Il sepolcro vuoto
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Micaela Merlino, archeologo-giornalista

Narra il Vangelo di Marco (16, 1-7) che per prime tre donne si recarono presso il sepolcro nel quale era stato deposto il corpo di Gesù, perché secondo l’usanza religioso-rituale volevano cospargerlo di unguenti odorosi: “Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria Madre di Giacomo e Salòme comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: “Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?”.

Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande”. Così esse entrarono e all’improvviso “videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura”. Era un Angelo, che subito le rassicurò: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto, non è qui. Ecco il luogo dove lo avevano posto.

Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto.” Dopo essere state spettatrici dell’epifania angelica ed aver ascoltato quelle parole, le donne corsero via.  Secondo una lunga tradizione il sepolcro di Gesù sarebbe da riconoscere nel luogo, dove successivamente l’imperatore Costantino fece costruire la Basilica del Santo Sepolcro.

Nel corso dei secoli il sacro edificio subì molte ristrutturazioni, i primi ampi restauri dell’età moderna furono intraprese nel 1961, invece quelli più recenti e che hanno riguardato anche opere di consolidamento della struttura, sono stati eseguiti nell’ottobre e nel novembre del 2016. Per l’occasione fu dato incarico ad un’équipe di restauratori dell’ “Università Nazionale Tecnica” di Atene, diretta dalla prof.ssa Antonia Moropoulou, di rimuovere la lastra di marmo dell’altare interno alla c.d. Edicola, che in origine copriva il sepolcro di Gesù scavato nella roccia.

Un evento molto importante, considerando che in passato poche volte la lastra fu rimossa, nel 1555 e poi nel 1810. L’evento fu presenziato da fra Dobromir Jazstal Vicario della Custodia Francescana di Terra Santa, da Teofilo III Patriarca greco-ortodosso, e da Sèvan Vescovo armeno. Secondo il racconto del ritrovamento poi fornito dai Francescani della Custodia di Terra Santa, dopo la rimozione della prima lastra dell’altare, nello spazio vuoto fu trovata un’altra lastra di marmo grigio spaccata, e di una larghezza inferiore alla prima lastra.

Tramite la spaccatura fu possibile intravedere le pareti di roccia calcarea nella quale fu scavato il sepolcro, ed anche il piano roccioso sul quale sarebbe stato deposto il corpo di Gesù. Fu anche notata la presenza di scanalature scavate nel banco roccioso, forse riferibili alla necessità di garantire lo scorrimento dei fluidi, oppure in relazione con riti bizantini, in particolare con quello di consacrazione dell’olio. Già prima della costruzione della basilica costantiniana, questo sepolcro scavato nella viva roccia era il luogo di culto per eccellenza dei fedeli cristiani.

E’ anche da ricordare, quale evento nefasto, il tentativo attuato dall’imperatore Adriano di cancellare il memoriale della sepoltura di Gesù, ordinando nel 135 d.C. che proprio su questo luogo fosse costruito un tempio dedicato a Giove. A proposito del sepolcro scavato nella roccia, oggi conservato all’interno della c.d. Edicola, nel 2012 l’archeologo Dan Bahat che ha scavato a Gerusalemme con la sua équipe nell’area del “Muro del Pianto”, si mostrò più che convinto della sua identificazione con il sepolcro di Gesù.

A sostegno di questa ipotesi ci sono alcuni elementi: l’ubicazione topografica della tomba al di fuori del circuito murario più antico di Gerusalemme (era vietato seppellire i defunti nella città), e soprattutto un’iscrizione lasciata da un pellegrino cristiano del II secolo d.C, quando già prima della costruzione della basilica costantiniana quel luogo era ritenuto essere il sepolcro di Gesù.

Una tomba, però, nella quale la morte non ha vinto, perché il corpo di Cristo vi rimase solo tre giorni prima di risorgere. Un mistero che i credenti accettano per fede, e sul quale gli archeologi non possono far luce con dati oggettivi. Ma le ricerche archeologiche sono comunque di fondamentale importanza, in quanto possono individuare elementi riferibili al Gesù storico, ed anche alla città di Gerusalemme, alla società e alla cultura giudaica a lui contemporanee.

Un esempio valga per chiarire il contributo dell’archeologia: nel Museo Israel di Gerusalemme è conservato un osso umano di calcagno avente ancora un chiodo di ferro conficcato, il quale presenta frammenti di legno su entrambe le estremità. Fu rinvenuto all’interno di un ossario ebraico a nord di Gerusalemme, ed è stato datato al I secolo d.C.

Questo reperto è da riferire ad un uomo all’incirca contemporaneo di Gesù, il quale subì, come lui, il supplizio della croce. Esso documenta nei particolari uno dei modi nei quali si svolgeva la crocefissione: i piedi dell’uomo erano stati inchiodati ai lati della croce, invece altre volte i piedi venivano disposti uno sopra all’altro (il piede sinistro sopra il destro) e trafitti con un unico lungo chiodo.

Israele è la nazione nella quale si svolgono più scavi archeologici, molti cantieri sono attivi ogni anno contemporaneamente. Una miniera di informazioni sono custodite sotto terra, servirà ancora la meticolosa pazienza degli archeologi per estrarre dalle zolle pezzi di storia religiosa e civile insospettata e, chissà, forse anche sconvolgente.

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