
Ricevo e ti prego di leggere perché tante cose non le conosciamo eppure l'uomo bestiale le pratica.
Animal Equality
La vita di un animale condannato all’allevamento intensivo è un susseguirsi di sofferenze, una dietro l’altra, che non lasciano tracce sulla confezione del “prodotto” finale, quella che finisce sugli scaffali dei supermercati.
Un triste esempio di quello di cui sto parlando, Mauro, sono le condizioni di maiali e scrofe. Negli allevamenti intensivi le scrofe sono sfruttate, per tutta la vita, in quanto madri: vengono continuamente inseminate in modo artificiale a cicli regolari e sfiancanti.
Tutte le fasi della maternità, dalla gestazione, al parto, fino all’allattamento, avvengono dentro una gabbia, in cui sono rinchiuse fino a 6 mesi.
Queste gabbie sono così strette che non solo non permettono alle scrofe di mettere in atto comportamenti protettivi naturali nei confronti dei propri cuccioli, ma finiscono addirittura per rimanervi intrappolate senza potersi girare, rischiando così di schiacciare i propri piccoli.
E a questi cuccioli, purtroppo, non è riservato un destino migliore: prima vengono strappati quasi immediatamente alla madre, poi per loro iniziano delle vere e proprie torture. L’industria della carne, infatti, ha escogitato una serie di sistemi per “risolvere” alcuni problemi intrinseci all'allevamento intensivo di suini.
A un giorno o due dalla nascita avviene il taglio dei denti: con delle pinze - e molto spesso senza anestesia - gli operatori tagliano i denti dei maialini per evitare che si feriscano tra loro mentre si contendono il latte della madre.
Tra il terzo e il settimo giorno gli allevatori asportano i testicoli dei maialini, per evitare che il rilascio di alcuni ormoni “alteri” il sapore della loro carne. E anche per questa procedura si ricorre raramente all’anestesia.
Dopo una settimana di vita ai suinetti viene tagliata la coda per prevenire le lesioni che possono verificarsi quando i maiali si mordono la coda a vicenda. E questo accade per un motivo ben preciso, perché soffrono enormemente per lo stress causato dalle condizioni di vita negli allevamenti.
Non pensare che stia parlando di casi isolati, Mauro. Nelle aziende agricole della Lombardia e dell’Emilia-Romagna - dove vengono allevati la maggior parte dei suini in Italia - per esempio, il taglio routinario della coda è una procedura standard che avviene nel 98% dei casi, uno dei tassi più alti in Europa.
Come vedi già nella prima settimana di vita un maiale sperimenta cosa significa vivere in un inferno.
Ma non è finita qua, perché tutto questo è solo il preambolo di un’esistenza insopportabile: una volta mutilati, vengono ammassati in spazi ristretti e costretti a vivere in condizioni inimmaginabili per il resto della loro vita, senza spazio, senza luce, senza un minimo di sollievo.
Ti immagini se queste crudeltà fossero certificate come “benessere animale”, Mauro?
Sembra una follia eppure non lo è: la carne di maiali mutilati e allevati brutalmente rischia di finire proprio sotto questa etichetta.
Questo è quello che potrebbe accadere se i nostri politici approvassero il progetto di nuova etichettatura “benessere animale” per i prodotti a base di carne e derivati.
Il progetto, che dovrebbe essere presentato in Conferenza-Stato regioni insieme alla bozza di Decreto, propone dei nuovi standard per l’allevamento dei suini che qualificherebbero con “benessere animale” anche “prodotti” provenienti da allevamenti dove le scrofe sono confinate in gabbia e dove ai maialini viene praticato il taglio routinario della coda.
Quanta premura per il “benessere degli animali” e i consumatori, vero, Mauro?
Per noi di Animal Equality, questo non è altro che un inganno da parte dell’industria della carne a danno degli animali, in primis, ma anche dei consumatori, i quali verrebbero privati della possibilità di fare scelte davvero consapevoli.
Abbiamo unito le forze con decine di organizzazioni, tra cui CIWF, Essere Animali, Animal Law Italia, Greenpeace, LAV e Legambiente, per chiedere che questa iniziativa non venga approvata e presto entreremo in azione per contrastare questa proposta.
Ti aggiornerò con le nostre iniziative e le azioni che stiamo organizzando per fermare tutto questo, Mauro, e ricorda che il tuo contributo potrebbe essere decisivo.
Con stima,
Alice Trombetta
P.S: Ciao Mauro, sai che rischia di essere approvato un sistema di etichettatura che qualificherebbe con “benessere animale” anche carne di suini sistematicamente mutilati e maltrattati negli allevamenti intensivi? Stiamo organizzando diverse azioni insieme a decine di organizzazioni per dire NO a questo inganno!
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Animal Equality è un’organizzazione internazionale per la protezione animale fondata nel 2006. In Italia opera come associazione non profit ONLUS.






















