
Andrea Stefano Marini Balestra
Il meraviglioso canto preghiera del Te Deum da mille anni cantato all’esito di un fausto avvenimento non sembra quest’anno sia stato organizzato in ogni Chiesa, almeno a Viterbo.
Non mi sembra che neppure a Roma nella Chiesa del Gesù nell’omonima piazza vicino a Largo Argentina, il “classico” Te Deum cantato davanti ad autorità politiche cittadine vi sia stato.
Forse per evitare assembramenti o… qualcos’altro?
Certamente, invocare un canto di ringraziamento per il 2020 è dura.
Abbiamo vissuto un anno bisestile da incubo. Qualcuno dice pure peggio del 536 d.C. ritenuto l’annus horribilis per definizione.
In effetti, di anni sciagurati, purtroppo, l’elenco potrebbe essere ricco, però le sciagure (guerre, pestilenze, eventi meteo, etc) furono “locali” e non mondiali come il Covid- 19 ci ha servito.
Certamente il Natale del 1943, in particolare nel Lazio, non fu felice, altrettanto il Capodanno 1944 quando i “botti” non furono generati da petardi ma da vere bombe e cannonate.
Però, a sentire chi quegli anni li ha vissuti, nella popolazione vi era una speranza, un desiderio di riscatto che purtroppo oggi non si vede.
Le tristi circostanze di quei mesi venivano accettate, sia da chi credeva nell’esito favorevole della guerra e da coloro che aspiravano ad un nuovo ordine sociale e politico.
Tutti credevano in qualcosa.
Oggi, nessuno crede più a niente. Ci si sente in balia degli eventi e non si sa come reagire. Circola paura, dubbio su tutto, dalla esistenza addirittura della pandemia alla efficacia dei vaccini, non parliamo poi della ripresa economica alla quale sempre di meno ci si spera.
Questa purtroppo l’eredità del 2020.
Ci perdoni il Signore nostro Dio se oggi non l’abbiamo ringraziato con il canto del Te Deum.
Preghiamo e speriamo che l’anno prossimo si possa cantare tutti insieme con “razione doppia”.






















