Andrea Stefano Marini Balestra

Dal libro scritto da Palamara e Sallusti, recentemente pubblicato, di giorno in giorno escono misteri e segreti. 

Si parla anche di un’inchiesta presso la Procura di Genova relativa la faccenda di un abuso d’ufficio collegata alla misteriosa morte del dirigente MPS di Siena David Rossi trovato morto sul selciato sotto il suo ufficio a causa, forse, ma non troppo, per suicidio.

Dagli Atti traspare una pista gay che avrebbe interessato i magistrati presso la Procura di Siena di cui fa parte un nostro concittadino, il dr. Aldo Natalini. Il nostro giudice ragazzino.

Il dr. Natalini, al suo primo incarico, fece parte del pool di magistrati inquirenti presso la Procura di Siena del crack del Monte dei Paschi di Siena e, per il collegamento di questo incarico, subì l’incidente di essere indagato dalla Procura della nostra Città per rivelazione segreto istruttorio. Era stato accusato, ma poi subito prosciolto per aver rilevato segreti di indagine al suo amico avv. Samuele de Santis nei giorni caldi dell’indagine.

La Procura di Viterbo, infatti, archiviando il fascicolo, scrisse che le “rilevazioni” riferite all’avv. De Santis erano comunque di pubblica conoscenza per l’intensa attività giornalistica di quei giorni.

Ma ancora, però, lo stesso Dr. Natalini per la maledizione della sua inchiesta ricompare nelle cronache. Infatti, poiché era sembrato che la misteriosa morte di David Rossi potesse essere collegata a festini hard omosex, la GIP dr.ssa Maria Franca Borzone del Tribunale di Genova non accettando le conclusioni dei PM genovesi che avevano chiesto l’archiviazione di un’indagine per abuso di ufficio verso ignoti, scrisse che alcuni testi, gigolò, avevano dichiarato che ai festini gay di Siena partecipavano anche un carabiniere e due magistrati senesi. 

Da queste storie ne è derivato sentore che il nostro concittadino Dr. Natalini potesse essere tra questi. 

Quindi, dalla Procura di Viterbo partirono per Genova i risultati delle intercettazioni telefoniche dell’utenza collegata all’avv. Samuele de Santis, che all’epoca era indagato e da queste è risultato che il Dr. Natalini, suo amico, fece outing delle sue convinzioni politiche. Mentre assolutamente nulla ha riguardato la questione dei festini omosex, è, però, emerso del materiale che oggi “stuzzica” la pubblica opinione. 

Il dr. Natalini ebbe a dire, quasi pentendosi, che l’indagine MPS poteva recare danno al PD in occasione delle vicine elezioni politiche del febbraio 2013, quindi espresse giudizio che l’operazione acquisizione di MPS da parte Antonveneta fosse cosa scellerata, e,  da ultimo, che lui stesso fosse da tempo militante della sinistra già del PDS. 

Per noi a Viterbo non era certo un mistero che il dr. Natalini tifasse sinistra prima della sua assunzione in magistratura.

Sempre, nelle conversazioni telefoniche Natalini/ De Santis, si coglie che l’avv. De Santis era incline a votare PD, quindi rispondere al dr. Natalini che la dr.ssa Donatella Ferranti (ex PM a Viterbo, poi candidata PD) “non era male”, ed anche sentir riferire dallo stesso dr. Natalini che il giornale Repubblica tifava per appoggiare il prof. Monti ed il procuratore antimafia dr. Grasso ed aborrire Berlusconi definendolo un “venditore di pentole”, votato solo dalle vecchiette ed altro.

Nulla di male per un cittadino esternare proprie convinzioni, però, va detto, che per un magistrato, qualsiasi manifestazione di convinzione politica non può esserci, pena la perdita del sentimento di terzietà che ogni magistrato, non solo deve avere, ma anche dimostrare anche al di fuori dell’attività di ufficio.

Senz’altro il magistrato Aldo Natalini è uscito indenne dal chiacchiericcio che lo indicava come partecipante a festini gay, quindi non intaccata la sua personale reputazione professionale ed umana ma, purtroppo, per sua sfortuna e sincerità è incappato in una trappola mediatica: la pubblicazione del noto libro “Il Sistema” di Palamara e Sallusti ed. Feltrinelli, che vuole dimostrare esserci stato un inquinamento della giustizia con la politica e gli affari, pertanto  la esistenza di magistrati schierati politicamente. 

L’“infortunio” del giovane magistrato Natalini sia di monito perché, chiunque impegnato nella magistratura, mantenga obbligatoriamente atteggiamenti di indipendenza da ogni “sirena” di potere politico ed affaristico senza bisogno di una specifica riforma della giustizia. 

 

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