Viterbo CRONACA Tra le tante che ho ascoltato, una mi è rimasta nel cuore e la voglio a mia volta regalare, riconfezionata in veste di racconto
Viaggiando a lungo in treno, si ha l'impressione che il mondo reale continui a correre fuori dal finestrino mentre, all'interno del vagone, la vita resta sospesa, in attesa di riprendere il suo corso alla stazione di arrivo.
In questo limbo ovattato, può capitare che due estranei, accumunati dalla sensazione di vuoto temporale, comincino a parlarsi, inizialmente anche solo per far tacere il silenzio e poi, più tardi, per raccontarsi storie che hanno dentro, ma che non avrebbero il coraggio di condividere con le persone care, nel timore di non essere compresi. Meglio depositarle lì, in quel limbo popolato di volti senza nome, che spariranno per sempre alla fine del viaggio.
Tra le tante che ho ascoltato, una mi è rimasta nel cuore e la voglio a mia volta regalare, riconfezionata in veste di racconto:
LA PEONIA DEL PERDONO
Italia era li, davanti allo specchio del comò, intenta a mascherare con un trucco leggero, il viso un po' stanco e segnato dalla lunga notte insonne e tormentata.
Aveva aperto l'armadio e scelto, all'ultimo momento, un tailleur di seta crema ed un top di pizzo albicocca. Una mise discreta, di lineare eleganza, forse l'abito più adatto ad una donna matura, per entrare in chiesa dal portale centrale, al braccio di suo zio, l'unico uomo longevo rimasto alla sua famiglia.
Eh si! La presidentessa dell' AIZAS (Associazione Italiana Zitelle Ancora Speranzose) alla fine, dopo aver sempre dichiarato di essere “speranzosa di rimanere tale”, aveva capitolato e dopo tre anni di “affettuosa amicizia”, aveva accettato di sposare Giorgio, il suo primo amore sfortunato di diciottenne, ritrovato, per caso, a distanza di quasi trenta anni, nel corso dei quali aveva vissuto una vita diversa, in un posto diverso.
Una vita piena di contraddizioni, a volte divertente ed interessante, altre difficile e faticosa, sempre di corsa, lottando per difendere il proprio lavoro ed ottenere un po' di rispetto, in ambienti pettegoli, carrieristi e velenosi.
Però, nella Babilonia della capitale aveva anche incontrato tante persone particolarissime, nel bene e nel male e aveva attraversato e compreso tante realtà umane e sociali differenti, ma coesistenti in una singolare, irrazionale armonia. Roma, adesso, sembrava lontana anni luce. Lì aveva lasciato sua sorella Tina e alcune amiche sincere ed affezionate.
Tre anni prima, Italia era una donna molto autonoma, con un ragazzo da crescere ed un lavoro troppo esigente che la teneva fuori fino a notte, quando non la costringeva a trasferte fuori sede ed aveva quindi deciso di lasciare la capitale, per consentire a suo figlio di crescere lontano dalle pericolose lusinghe di un ambiente troppo cosmopolita e provocatorio per un adolescente in cerca di affermazione personale. Meglio un luogo più provinciale, sano e tranquillo.
Mentre cercava una nuova sistemazione, internet le aveva letteralmente cambiato la vita. Dalla scatola magica era rispuntato fuori Giorgio, “quel Giorgio” che, rimasto vedovo e con i figli sposati, voleva cedere una parte del suo casale di campagna, ormai troppo grande ed impegnativo per una persona sola.
Senza aver trovato il coraggio di scambiarsi fotografie, per mostrarsi all'altro nella versione attuale, rimodellata dal tempo, avevano finito per darsi, con finta disinvoltura, appuntamento a Roma, nel confortante caos del centro, pieno di rumori adatti a nascondere imbarazzati silenzi.
Con in mente un caleidoscopio di flash del passato e immaginifici tentativi di focalizzare il possibile aspetto dell'altro, pensando anche ad una ragionevole scusa per defilarsi rapidamente in caso di bisogno, era stato alquanto strano e sorprendente riconoscersi immediatamente, ai due estremi delle strisce pedonali, dopo trent'anni….
Da un lato un distinto signore brizzolato, sopra i sessanta, con un'espressione vagamente preoccupata e, dall'altro, una distinta signora, in bilico tra i 40 e i 50, con qualche chilo di troppo e un tentativo di sorriso sotto a due occhi terrorizzati e sopra due gambe ingessate.
Attraversò lui, come sempre più sfacciato e dominante e le strinse tutte e due le mani nelle sue, ritrovando la sua caratteristica espressione, tra il ruffiano e il divertito, che sempre l'aveva fatta ridere e sentire a suo agio.
Funzionò ancora una volta e mentre si allontanavano insieme, sfottendosi senza pietà come usavano fare in passato, Italia rivedeva il film dell'ultimo, straziante, incontro, quando lei era poco più di una ragazzina con il cuore spezzato ed un gran senso di colpa e lui un trentacinquenne belloccio ma con famiglia a carico, scivolato in un attimo di infantile pazzia che aveva rischiato di procurare sofferenze a chi non lo meritava. Poi ognuno era tornato al suo posto e Italia aveva fatto le valigie per andare incontro al mondo.
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Continuava a fissare lo specchio, che le restituiva la propria inadeguata immagine di vecchia zitella parata a festa, cercando un coraggio che non aveva, per affrontare il ruolo della “Guest Star” della giornata. Anche se era sempre stata estroversa e amante della compagnia, la intimidiva essere al centro dell'attenzione.
Aveva inutilmente cercato di mantenere un profilo basso; potendo, avrebbe attuato il matrimonio segreto dei Promessi Sposi. Invece tutti la volevano festeggiare, l'avevano sommersa di regali, telegrammi, visite… come una giovane sposina! Le giungevano le risate, i cicalecci, i rumori di sedie spostate e di manovre di chissà quante auto, giù nel giardino.
Il casale era pieno di parenti ed amici, allegri e chiassosi. Al piano inferiore c'era lo sposo con i suoi familiari, che stava litigando col gatto di casa perché si era appisolato sul letto, naturalmente sopra al vestito pronto per la cerimonia. Al primo piano, tutte donne, parenti e amiche della sposa, allegre e ciarliere. Italia le aveva faticosamente chiuse fuori dalla camera da letto, lasciandole pure un po' offese.
Tina, l'entusiasta sorellina arrivata da Roma due giorni prima, alla testa del “comitato dei festeggiamenti” composto dalle amiche storiche, era corsa ad acquistare il bouquet da sposa, appena aveva realizzato che, come al solito, la sua “distratta sorellona” aveva dimenticato la cosa più importante! Ma quale dimenticanza! Italia aveva categoricamente escluso di riuscire ad attraversare la navata della chiesa, sotto lo sguardo degli invitati e del celebrante, in abito lungo e con un mazzo di fiori in mano… alla soglia dei cinquant'anni!!!
Certo, lavorare fino al giorno precedente e dimenticarsi di comprare un abito nuovo, forse era stato eccessivo, ma possibile che nessuno riuscisse a capire, a comprenderla?
E come avrebbero potuto! I suoi occhi, riflessi nello specchio, la inchiodarono, costringendola a tornare con la mente al giorno precedente, quando gli stessi occhi erano fissi in quelli dell'unica persona che sapeva “tutto”: - Allora, Italia, sei contenta? Domani vi sposo, a voi due bricconi! Non arrivare in ritardo come al tuo solito! ….Perché hai quell'aria strana? Siete già una famiglia e mi sembra che anche i vostri figli siano contenti. Che c'è che non va?-
- C'è che sono un'usurpatrice! Lei non c'è più ed io sono rispuntata fuori, mi sono presa suo marito, la sua casa, il suo giardino, i suoi nipoti... e adesso mi prendo pure il suo cognome! -
- Guarda che io vi conosco bene, tutti e due! Avete avuto vite difficili, ma avete sempre rispettato i vostri impegni e guadagnato il vostro pane.
E se avete sbagliato, penso abbiate pagato i vostri errori più di altri che se la cavano con quattro Ave Maria e poi ricominciano daccapo a fare le stesse fesserie. Oggi avete trovato armonia e aiuto reciproco in questa nuova famiglia ed è ora di guardare avanti. Purtroppo, chi se ne andata prematuramente, non può più tornare e lì dove si trova, forse è contenta che la persona che amava abbia ritrovato una vita normale, con qualcuno che gli voglia bene. Non ti crucciare per l'acqua passata, pensa al domani e goditi la festa! -
Era tornata a casa, non particolarmente rassicurata da quelle buone parole e parcheggiata l'auto, si era fermata un attimo di fronte a un vecchio vaso, in mezzo al prato, dal quale spuntava una grande pianta con tante foglie verdi.
Come sempre, da quando abitava lì, si chiese che pianta fosse. Non faceva fiori, d'inverno seccava e spariva per poi rinascere ogni primavera e di nuovo riempirsi di foglie verdi. Non era un granché, ma l'aveva sempre innaffiata e rispettata perché era stata di proprietà della prima moglie di Giorgio.
Rientrata, guardò quella sua strana casa divisa in due. Di sopra c'erano le stanze arredate con i suoi mobili ed i suoi oggetti mentre al piano terra c'erano ancora gli arredi, gli oggetti e le fotografie di Giorgio e della sua prima moglie, compresa la foto del matrimonio, in cui lei era così giovane e felice. Le parlò, come faceva spesso quando era sola e le chiese di nuovo scusa. Poi salì a preparare la cena per gli ospiti che sarebbero arrivati già quella sera.
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Si riscosse dai suoi pensieri. Le amiche stavano per abbattere la porta della camera da letto.
Uscì immediatamente, stampandosi un sorriso forzato sul volto e si beccò il solito rimbrotto della “sorellina” - Allora, vogliamo andare? Di sotto c'è la macchina pronta. Vuoi arrivare in ritardo anche oggi???-
Scendendo le scale, guardò l'enorme mazzo di peonie che le aveva donato Giorgio. Era bellissimo e profumatissimo. Le infondeva sollievo e tranquillità, proprio a lei che era allergica a quasi tutti i pollini!
Da due giorni accarezzava e annusava quei fiori a lei sconosciuti di cui aveva dovuto chiedere il nome: Peonie… bello anche il nome. Pensò che, nella prossima vita, si sarebbe chiamata così anche lei.
Fuori c'era un bel sole caldo, parenti e amici erano eleganti e bellissimi. Si avvicinò all'auto, parcheggiata vicino al grande vaso di foglie verdi e la vide: enorme, rosa, screziata di rosso, che campeggiava sopra al grande ciuffo di foglie … una Peonia!?! Una sola, che il giorno prima non c'era, ne mai c'era stata nei tre anni precedenti.
Comprese in un lampo! Guardò il cielo, sorrise a chi non poteva vedere e, con l'anima finalmente libera e leggera, disse piano: - Grazie! Adesso so di poter andare a dire Si! -
Zampa






















