Lucia Bonometti
A distanza di pochi giorni dalla denuncia di un’Associazione animalista arriva il comunicato stampa del Consorzio Tutela Grana Padano da parte del Presidente Stefano Berni, che assicura “Il benessere animale e la sostenibilità sono per noi un must irrinunciabile a cui da tempo miriamo e ci spiace molto che questi comportamenti sbagliati mettono a rischio l’impegno e la serietà di 40.000 persone che con passione, trasporto e dedizione, ogni giorno vivono nel e del sistema Grana Padano”.
Il Presidente Berni avrebbe potuto chiudere la faccenda dicendo che si trattava del comportamento ignobile di un allevatore, produttore di latte per il Consorzio, quindi lavandosene le mani come è successo per una catena di Supermercati, che ha attribuito un comportamento censurabile solo ad un Socio.
Ma lui no, ha voluto farsi carico - responsabilmente - del problema: ha quindi affermato che definirà l’adozione di criteri obbligatori per tutti gli allevamenti che fanno capo al Consorzio, per valutare il livello di benessere animale, individuando le cure, lo stato di salute, libertà di movimento e l’accesso al cibo, cioè le “cinque libertà“ per la tutela del benessere animali individuate nel 1979 dal British farm animal welfare.
Il Consorzio di Tutela del Grana Padano nasce il 18 giugno 1954 con lo scopo – come trovate sul sito istituzionale - “di tutelare la tipicità di questo formaggio, diffondere e promuovere il suo consumo attraverso informazioni corrette, iniziative e attività di sostegno del territorio di produzione …” .
Non si parla di tutela o di benessere animale, è un concetto dei nostri giorni, però credo che a nessun allevatore dei tempi passati venisse in mente di prendere a calci e pugni un vitello o di buttarlo in una carriola, c’era un rispetto atavico per un animale che dava la possibilità di lavorare con dignità e mantenere sé stesso e la famiglia.
Anche questo è un segno – bruttissimo – dei tempi: è la disumanizzazione del lavoro, il ricorso probabilmente a lavoratori di basso profilo ed evidenzia comunque la mancanza di quell’empatia di base che ogni essere umano dovrebbe possedere.
L’allevamento di Bergamo - secondo il Consorzio Grana Padano - è una caso isolato, si tratta di” mele marce” per i quali sono già stati presi dei provvedimenti.
Il fatto importante è che il Consorzio adotterà delle procedure di controllo che porteranno all’esclusione delle stalle che non supereranno il punteggio minimo necessario a garantire il benessere animale, come previsto dai predetti criteri.
Plaudiamo a questa iniziativa del Consorzio: quando l’etica, il buon senso, l’umanità non bastano più bisogna toccarli sulla parte economica, è l’unico punto sensibile di certi soggetti.
Per essere animalisti veri bisognerebbe essere coerenti con le proprie idee e quindi evitare l’acquisto dei prodotti delle Aziende che si comportano male nei confronti degli animali, salvo un cambiamento drastico di procedure e controlli, come nel nostro caso.
Quindi possiamo tornare in serenità a goderci i nostri momento di relax con un bicchiere del nostro vino preferito e le scaglie di Grana padano, magari DOP Riserva, con il suo gusto pieno che ricorda il burro, il fieno, la frutta secca ..






















