Don Alberto Canuzzi, presidente Ce.i.s. Viterbo
Oggi non si è più capaci di “ divertirsi” senza sostanze . Ci stiamo allontanando dal sospetto che siamo piombati in un grave inganno, in un’illusione".
D'estate il lavoro nelle comunità del CeIS non è mai rallentato,… anzi. Mentre all'interno si è moltiplicato il lavoro di recupero , all'esterno il CeIS ha cercato di essere presente attraverso uno sportello di ascolto in Via del Collegio ,sportello che però ha bisogno di essere sviluppato maggiormente con il sostegno di tutte le forze sociali operanti sul territorio.
Infatti è necessario aumentare i turni al centro d'ascolto perché il CeIS da solo non è in grado di sostenere tutto il peso; occorre maggiore intesa con il comune e gli altri servizi socio sanitari per poter rispondere alle mail, alle telefonate, alle chat: le richieste d'aiuto vanno dai ragazzini che abusano alcool e cannabis ai meno giovani incastrati nei meccanismi della dipendenza da gioco d'azzardo.
Ma anche i genitori hanno bisogno di un supporto educativo. Dovremo programmare fin d’ora le modalità di supporto per la crescita dei casi di disagio.
La Chiesa locale ha avuto nel passato un grande ruolo educativo nel nostro territorio, sia attraverso gli oratori, sia con il catechismo, sia con tutto il bagaglio di valori tradizionali che hanno inciso nelle generazioni passate, ma che in questi ultimi tempi, in particolare a seguito delle restrizioni del Covid , non incidono più nei giovani che si stanno allontanando e che spesso si mettono in una posizione di sfida con i valori che la chiesa rappresenta. Ecco perché il Papa Francesco ha invitato più volte la chiesa ad uscire fuori, immergersi in questo mondo portando un lievito nuovo
Partiamo dalla movida, aumentano in maniera impressionante i casi di coma etilico fra i giovanissimi. Ogni giorno c’è la notizia di sequestro di droga. Cosa sta succedendo ai nostri preadolescenti?
«Fino a una ventina d'anni fa c'era il tossicodipendente, lo si riconosceva da lontano. Oggi la dipendenza si nasconde nelle vite apparentemente normali dei nostri ragazzi. C'è una insoddisfazione interiore che neanche loro sono in grado di riconoscere e che li porta a cercare dei limiti da superare, per provare emozioni forti. Una risposta all'apatia, alla noia. Oggi regna la cultura del disimpegno in tutti i campi, si pensi solo al danno provocato ai giovani dal reddito di cittadinanza. Ormai tutti pensiamo di meritare una vita migliore senza dover fare nulla per ottenerla. E aspettiamo un qualsiasi evento ,“ la manna dal cielo “, che all'improvviso risolverà tutto.
Nel frattempo ci si rilassa con alcol e sostanze per allontanare il sospetto che siamo piombati in un grande inganno, una grande illusione collettiva. E così i ragazzi costruiscono la propria identità non attraverso le avventure della vita, lo sport, la musica, la scuola, gli amici e i primi amori, ma attraverso l'esperienza chimica con le sostanze, legali o illegali che siano».
Il CeIS cosa offre al territorio in risposta a questo fenomeno?
Il CeIS ha avuto nel passato un grande ruolo nella prevenzione, soprattutto nelle scuole; in seguito per entrare nelle scuole sono sorte mille difficoltà ,e così il CeIS ha aperto un Centro di Ascolto animato da professionisti con grande esperienza capaci di sostenere i genitori nelle difficile lavoro educativo attraverso incontri formativi. Ha offerto percorsi educativi individuali per ragazzi con il coinvolgimento della famiglia e della scuola. Incontri in particolare nelle parrocchie. Al Centro diurno si è anche realizzato un progetto regionale per giovani in difficoltà : Si è lavorato con la consapevolezza delle proprie scarse potenzialità ma anche con la competenza degli operatori sulle capacità di riconoscere le proprie emozioni e sulla relazione con i pari e con gli adulti.
Il CeIS ha accolto spesso anche alcune scuole che sono venute a visitare la comunità e nell’incontro tra i ragazzi e operatori hanno trovato l’opportunità per riflettere sulle esperienze personali. Tutto questo è una goccia d’acqua di fronte alle necessità che si stanno presentando e il CeIS da solo non è in grado di ampliare il raggio d’azione. Da qui la necessità che tutte le istituzioni pubbliche e private si uniscano per una collaborazione attiva sul territorio.
Dunque il CeIS offre delle opportunità, ma il ruolo delle famiglie?
«Le famiglie devono rendersi conto che i figli vivono in un mondo pieno di droga e di alcol che si trova dovunque, a tutte le ore e a prezzi bassissimi alla portata di una qualunque paghetta settimanale. Gli adulti hanno difficoltà ad affrontare il problema, sono confusi dalle false rassicurazioni dei figli e dalla falsa cultura della normalizzazione dell'uso di sostanze. Spesso sono proprio paralizzati di fronte al problema e avrebbero bisogno di un aiuto affinché possano prendere subito "il toro per le corna". Rimandare o illudersi che tutto si risolverà col tempo è profondamente sbagliato.
Prima si interviene più si riesce a prevenire il peggio, più si va avanti negli anni più diventa difficile intervenire. Un ragazzo che "gioca" con le sostanze a 15-16 anni, se non ha degli adulti che intervengono seriamente, rischia di diventare un utilizzatore cronico a 22-23 anni. Oggi c'è in giro tantissima cannabis con principio attivo fino al 30% che resta a lungo depositato all'interno del sistema nervoso centrale. Negli adolescenti non sono rare le conseguenze che portano a disturbi psichiatrici. La prima cosa da fare è chiedere aiuto».
Cosa possono fare le amministrazioni comunali per arginare il fenomeno?
«Innanzitutto collaborare, per esempio nell'ambito dei distretti sociosanitari, fra Comuni ma anche con il privato sociale che si occupa di questi problemi. Ma i Comuni senza la Regione Lazio non possono inventarsi granché. Per questo occorre proporre un emendamento al bilancio regionale proprio in materia di contrasto al disagio giovanile. Servono soprattutto interventi di strada nei luoghi frequentati dai ragazzi. Educatori giovani, preparati, formati per fare prevenzione tra pari. Psicologi capaci di lavorare in strada.
Occorre una campagna educativa di strada e campagne informative per contrastare l'idea che ormai tutto sia normale, consentito, legittimo. Invece ci sono sostanze e comportamenti che fanno male e gli adulti hanno il dovere di informare i giovani. Insomma, servono risorse oltre a rivedere il modello educativo che ha eliminato lo sforzo e l’impegno per il raggiungimento di qualsiasi meta ».






















