1875 santino con il Ss. Salvatore (Archivio Mauro Galeotti)

Alla presenza del parroco della Chiesa di santa Maria Nuova, don Mario Brizi, il presidente del Comitato del SS. Salvatore prof. Alfonso Carnevalini ed Alessandra Cortese responsabile del corteo storico e della rievocazione storica, si è tenuta una conferenza stampa.

Don Mario ha spiegato che quest'anno non ci sarà la processione per ovvi motivi ma comunque la festa si svolgerà in maniera diversa tre giorni di triduo alle ore 19.00 e sabato 8 maggio alle ore 18.00 diretta televisiva su Telelazio nord con una trasmissione sul SS.Salvatore e poi alle 19.00 la messa celebrata dal Vescovo di Viterbo Mons. Lino Fumagalli.

il Presidente prof. Alfonso Carnevalini ha parlato del ritrovamento del trittico con il suo periodo storico a Viterbo, epoca in cui i Papi da poco se ne erano andati e dello svolgimento della processione con tutte le arti della città.
 
 
Il Ss. Salvatore (Foto di Ezio Cardinali)
 
 
Ha preso poi la parola Alessandra Cortese parlando della candidatura come bene dell'UNESCO, candidatura che nasce dall'idea stupenda dei predecessori di far salire il trittico sul carro dei buoi. Idea splendida in quanto così c'era il ringraziamento sia dei buoi che dei bifolchi.
 
Proprio il carro con i buoi ha dato la possibilità di essere candidati a un progetto che nasce da una cordata di venti comuni italiani ed anche internazionali sia spagnoli che venezuelani. 

il filo conduttore di tutto è quindi il carro con i buoi.
 
"Le processioni che in Italia hanno il Carro con i buoi sono tante e diverse, per fare un esempio Larino Carrese di San Pardo, Santacroce di Magliano, Carrese di Sant'Antonio da Padova, Guglionesi processione di Sant'Adamo, Arbus Festa di Sant'Antonio di Santadì questi sono alcuni dei Comuni italiani che partecipano, e tutti onorano un Santo diverso.
 
Per quanto riguarda la Spagna - ha illustrato Alessandra Cortese - è la provincia dell'Andalusia che partecipa con tutti i comuni coinvolti nella Romeria del Rocio. Il Venezuela partecipa con la devozione di San Isidro Labrador che è diffusa nei diversi Stati federali.

Tutti insieme abbiamo deciso di candidarci per salvaguardare le nostre usanze.
Abbiamo presentato al Mibac la nostra candidatura che ha accettato e lavorato all'iter facendoci la sorpresa di coinvolgere anche il MiPAAF, il 4 aprile c'è stato il primo incontro con i Ministeri, sapendo che i ministeri erano due ci siamo sentiti di conseguenza più sicuri del nostro lavoro.

Per tutto questo dobbiamo ringraziare il nostro Sindaco Giovanni Arena insieme all'Assessore alla Cultura De Carolis che hanno collaborato ed appoggiato la nostra candidatura.

in questo momento di tutte le spese se ne fa carico il Comune di Larino, l'appoggio per preparare la documentazione è dell'Università del Molise nella persona della professoressa Letizia Bindi. Presto sarà presentato un sito nel quale saranno presenti tutti i comuni con le loro processioni o rievocazioni.

Tra tutti i comitati abbiamo stipulato un protocollo d'intesa che verrà al più presto reso pubblico.
Il protocollo - ha concluso Alessandra Cortese - serve a tre fondamentali obiettivi: il primo è quello di formare una comunità sotto un unico nome "UOMINI E BUOI E FIORI. PROCESSIONI DEVOZIONALI E CERIMONIALI AGRARI.", il secondo è quello di stabilire gli obiettivi del circuito, il terzo punto è sostenere e valorizzare l'elemento che abbiamo in comune.
Ad Agosto, Covid permettendo, ci dovrebbe essere il raduno di tutti e venti i comuni e le comunità, il Comune che ci ospiterà è il Comune di Larino".
 
 
La tradizione della venerazione del Ss. Salvatore da cosa deriva?

Il suo rinvenimento è così riferito in un antico manoscritto riportato sul codice n° 130 delle Riforme in data 14 Agosto 1716 alle carte 192 t. e 193.

«Nell’anno delo Signore nostro Iesu Cristo 1283 alli... di Marzo Ioseffo de lo Croco, Joanne de la Cipolla aranno co li boi de Scipione del Annio ne lo campo di Julio de la Chirichera, li boi se restettero e no volerno ire nanti e battuti e pongolati se engenochorno un pò in la cerrata e trovaro che l’arato avia entoppato ne una preta granne.

Scavorno co la zappa e conubbero che era una cassa de preta co lo coperto puro de preta stuccato e dentro c’era una emaiene de lo Salvatore che l’annettero a pigliare sei preti di San Maria e l’altri preti tutti l’encontrorno, fuori della città co li Comuni che la metterno ne la ditta chiesa vicino la sua residentia.

Io prete Ercole Camerlingo ho recopiata questa memoria che stava nelli ricordi, che no si potia più leggere».

Il ss. Salvatore si presenta bendicente, nella mano sinistra tiene il libro degli Evangeli aperto, dove si leggono le parole di san Giovanni, «Ego sum via, veritas et vita. Ego sum resurrectio et vita».

Nel 1614 l’immagine del ss. Salvatore fu rimossa dall’altare, umido, oscuro e poco decoroso, per essere collocata sull’altare maggiore. Nel 1622 si trova posta a destra dell’altare maggiore, custodita, per maggiore protezione, in due cappe di legno e circondata da cancellata.

Scrive nel 1930 il canonico Pietro Artemi:

«A memoria del fatto e quasi a rinnovellarne ogni anno la pubblica letizia venne istituita pel di 14 Agosto una solenne processione; nella quale singolar parte prendevano gli aratori, che, dietro il loro vessillo, seguivano a cavallo e scortavano la processione; e tra essi in costume di quel tempo figurava un discendente di Joseffo del Croco. 

Questa solenne processione fu fatta fino all’anno 1870. Ora un drappello di Agricoltori, reca con religioso ossequio le sue offerte, all’altare del SS.mo Salvatore la mattina solenne del giorno 15».

Giorgio Falcioni scrive che la Macchina del ss. Salvatore, nel 1712, fu realizzata per quaranta scudi  dall’ebanista Giovan Vincenzo Calmes e che nel 1713 fu indorata per una spesa di cinquanta scudi.

Da un documento, ritrovato da Silvio Cappelli, si apprende che nel 1787 fu dato incarico di indorare la «macchina per portare in processione la miracolosa immagine del Santissimo Salvatore [...] la quale devesi costruire da Giacomo Tamburini, e Luigi Pricci intagliatori Viterbesi, giusta il disegno dell’architetto Domenico [Antonio] Lucchi [1753 - 1791] da detto Pricci ben veduto, e considerato, a favore della nobilissima Arte agraria di questa suddetta città […] si conviene parimenti, che il zoccolo della suddetta Macchina debba essere dipinto di giallo antico, i due leoncini, la testa di bove, e i due festoncini di bassorilievo debbano esser dorati ad oro zecchino perché così per patto e non altrimenti. 

Che le nuvole dove posano gli angeli, che reggono il quadro del Santissimo Salvatore debbano essere in argentate, gli angeli poi, e tutto il rimanente della macchina debbano esser dorati ad uso, e stile d’arte, ad oro di zecchino, perché così per patto, e non altrimenti».

 

 
 

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