Viterbo CRONACA La mia risposta alla signora Patrizia non solo è pacata, ma è al di fuori di qualsivoglia livore

Un bel piatto di maccheroni

Caro Luigi, bentornato.

Ti ringrazio per i complimenti in merito al mio articolo sull’Europa.

Ma per quanto riguarda la mia risposta alla signora Zambianchi, vedi il diavolo dove assolutamente non c’è.

La mia risposta alla signora Patrizia non solo è pacata, ma è al di fuori di qualsivoglia livore. Al più la si può definire dai toni forti, ma nella sostanza, rientra perfettamente nei canoni del rispetto e dell’educazione. Altrimenti, bisogna citare i fatti: quali sono le espressioni livorose? Quali quelle dure?

Caro Luigi, i dogmi (soprattutto quelli definiti durante i primi secoli di vita della Chiesa), allo stesso modo dei Concili (da quello di Gerusalemme a quello Vaticano II) sono parte fondamentale ed integrante del depositum fidei e come già ho scritto, non sono relitti del passato, robetta da dimenticare.

Così come ritengo che i sette Sacramenti istituiti da Cristo e dai lui voluti come strumenti di salvezza vadano chiamati col loro nome e non secondo le mode correnti o i desideri di questo o di quel fedele, di questo o di quel prelato (dal momento che la Chiesa amministra e non possiede i Sacramenti), indipendentemente dal fatto che la Confessione avvenga in piedi o seduti, passeggiando o stando in ginocchio.

La Confessione è Confessione e non punto di dialogo o quant’altro.

Qui non si celebrano matrimoni, solo unioni. Salvo divorzio!” Come ti suonerebbe un annuncio del genere in una Chiesa viterbese?

La mia critica alla Chiesa veneta (che non è poi tutta la Chiesa veneta, ma una parrocchia) si fonda solo e semplicemente sulla opportunità dell’iniziativa, tanto è vero che il mio articolo si chiudeva e si chiude con la domanda: è opportuno, che in una società secolarizzata ed in cui il senso del peccato si è smarrito…?

Dov’è lo scandalo per aver criticato? Non esiste più il diritto di critica, peraltro, mio avviso, del tutto fondato?

Dov’è l’omofobia?

Certo, rimango e rimarrò sempre contrario (e non soltanto per motivi religiosi, ma laicamente parlando anche per motivi antropologici) al matrimonio o ad unioni dello stesso sesso, o ad adozioni fra coppie dello stesso sesso, partendo dall’assunto che l’adozione o l’affidamento si fondano non sul capriccio degli adulti, ma sul diritto del bambino ad avere una famiglia ed una famiglia composta di padre e di madre: la doppia genitorialità non è un fatto o un’opinione religiosa, ma riguarda la crescita armoniosa ed identitaria del bambino soprattutto nei primi anni di vita.

E sostenere questo, non significa affatto essere omofobi, dal momento che la Chiesa stessa ha istituito da tempo una pastorale per le persone omosessuali, che gli omosessuali prima di essere “omo” sono persone e, quindi, soggetti di diritto e di dignità proprio perché persone; che gli interessi delle coppie di fatto o non di fatto, etero o omosessuali, possono essere circostanziati e difesi con lo strumento della legge, senza equiparazioni che suonano indebite, sol che si guardi agli stessi principi costituzionali e meta costituzionali che informano il nostro ordinamento giuridico, al di la del sentimento o dell’appartenenza religiosa.

Dov’è l’omofobia?

Per quanto, infine, riguarda il latino maccheronico, mi interessano di più i tuoi maccheroni ajo ed ojo… Che ne diresti di mangiarne un piatto insieme?

In fondo Nostro Signore le cose più belle le ha fatte a tavola. O no?

 Cordialmente,
Giuseppe Bracchi

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