorno, i politici da strapazzo, le finanze che vanno a rotoli, le decisioni ridicole dei nostri amministratori.

A Viterbo, perlomeno un tempo, si sentiva dire “Canepina, passa e cammina”. Sai che ti dico. “Canepina, fermati in cantina”.

Luigi Torquati

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