Mariella Zadro 

 “Settembre, andiamo. E' tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti".

Non ci sono versi poetici più attinenti della poesia Pastori di Gabriele D’Annunzio per descrivere la transumanza, migrazione stagionale del bestiame che ha le sue radici fin dal III secolo a.C.

In Italia, la prima documentazione di questa pratica è del 1447 ed interessava tutte le regioni centro meridionali, dove la pastorizia veniva molto praticata.

Attualmente, questa attività, si pratica soprattutto in Molise, Abruzzo, Puglia, Lazio, Toscana, Campania, Veneto, nell'Alto Adige, in Lombardia e in Sardegna seguendo le rotte migratorie nel Mediterraneo dalle Alpi e dagli Appennini.

Sono circa due anni che questa pratica della pastorizia è stata inserita nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco.

Greggi di pecore, mandrie di vitelli, accompagnati da cavalli e pastori che vogliono rispettare e proteggere le tradizioni di una vita rurale, semplice, fatta di un duro lavoro e di storie di butteri e briganti, da tramandare alle nuove generazioni.

 

 

 

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