Viterbo CRONACA In inverno acqua e gelo solleveranno e sfalderanno la copertura

U come : U.C.A.S.
Oggi, passando per via Fleming, la via che da Viterbo città porta all’ospedale Belcolle, ho visto che ci sono parecchie piccole fessure nell’asfalto, fessure che sono state qua e là colonizzate dalle erbacce. Ritengo che questa situazione si ripeta un po’ in tutte le strade.
La mia (pur modesta) conoscenza della dinamica di deterioramento degli artefatti mi porta a prevedere che con le piogge dell’autunno quelle erbacce prospereranno e creeranno con le loro radici delle cavità sotto il manto d’asfalto.
In inverno acqua e gelo solleveranno e sfalderanno la copertura producendo buche pericolose per il traffico e costose da riparare. Non sarebbe conveniente economicamente e socialmente fare una piccola manutenzione preventiva? Basta un po’ di pulizia, di diserbante e di asfalto liquido per sigillare le fessure.
Come ricorderanno i miei tre o quattro affezionati lettori, da qualche tempo Meco Torso mi fa visita e mi propone cose strampalate: strampalate come prima impressione, ma piuttosto interessanti, a pensarci bene.
Di recente (“vocabolario impertinente” 38^ parte) mi ha incaricato di proporre l’utilizzazione dei lavoratori “variamente disoccupati”, ma pagati con un’indennità per “non lavorare”.
Una proposta molto sensata, quella di Meco Torso, almeno in teoria! Ma nella realtà è fattibile? Nel caso delle nostre strade trascurate è possibile fare delle squadre di “disoccupati” e affidargli la piccola manutenzione? Troppo semplice?
Immagino l’obbiezione: “Siamo in Italia, perbacco! Siamo in Italia, dove il semplice è sempre sinonimo di scorciatoia illegale, cioè di fregatura”.
Un gentile funzionario pubblico, che vuole restare anonimo, mi ha chiarito che non è possibile utilizzare i lavoratori “disoccupati” perché l’U.C.A.S. non lo permetterà mai.
Ho chiesto “ Ma chi o cosa è l’U.C.A.S.?”
Risposta: “ Si tratta dell’ Ufficio Complicazione Affari Semplici. Non lo si trova mai percorrendo i corridoi degli uffici pubblici, non ci sono targhe sulle porte, non esiste nell’organigramma, ma è onnipresente. Invisibile ma potentissimo, questo ufficio virtuale è l’essenza della burosaurocrazia, e quindi è l’ispiratore di leggi, circolari, istruzioni e, ovviamente, sovraintende anche all’organizzazione dei lavori pubblici”.
Amen!
C come : Competitività
E’ un bla-bla continuo, asfissiante, spesso insensato, quello che politici, economisti, giornalisti e opinionisti fanno sulla crisi economica del mondo occidentale e, in particolare, sull’aggravante della recessione e della deflazione in Italia. Ma raramente viene evidenziata la causa prima della crisi stessa: la mancanza di competitività.
Finalmente l’ha evidenziata di recente Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, il quale ha chiarito che, non potendo noi occidentali reggere la concorrenza asiatica sulla produzione generica, dobbiamo puntare sulla innovazione e sulla qualità. Era ora che, oltre a qualche economista inascoltato, lo dicesse un’autorità politica al massimo livello! Ma mi sembra che pochi ne abbiano preso atto e coscienza.
Lo scrivente, che è un modestissimo osservatore (di seconda mano) dei fatti economici, ne parlò un anno fa in una serie di tre scritti che, preso l’avvio dalla favoletta di “Ragno Bisagno”, ponevano l’attenzione sulla mancanza di competitività dei nostri prodotti nei confronti di quelli cinesi (cinesi, per semplificare, ma più in generale il discorso valeva e vale per i paesi emergenti soprattutto in oriente).
In Italia si continua a divagare su riforme costituzionali (che non si vede nemmeno con la fantapolitica come possono renderci competitivi) o su “articolo 18, si! articolo 18, no!”, su “euro, si! euro, no!”, che sono fattori comunque pochissimo incidenti sulla competitività.
In questi ultimi tempi mi colpisce anche il serpeggiare di richieste protezionistiche.
Si chiede maggior tutela dal “made in Italy”, il che è giusto quando si truffano i consumatori con prodotti scadenti contrabbandati come italiani e di “gran marca o gran nome”. Ma è poco giustificato quando prodotti stranieri di qualità pari alla nostra, ma di prezzo inferiore, invadono il nostro mercato. A questa invasione (non illudiamoci, si tratta proprio di invasione!) si rimedia solo con un miglioramento qualitativo dei nostri prodotti e soprattutto con una riduzione dei costi/prezzi. Il protezionismo è anacronistico e alla fine sarebbe controproducente perché ci terrebbe permanentemente in stato di inferiorità.
Un esempio, anzi quattro (ma se ne potrebbero fare tanti altri), delle conseguenze della mancanza di competitività:
1) la fine che ha fatto la nostra industria elettronica di fronte all’invasione dei televisori orientali,
2) la fine che ha quasi fatto l’Alitalia (svenduta),
3) la fine che sta facendo la nostra industria dell’auto (non c’è rimasto neppure il nome: ora si chiama FCA).
4) che dire della Ferrari? (Nulla, ma solo per ora).
Di recente ho letto, anche su questo giornale, la protesta della Coldiretti a proposito delle mozzarelle in vendita in Italia, un quarto delle quali sarebbe prodotta con cagliata proveniente dall’estero, più economica di quella italiana. Ma non risulta mica che la cagliata straniera sia di cattiva qualità o comunque inferiore a quella italiana. E allora?
E allora: o i nostri produttori di latte riducono costi e prezzi, così che nessuna industria casearia italiana avrà più convenienza di acquistare cagliata straniera, oppure si fa del protezionismo, sia pure mascherato con marchingegni burocratici che rendano difficile l’importazione. A parte le multe che ci verrebbero dall’Europa, è proprio questo ciò che vogliamo? è proprio questo ciò che ci conviene?
T come : Turismo (a Viterbo)
Usciti molto peggio di noi dalla seconda guerra mondiale, i tedeschi hanno ricostruito la loro economia e si sono arricchiti vendendo i loro prodotti anche a noi italiani, ma ci hanno compensato acquistando i nostri prodotti e soprattutto facendo turismo in Italia.
Attualmente la nostra produzione non regge più la concorrenza (come detto sopra), e il turismo langue nell’incuria di chi gestisce (= lascia andare in malora) il nostro patrimonio storico-artistico pubblico, con l’aggravante del malvezzo degli operatori turistici privati che spesso considerano il turista solo come un pollo da spennare.
Luigi Torquati ha pubblicato su questo giornale, lunedì scorso, un articolo accurato e ben documentato su come il turismo potrebbe essere una grande risorsa per risollevare quest’Italia economicamente disastrata, e ha parlato in particolare della nostra città di Viterbo.
Sono d’accordo con lui e non aggiungo altro. Cito solo il caso di Caprarola, una piccola (non si offendano i Caprolatti) cittadina; piccola, si, ma molto più vivace di Viterbo sia nelle manifestazioni culturali sia nell’iniziativa turistica. E’ infatti di questi giorni il gemellaggio di Caprarola con Qingyang, una importante città cinese di oltre 2 milioni di abitanti.
Anche il nostro sindaco Michelini ha ricevuto la delegazione cinese per cui ho motivo di sperare che i turisti cinesi vengano anche a Viterbo.
E Viterbo ringrazierà Caprarola. Sveglia, Viterbo!
V come : Ventisettemilionidieuro
Come ben ricordano i tre o quattro fedeli lettori di questo “vocabolario”, in me ci sono due dottor Jekill, un Jekill (J1) buonista e un Jekill (J2) impertinente. J2 è quello che scrive questo vocabolario.
E mister Hyde dov’è? Penso, spero che non ci sia. Questa sera i due Jekill sono particolarmente agitati.
J2: - Sono indignato! Hai sentito? Luca Cordero di Montezemolo lascia la Ferrari per scarso rendimento, ma con una buonuscita di 27.000.000 (dico ventisettemilioni) di euro! Guai a te se compri un’altra Ferrari!
J1: - Ma quando mai ho comprato una Ferrari? Con la pensione di Aggì tutt’al più ci posso comprare un distintivo, una bandiera, al massimo un modellino di Ferrari…
J2: - E’ vero. Ma non costringermi più, per favore, a vedere i gran premi di Formula1, che ti piacciono tanto. Oppure…
J1: - Oppure?
J2: Oppure tifa per un’altra scuderia.
Aggì






















