Ieri un comunicato di D'Arpini riferiva allarmato che: “Il servizio stampa delle Forze di difesa israeliane riferiva che in risposta ai razzi palestinesi sul territorio israeliano, le IDF avevano attaccato le case dei leader di Hamas, del generale di brigata Basam Isa a Gaza City, del generale di brigata Rafa Salamah a Qan Yunis e del capo dell’intelligence militare di Hamas Muhamad Yazuri. Inoltre le forze israeliane schieravano paracadutisti al confine con la Striscia di Gaza, in attesa di ordini per un’operazione di terra nella regione”.

Cosa avrebbero dovuto fare gli israeliani se l’organizzazione palestinese lanciava migliaia di razzi su obiettivi civili se non cercare di colpire i mandanti?

Se i generali palestinesi dispongono bombardamenti missilistici puramente terroristici per colpire a casaccio i civili a me sembra logico che si cerchi di eliminarli. 

Forse il filoislamico D'Arpini ritiene che si dovevano mandare baci e confetti? Al contrario dei palestinesi che lanciano missili a casaccio sulla popolazione, sperando che ammazzino qualcuno, l’autorità israeliana cerca la difesa mirata colpendo gli organizzatori, e se un edificio risulta sede organizzativa di Hamas, prima di abbatterla avvisa sempre perché i civili si pongano in salvo. Ma se i palestinesi continuano a usare i civili come scudi umani qualche perdita, per loro responsabilità, ci sarà sempre.

In sintesi, la lunga storia è questa.

Il territorio situato fra la Giordania e il mare è stato in origine suddiviso, per delibera dell’Onu, sulla base della densità di popolazione. Questa è la ragione per cui Israele ha una forma così irregolare e mal difendibile.

Israele si organizzò subito in Stato autonomo, mentre la Cisgiordania veniva annessa dalla Giordania e la striscia di Gaza dall’Egitto.

E i palestinesi?

In parte sono finiti nei campi profughi; molti sono emigrati in Giordania dove hanno subito cercato di prendere il potere provocando la repressine governativa ricordata come “settembre nero”; la Giordania si ritirò dalla Cisgiordania e i palestinesi dell’area restarono autonomi. 

Un’altra parte, compresi quelli cacciati dalla Giordania, se ne andò in Libano dove scatenò la lunga guerriglia contro i cristiani, finché furono in gran parte scacciati a cominciare da Arafat che lì si trovava e preferì ritirarsi in Tunisia e farsi una villa accanto a quella del suo amico Craxi. Così pure l’Egitto, non riuscendo a controllarli, preferì ritrarsi dalla striscia di Gaza e lasciarli ad arrangiarsi da soli.

Mentre Israele riceveva e integrava circa trecentomila profughi che fuggivano dal Nordafrica e dai paesi arabi dove avevano vissuto per millenni, i territori palestinesi ne ricevevano pochi di meno che erano fuoriusciti da Israele, convinti che sarebbero rientrati da vincitori e padroni al seguito delle truppe della potente coalizione araba che aveva lanciato la sua guerra di conquista e sterminio.

Non fu così, e mentre tutti i milioni di profughi del mondo venivano integrati, compresi i nostri fuggiti dall’Istria e poi gli italiani cacciati dalla Libia e dalla Tunisia, nei territori palestinesi preferirono non organizzarsi in stato autonomo e responsabile, accorgendosi che era migliore la vita nei campi, per quanto precaria, perché, grazie gli aiuti internazionali e i soldi, anche nostri (purtroppo non solo di D'Arpini),  non dovevano lavorare, ma solo mangiare, bere, fumare il narghilè, fare dozzine di figli e ogni tanto potevano anche divertirsi a lanciare da lontano i missili su Israele, tanto per passare il tempo e divertirsi un po’.

L’importane era ed è, non dover lavorare. Forse si capirebbe meglio andando a dare un’occhiata alle fiorenti aziende agricole della Striscia da dove gli israeliani si sono ritirati per scelta unilaterale e senza contropartita. Cosa pensa D'Arpini, che vi lavorino e producano volenterosi palestinesi o che sia tornati pascoli per cammelli? Nessuno impedisce che i Palestinesi si organizzano in stato autonomo e se non lo fanno è perché non gli conviene.

Se D'Arpini è filoislamico, il grande amico del Muftì di Gerusalemme che si era già preparato il cavallo bianco per entrare ad Alessandria d’Egitto levando alta la spada dell’Islam, è normale che si faccia agente propagandistico, suppongo volontario, di Hamas, diffondendo argomenti e giudizi che ritiene autorevoli, per quanto siano decontestualizzati e comunque risibili.

Ogni pozzo dà l’acqua che ha. A volte capita che sia inquinata.

Lettera firmata

 

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

chi è on line

Abbiamo 746 visitatori online

 

 I libri

di Mauro Galeotti

 

Cartonato - pag. 246 - euro 25,00
in esaurimento, per l'acquisto
scrivere alla email spvit@tin.it

Cartonato - pag. 808, a colori
da euro 120,00 a euro 80,00
in esaurimento, per l'acquisto
scrivere alla email spvit@tin.it