

dott. Giuseppe Di Prima
Questi episodi raccolti nel mio album-ricordi ed in parte già pubblicati mi hanno lasciato turbato senza poter trovare un commento idoneo.
E, anche a distanza di tempo li ricordo spesso inconsciamente.
- Molti anni addietro (Maggio 1985), a conclusione di uno dei tanti corsi da me organizzati, si stava procedendo alla consegna di attestati in un salone. Erano presenti autorità, istruttori ecc. Tra le autorità c’era il Presidente dell’Unione Ciechi (avv. Terranova), il Vice Prefetto, il Presidente Nazionale della Società Amatori del Pastore Tedesco, il sottoscritto Presidente Regionale delle Unità Cinofile da Soccorso, e altri.
Tra il numeroso pubblico di cinofili erano presenti anche alcuni ipovedenti con il loro cane sdraiato vicino ai loro piedi.
Ad un certo momento noto che un non vedente ha qualche difficoltà e mando con discrezione una mia collaboratrice che ritorna mettendomi sul tavolo del palco un foglietto: ”Antonio chiede scusa ma deve andare altrimenti perde l’ultimo bus per rientrare a casa”.
Non conosco Antonio ma giro il foglietto e scrivo: “Se vuol restare, alla fine lo accompagnerò io”.
Alla fine, in auto, cane sdraiato dietro e Antonio accanto, vengo a sapere che abita in una frazione a 8 Km. dalla città; lavora all’ufficio turistico nella piazza della stazione ferroviaria ed è molto soddisfatto dell’autonomia conquistata con il cane.
Ogni giorno prende un bus davanti casa e scende non in piazza stazione ma, per fare quattro passi, nella piazza precedente (piazza Cairoli) superando semafori e traffico.
Il cane-guida ha imparato in due giorni quali sono le fermate. Nessun problema. Deve restituire alla scuola un pettorale del cane e mi offro di farlo io, quindi mi tocca accompagnarlo fin dentro casa.
Qualche chilometro prima della frazione, si accorge che dopo una curva a sinistra sto percorrendo una salita e incomincia ad aiutarmi per raggiungere la sua abitazione.
“Subito dopo quel bar a sinistra, ci sono due edifici; c’è una piccola transenna, attento, e poi a destra subito dopo quel tabacchino . . .”
Lo guardo e ho la conferma che è cieco.
“Vedi che c’è uno slargo? Puoi girare per invertire la marcia e ti fermi. Dopo quella terza persiana verde c’è il mio portoncino”.
Lo guardo nuovamente insospettito sulla sua cecità.
Mi sta prendendo per i fondelli?
E’ quasi notte e scendendo sul marciapiede mi sento dire: “Attento, cammina a sinistra, ci sono due mattonelle saltate”!
Apre e mi dice di seguirlo per prendere il pettorale. Il corridoio è veramente al buio e mentre lui cammina spedito io mi attardo a tentoni.
Si accorge, torna sui suoi passi e nel tendere la mano verso l’interruttore della luce, dice: “Ah già! . . tu hai bisogno della luce!”.
Ho scoperto in quel frangente che il disabile ero io.
Il non vedente è in prima fila (vedi la foto), con il cane acquattato ai piedi per tutto il periodo.






















