
Padre Gianfranco Chiti
Andrea Stefano Marini Balestra
Qualcuno dei miei cinque lettori forse non ricorda chi sia stato Padre Gianfranco Chiti.
Leggendo le cronache avrà forse saputo che, ad un tratto, un militare di carriera, lasciò la caserma per il chiostro, ma, della storia personale di questo personaggio, poco.
La vita di Gianfranco Chiti fu a dir poco da romanzo.
Nacque in provincia di Novara da famiglia borghese. L’amore per il servizio militare e per la Patria lo portò frequentare prima la scuola militare di Roma, poi l’Accademia di Modena, che gli consentirono dare la scalata a delicati comandi in tempo di guerra ed in tempo di pace ai massimi gradi dell’esercito.
Alto di statura, fu integrato nei Granatieri di Sardegna. Combatté durante la Seconda Guerra mondiale sul fronte russo, dopo l’armistizio del 1943 continuò a combattere nella Repubblica sociale Italiana sino al 1945.Fatto prigioniero dagli alleati fu recluso a Coltano, poi processato ed assolto. Prima di essere reintegrato con il grado di capitano nel nuovo Esercito Italiano, fu insegnante di matematica per un paio d’anni. Di grado in grado, terminò la carriera come comandante della Scuola allievi sottufficiali di Viterbo nel 1978.
Lui, coscritto da Dio, aveva sposato la chiesa sin da giovane. Infatti, nonostante il fascino che emanava dalla sua persona verso il genere femminile, mai prese moglie.
Durante gli sconvolgimenti della guerra e della vita militare sempre dimostrò il senso della carità cristiana e la virtù del perdono. Nel processo militare che subì dopo la guerra emersero atti di clemenza che egli praticò nei confronti dei nemici ed accertato il suo onore militare.
Lasciò nel 1978 l’uniforme ed i galloni di generale dell’esercito al termine del servizio a Viterbo ed indossò quelli modesti ed essenziali di frate Cappuccino.
Fu consacrato sacerdote. Prestò la sua opera nell’ordine presso il convento di San Crispino di Orvieto, che, con le sua capacità organizzative conosciute e praticate nel mondo militare, divenne un centro di importanza per l’attività benefica che egli personalmente gestiva, anche in avanti negli anni.
Mori nel novembre del 2004 per i postumi di un banale incidente stradale a bordo di una scassata R4 che usava per accorrere presso chi ne avesse bisogno.
Ha iniziato ora la scalata verso il riconoscimento della santità.
E’ stato dichiarato dalla Congregazione dei Santi come Servo di Dio, il primo passo verso la beatificazione.
Mentre però a Civitavecchia dove egli risiedette come ufficiale in forza alla Scuola di guerra, il giorno del centenario della sua nascita (20.11.21), è stata a lui intitolata una piazza, a Viterbo, dove prestò servizio per anni e dove la sua attività caritatevole fu rivolta, perché, a fine servizio, ogni giorno, dimessa l’uniforme, vestito borghese con la sua auto, era presente colà dove il bisogno di un cittadino reclamava la sua presenza, ancora nulla.
Da queste righe parta un sollecito al comune di Viterbo, alle Associazioni combattentistiche presenti in città, ai clubs services, perché quanto prima anche a Viterbo possa esserci un’importante via o piazza intitolata al suo nome.






















