Dott. Giuseppe Di Prima
La risposta più dura, più giusta, non poteva che arrivare da lui, Salvatore Borsellino, fratello di Paolo. Che, sulla mascherina di Salvini a Palermo, dice quello che abbiamo pensato tutti, ma con più rabbia e più forza.
"Una passerella come sempre. Vedendo quelle immagini mi viene da vomitare, sia per l’uso strumentale della mascherina con la foto di Paolo, sia per il fatto che è andato in via D’Amelio.
Viste le dichiarazioni che faceva Salvini quando non aveva mire elettorali e parlava dei terroni, vorrei ricordargli che mio fratello era un 'terrone'.
Ma uno sciacallo come lui non può fare altro che sciacallaggio”.
Paolo Borsellino era uno di quei valori, di quei simboli comuni.
Ma a lui non importa.
Per Matteo Salvini dividere l'Italia, mettere gli italiani gli uni contro gli altri, distruggere il tessuto di valori che ci unisce è sempre stata la sua ossessione. E' la chiave del suo successo.
Così lui prende questo patrimonio comune, se ne appropria, e lo insozza.
Lo ha fatto con Borsellino, lo ha fatto con le divise dei Carabinieri, della Polizia, dei Vigili del Fuoco. Lo ha sempre fatto.
Trasformando la violazione di questa legge non scritta, in uno strumento di consenso personale e potere.
Infine, se proprio vogliamo, fa venire il vomito perché Paolo Borsellino quando è morto ammazzato dalla mafia (e non solo), è morto da “terrone”.
Perché in quanto meridionale Borsellino rientrava per la Lega di Matteo Salvini in questa categoria umana: quella di un popolo geneticamente fannullone, evasore, parassita, da cui separarsi.
E questo, anche se milioni di meridionali lo hanno dimenticato, la storia non lo dimenticherà mai.






















