Andrea Stefano Marini Balestra, avvocato

PoterTi contare sui miei lettori, caro Francesco Mattioli, mi lusinga. Certo, ognuno di noi ha diverse visioni del mondo e della società, pertanto i miei giudizi personali sono certamente affetti da imprecisioni e bene pure siano corretti.

Tu sei un sociologo, io soltanto uno che in oltre cinquant’anni di vita giudiziaria ho solo incontrato la sociologia come un accidente nello studio del fenomeno giustizia. Quindi, per me vale l’epicarma “sutor ne ultra crepidam”.

Tu mi contesti l’affermazione che ho indicato come non certo che la diffusione del virus derivi da un comportamento sociale “disinvolto” quando la scienza ufficiale lo ritiene come causa prima.

Io osservo, invece, che, dapprima una prova certa non ci sia, mentre ritengo prova certa che il “distanziamento sociale” provoca danni seri all’universale concetto alla società composta da soggetti definiti come animali sociali, appunto che l’uomo non possa prescindere dal suo istinto di aggregazione.

Negare questo concetto è contro natura. D’accordo le precauzioni dettate, ma è per me irrinunciabile non poter condividere in presenza con altri sentimenti e passioni.

Non c’è alcuna piattaforma tecnica che possa sostituire un sorriso, una pacca sulla spalla ed una stretta di mano. Non siamo e non vogliamo diventare robot.

Vero è che la storia ci narra che in passato per contrastare le epidemie vennero create zone riservate agli appestati (si chiamavano lazzaretti prima, ospedali contumaciali poi), ma dalle passate cronache della nostra città nei periodi di pandemia, non risultano esserci state disposizioni tanto ferree quanto quelle di oggi.

Si legge che ai tempi della peste di Milano narrata dal Manzoni, Federico Borromeo indisse una grande processione per impetrare la fine della peste, ma i partecipanti si ammalarono in gran numero. Ma erano altri tempi. Non c’erano mascherine, vitamine ed integratori alimentari che potevano escludere il contagio.

Oggi, Tu certo non lo potrai negare, proprio vivendo nelle moderne città si ci sente soli, spesso abbandonati a noi stessi ed esclusi ancorché residenti nello stesso stabile in condominio per cui una socialità va incoraggiata.

Come allora?

Semplice, osservando le norme dettate e cioè uso di mascherina, lavaggio frequente delle mani, igiene personale. Ma proibire potersi vedere ed incontrare, addirittura anche a Natale, no.

Non è negazionismo, quello di paventare un danno relazionale sociale prossimo futuro.
Probabilmente, come già avvenne in passato, l’istinto sociale dell’animale uomo avrà il sopravvento e tutto tornerà come prima. E’ un augurio.

Da specialista nella materia, dacci un parere.

Però. oggi, come oggi, osservo che tutti i cittadini sono l’un contro l’altro armati. Sono a reciproco sospetto.

Orrendo!

Le mie note, qualcuna da Te definita italico piagnisteo rappresentano, ahimè, il sentimento dei più.
Come non notarlo.

Da ultimo: i delatori.
Certo sia un obbligo morale e civile del cittadino segnalare alla pubblica autorità condotte considerate reato, diversamente non fosse si potrebbe pure essere considerati conniventi. Ma è un conto segnalare reati ed un altro comportamenti diversi ancorché amministrativamente sanzionati. Infatti, se per i primi, vi è la classifica di delitto, previsto dal codice penale ed anche altre speciali leggi, che proviene dall’intento perseguire, quindi, punire comportamenti di allarme sociale, diversamente un’infrazione a norme derivanti da un provvedimento amministrativo, no.

Nella specie, nessuno partecipante all’allegra brigata sulla vetta della Palanzana che tanto ha fatto rumore per una segnalazione di un cittadino, ha commesso reato, ma solo infranto un divieto imposto da un’ordinanza del sindaco, quindi un provvedimento amministrativo che dispone qualcosa da non fare, però solo sanzionare pecuniariamente. Ma poi, siamo pratici. Fare una gita nel bosco, giungere ad una vetta di oltre 800 mt. di quota, all’aria pura ed in una giornata di vento, siamo sicuri sia possibile diffondere un virus?

Ragionevolmente penso di no. Forse per qualcuno era preferibile che quei ragazzi invece di andare in gita fossero rimasti tutti insieme al chiuso a giocare con il computer.

La signora bagnante del suo piede dolente, straniera e priva di risorse perché recentemente licenziata dalla famiglia presso cui faceva servizio, è stata scovata da cittadini che allertarono la Polizia quando la stessa era all’oscuro che la zona fosse interdetta da un’ordinanza (in zona non esistevano cartelli che indicassero il divieto, ieri però apposti) e, non avendo possibilità economiche recarsi in uno “stabilimento convenzionato”, su consiglio medico, non poteva che recarsi alle Piscine Carletti.

Ti pare giusto che gli sia stata applicata una multa di 400,00 ben superiore nell’importo di un grave eccesso di velocità su strada (art.142, comma 8° Codice strada)?

Certamente un suo ricorso avrà successo, ma resta il fatto che la pandemia forse ci risparmierà, ma la cattiveria della gente no.
Tu scrivesti un ottimo saggio: “A che punto siamo arrivati !”. Appunto.

L'articolo di Francesco Mattioli Una replica ad Andrea Stefano Marini Balestra la sento necessaria