Viterbo CRONACA Quartieri dell’Arte­­ 2014 diciottesiam edizione

Pietro Aretino

“Ci sarò non ci essendo come ci sarò essendoci” festival di drammaturgia contemporanea settembre > ottobre 2014.

7 settembre / cortile scuola media P. Egidi (piazza Gustavo VI Adolfo) - Viterbo (quartiere Ellera) h 21,30


Il ca’ la po’ il cu’

Il ca’ la po’ il cu’ da Pietro Aretino di Marco Belocchi e Lidia Broccolino. Regia Aldo Cassano. Con Angelo Di Genio (Premio Ubu under 30 per la migliore interpretazione per “History Boys” di Alan Bennett del Teatro dell’Elfo di Milano). Con l’amichevole partecipazione dei viterbesi: Orazio Altieri (figlio dell’artista Pasquale), Giulio Campiglia, Luca Iapichino e Luca Telli. Disegno luci Luigi Biondi. In collaborazione con il CRT- Teatro dell’Arte di Milano e con Animanera, compagnia in residenza del CRT. PRIMA MONDIALE.

INGRESSO GRATUITO. Considerato il numero limitato di posti si consiglia di effettuare la prenotazione.

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IL CA’ LA PO’ IL CU’ -

Aretino ci ha lasciato un patrimonio letterario di notevole spessore e ancora forse poco indagato per via della censura e dell’ostracismo del potere, in primo luogo papale, che per secoli ne ha accompagnato il percorso. Ciononostante la vivacità dei suoi scritti e l’invenzione linguistica ne fanno uno dei vertici del nostro rinascimento letterario. Senza tralasciare il teatro che con le due versioni della Cortigiana ha dato alla nostre scene un capolavoro assoluto.

Recuperare, attraverso un’operazione drammaturgica, il suo patrimonio linguistico è operazione che oggi, nel panorama di una scrittura teatrale sempre più staccata dallo psicologismo del personaggio e della fabula, acquista un sua validità specifica proprio nell’esuberanza verbale, oltre che nel racconto straordinariamente moderno che I Ragionamenti propongono riguardo un’emancipazione femminile assolutamente provocatoria.

Ma non solo nei Ragionamenti affonda il testo dello spettacolo, pur facendone asse portante, ma anche nei sonetti, nei poemetti sconci che giravano anonimi nel primo cinquecento e soprattutto nell’epistolario che l’Aretino soleva scambiare con tutti gli intellettuali e potenti del suo tempo.

Ne sorge un monologo (che potrebbe anche essere diviso per tre) di straripanti eccessi verbali, basti pensare agli innumerevoli sinonimi con cui il grande drammaturgo si compiace di nominare gli organi genitali che fanno capolino nel titolo, fino a inarrivabili onomatopee surreali, divertentissime, eppure perfettamente intonate al racconto, leggero eppure acre, anch’esso fatto di eccessi, di giostre ipervitali reiterate, ma in fondo mascheramenti di una solitudine intensa, crudele, fatta di fame e lotta per la sopravvivenza.

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