Viterbo CRONACA Io, invece, sono sempre in lotta con il mio telefonino
di Agostino Giovanni Pasquali

Il mio nipotino Marco ha un’età di un anno e dieci mesi, sa appena camminare, parla in modo ancora poco comprensibile, ma se gli si mette in mano un iphone o uno smartphone (io non ho ancora capito bene che differenza c’è tra quei cosi) sa benissimo come far scorrere le foto,come allargare e stringere le immagini a suo piacimento e come avviare i filmati di Peppa Pig che gli piacciono tanto.

       Io, invece, sono sempre in lotta con il mio telefonino (mi dicono che è uno smartphone di una generazione vecchiotta, così superata da vergognarsi a farlo vedere); è un tuchscreen che spesso  si rifiuta di riconoscere le mie dita e, se faccio “tacc” con insistenza per telefonare o mandare un sms (non so farci altro e non voglio farci altro), mi presenta quello che gli pare: apre videogiochi, o si mette a filmare il pavimento, oppure si collega a internet. In quest’ultimo caso, se non lo fermo subito, il credito telefonico scompare come l’acqua nel colabrodo. Dio me ne scampi!

       Ho problemi analoghi con altri dispositivi elettronici per cui è “lotta digitale continua”.

       Per esempio: l’altro ieri si è guastato il  cronotermostato che pilota il riscaldamento di casa mia. E’ un vecchio modello che ha fatto per tanti anni il suo onesto lavoro di accendere e spegnere il bruciatore in modo da mantenere una temperatura confortevole senza sprechi di gas. E’ un dispositivo molto semplice: oltre ad una rotella per impostare la temperatura dell’ambiente, ha una serie di ventiquattro levette, una per ogni ora; se stanno “su” vuol dire “acceso”, se stanno “giù” vuol dire “spento”. Semplice, facile, sicuro.

       Non funziona più e ho deciso di sostituirlo da me. Qualche volta ho di queste pazze idee da presuntuoso “facciotuttoio”. Ho smontato l’apparecchietto, mi sono recato in un negozio di articoli elettronici, l’ho mostrato ad un commesso e ho chiesto: “Me ne dà uno uguale o simile?”

       Mi ha guardato in modo strano, come si guarderebbe un marziano con la pelle verde, le antenne e la proboscide, e mi ha risposto: “Ma così non se ne fanno più da parecchi anni! Oggi sono tutti digitali e magari tuchscreen!”

       Ho replicato: “Tacc-scrì” no, per favore! Mi dia il modello più semplice possibile”.

       Mi ha presentato un cronotermostato con il solo controllo della temperatura, senza orologio. Forte della mia istruzione classica, e quindi con una conoscenza sia pur modesta della lingua greca antica, gli ho fatto presente che quello non era un cronotermostato, ma un semplice termostato perché “χρόνος=cronos ” vuol dire tempo e dunque un cronotermostato deve avere anche il controllo del tempo. Il commesso mi ha guardato con un’aria diversa che significava più o meno: “Però il vecchietto non è così stupido come sembrava!”

     Così ho riacquistato un po’ di quella autorevolezza che avevo perso con la prima richiesta. Il commesso ha riconosciuto che avevo ragione e che la casa produttrice aveva sbagliato a scrivere sulla confezione Cronotermostato. “Sa? – ha aggiunto – questa è tutta roba cinese e il produttore italiano si limita a fabbricare la scatola e a tradurre le istruzioni, spesso in modo sbagliato. Sbagliate sia le istruzioni sia la scritta sulla scatola!”

      Mi ha mostrato un altro modello, il più semplice ed economico, che ha le levette come il mio vecchio apparecchio, solo che queste levette sono virtuali, cioè disegnate dai cristalli liquidi. E’ tutto a cristalli liquidi, ma ci sono anche cinque pulsanti, veri, da premere per programmarlo. Benissimo, l’ho comprato.

*     *     *

     A casa, quando ho letto le istruzioni, ho fatto subito una spiacevole scoperta: quell’apparecchio non è affatto semplice perché ha il calendario settimanale; rileva la temperatura dell’ambiente (di termometri in casa ce ne sono già sei, ma comunque…);  si può programmare la temperatura confort (bene!) e la temperatura minima di sicurezza (hai visto mai che viene una tempesta di gelo che porta la temperatura in casa sotto zero mentre tu te ne stai alle Maldive in compagnia di miss Italia?); si  può regolare l’isteresi di accensione (che roba è? ma che per caso anche i cronotermostati soffrono di disturbi psichici?);  si deve fare la programmazione giornaliera per ognuno dei giorni della settimana.

      Mi sono messo all’opera come programmatore. Ho regolato la temperatura confort : 20° come consigliato, ma in realtà è  pochino, sicuramente va bene per un pastore maremmano che ha una buona pelliccia,voglio dire un cane maremmano, ma non va bene per un anziano signore piuttosto freddoloso; poi ho regolato la temperatura di sicurezza: 15°, troppo? ma è meglio essere prudenti perché quando si torna dalle Maldive, sempre in compagnia di miss Italia, è meglio che la casa non sia proprio gelata. Intanto, non so perché, ma la temperatura confort è andata spontaneamente a 20,5°. L’ho rimessa a 20°, ma nel frattempo la temperatura di sicurezza è andata spontaneamente anche lei a 20°. Ho armeggiato una mezz’ora e finalmente ho domato quelle due temperature ribelli.

      L’isteresi? Ho fatto finta che non ci sia. Dicono le istruzioni che si può variare fra 30 secondi e 2 minuti, con intervalli di 30 secondi. Ma chi se ne frega!

      I guai grossi sono venuti con la programmazione degli intervalli di accensione giornaliera. Non so perché, ma il simbolo del “sole”, che vuol dire acceso (o sbaglio?), scompariva dal display appena cercavo di inserire la tacca di accensione.

      Dopo una mezza giornata di tentativi mi ero quasi deciso di ritornare al negozio per dire che l’apparecchio era difettoso, ma sospettavo di essere incapace io, e perciò avrei fatto una brutta figura. Ho chiesto aiuto a mio figlio, che io ritengo sia un genio informatico, anche se lui dice di no.

      Mio figlio in pochi minuti ha messo tutto a posto e mi ha spiegato che non bisogna seguire del tutto le istruzioni, che talvolta si riferiscono ad un modello leggermente diverso, ma bisogna capire la “logica” di programmazione. Per esempio il tasto “prog” significa talvolta “inizio di programmazione”, ma anche “fine di programmazione”. Per esempio il tasto “>” può significare aumenta oppure sposta a destra. Ogni pulsante è multifunzionale e va inteso secondo l’operazione che si sta facendo. E così via…

      Mio figlio ha concluso così: “Ad ognuno il suo mestiere. Tu che sei un anziano abituato a ragionare in analogico, lascia stare ai giovani la logica e il linguaggio digitale. Tu continua a scrivere le tue cazzate in linguaggio umano. Come informatico fai pena. Invece come affabulatore sei  bravino e qualche volta pure divertente”.

Agostino Giovanni Pasquali

 

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