Dott. Giuseppe Di Prima

A proposito di Virginia, la studentessa di Massa Carrara vaccinata per errore con sei dosi, ecco alcune precisazioni derivate da una mia indagine.

Infatti da quando ho appreso la notizia, anche con tutti i digestivi esistenti e creati all’uopo, non sono riuscito a digerire il fatto. La tecnica farmaceutica non mi consentiva la spiegazione di come la siringa in dotazione di un ml (tipo quelle conosciute per insulina e usate spesso dai drogati) avrebbe potuto contenere quasi il doppio di liquido.
Infatti la dose da inoculare è 0,3 ml e le sei dosi dichiarate avrebbero raggiunto 1,8 ml., oltre la capienza della siringa in dotazione.

Ecco la spiegazione:
Il flacone originario da 0,45 millilitri non diluiti contiene il principio attivo che contiene le sei dosi. Deve essere diluito con la soluzione fisiologica per preparare sei inoculazioni. L’infermiera ha preso il flacone e ha proceduto alla iniezione convinta che la soluzione fosse già stata diluita poi, dopo aver inoculato la dose, si è accorta delle altre 5 siringhe da utilizzare e ha capito che il vaccino non era stato diluito come da procedura.

«Ero convinta che la diluizione fosse già stata eseguita», ha raccontato l’infermiera, una ragazza giovane (ha meno di 30 anni) che aveva partecipato a tutte le vaccinazioni senza problemi. Effettivamente la procedura prevede i due tempi, diluizione e somministrazione, effettuati d due operatori differenti.

C’è comunque una buona notizia da annotare: si è scoperto che nel flaconcino usato è rimasto una parte di liquido equivalente a due iniezioni e dunque le dosi somministrate a Virginia non sarebbero sei ma quattro. «E’ una scoperta importante — spiegano all’ospedale Noa di Massa — perché le sperimentazioni su volontari umani del Pfizer hanno dimostrato la tollerabilità sino a quattro dosi, mentre oltre a questo quantitativo non ci sono certezze sugli effetti collaterali».

L’infermiera è sotto choc, anche se ha apprezzato il gesto di Virginia e della madre avvocato che l’hanno perdonata e hanno anche chiesto di incontrarla. Intanto la studentessa di Psicologia clinica, già laureata alla triennale all’Università di Pisa, e che adesso frequenta la magistrale, sta meglio, anzi bene.

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