Andrea Stefano Marini Balestra

Nella splendida immortale canzone di Charles Aznavour era solo Venezia triste “soltanto un anno dopo”, oggi, ad un anno dal primo DPCM, è triste l’intera penisola.

E si, proprio. E’ passato un anno e siamo con la pandemia a punto a capo.

Un anno di sacrifici, rinunce, arresti domiciliari senza processo, distruzione economica e sociale, lo slogan “andrà tutto bene” che cantavamo dalle finestre nelle primavera del 2020, non ha funzionato. Anzi, oggi, dobbiamo dire “E’ andato tutto male”.

L’anno scorso, esattamente la domenica 8 marzo, data del primo lockdown, abbiamo accettato le restrizioni certi di presto uscirne.
Si disse, facciamo un sacrificio, verrà l’estate, il virus si spomperà e saremo salvi.

Oggi, ad un anno siamo nella stessa situazione di pandemia, stiamo correndo gli stessi pericoli di un anno fa, se non peggiori, ma non crediamo più in qualsiasi cosa ci viene raccontata.

Enorme problema.

Ci fanno capire che la vaccinazione risolverà, ma quando?
Anche con il “cambio di passo” impresso dal governo Draghi, per vaccinare oltre 60 milioni di residenti in Italia, non basterà un anno, se non di più.

Sono le cifre dei vaccinati al giorno che, essendo numeri minimi, rappresentano in percentuale lo 0,002 della popolazione. Qualcuno pensava vaccinare la gente sotto i tendoni da mercato, qui non bastano gli stadi.

Non è questa la sede per accusare qualcuno di incapacità di gestione delle prime fasi della pandemia e dei rimedi messi in atto, ma di certo, nessun politico, di qualsiasi schieramento ha dato fiducia al popolo italiano.

Gran chiacchiere soltanto.

Nel frammezzo tentativo di ruberie sulle forniture di presidi utili a fronteggiare il male, burocrazia impazzita ed avvitata su se stessa con la complicità del ricorso al cd. “smart working” che ha tolto personale dagli uffici proprio nel momento di maggior necessità.

Questa è l’Italia dell'8 marzo 2021, senza soldi, senza speranza nel prossimo futuro, soprattutto con cittadini senza fiducia in qualcuno, e per tanti anche dell’effettivo beneficio del vaccino, viste le varianti del virus ogni giorno nuove.

“Que c’est triste Italie au temps de Covid” canterebbe oggi Aznavour.

 

 

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