Viterbo CRONACA DEI RICORDI Ricordo, con piacere, un fatto che ho vissuto in prima persona, lo voglio raccontare

 

L'aver sollecitato l'autorità competente, per il rispetto della Ordinanza Comunale, con la quale si fa obbligo ai proprietari o detentori di cani di evitare di lasciare le deiezioni del proprio animaletto lungo i marciapiedi delle vie cittadine, facendo obbligo di portare un contenitore per raccogliere quanto lasciato dall'amico a quattro zampe ed evitare, quindi, che il povero pedone debba calpestare quanto non è stato diligentemente raccolto, non vuol dire: "non amare i cani".

Ricordo, con piacere, un fatto che ho vissuto in prima persona, lo voglio raccontare.

Molti miei coetanei ricorderanno che a Viterbo, come in tutti i comuni d'Italia esisteva l'accalappiacani, era un dipendente comunale munito di un laccio rigido con il quale veniva preso per la testa la povera bestiola randagia e, tra gli sgambettamenti e i latrati, veniva imprigionata in un carro, appositamente disposto a tale scopo.

Una volta che era terminata l'operazione della accalappiatura le bestioline venivano portate nei locali del Mattatoio comunale sito sulla Valle di Faul e racchiusi in varie gabbie. 

A questo punto scattava l'eventuale azione del proprietario dell'animale, il quale per rientrare in possesso dello stesso doveva pagare una contravvenzione di lire 3.000, oltre le spese sostenute per l'alimentazione dell'animale, pari a lire 2.000.

Per caso un giorno mi trovai al Mattatoio mentre uccidevano dei cani, fu uno spettacolo che non sono riuscito ancora, dopo molti anni, a cancellare dalla mente; in quel momento scattò in me il desiderio di salvare quegli animali sfortunati.

Rivolsi all'Amministrazione Comunale un’istanza per riscattare tutti i cani che venivano accalappiati assicurando la custodia degli stessi ed evitare ulteriore randagismo.

Gli amici Ninni Bacchi ed il marito, Sergio Fiorentini, dettero ospitalità, nei loro terreno, in un apposito recinto, ai cani che portavo ogni settimana. Ricordo che furono riscattati, da sicura morte, 87 cani, per i quali intesi pagare solo 2.000 lire l'uno perché sostenni che le 3.000 lire di contravvenzione non potevano fare carico a chi riscattava un cane, non di proprietà, ma solo per amore della vita.

Tutto fu svolto nei modi migliori, dopo pochissimo tempo riuscii a collocare tutti i cani, con somma soddisfazione e riconoscimenti affettuosi avuti da qualche "amico dell'uomo".

Bruno Matteacci

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