Il giornalista Mario Cipolloni

Luigi Torquati

Caro Mario

Quando ci lascia un amico, spesso il dolore è pari a quello di un familiare. Un amico, soprattutto se accanto a noi da molti anni, diventa come un fratello, è colui che chiamiamo nei momenti di difficoltà, ma anche di gioia, di felicità.

E noi di anni di amicizia, carissimo Mario, ce ne abbiamo tanti sulle spalle: sono almeno cinquanta.

Un amico è per sempre e tu per me lo sei ancora, anzi oggi più che mai; sarai per sempre mio amico perché una parte di te sarà sempre con me ed è proprio questo che mi fa sperare che andrà tutto meglio e che un giorno ci ritroveremo tutti insieme con Tonino e don Angelo.

La perdita di un amico cambia la vita e lascia senza parole; non avrei mai immaginato che questo giorno sarebbe arrivato così all'improvviso e che sarei stato qui a ricordare la bella persona che eri, il tuo coraggio e la tua determinazione, il tuo entusiasmo e la tua forza, la tua grinta e la tua allegria, infine - ma non per importanza - la tua generosità e il tuo altruismo.

Ho versato e verserò tante lacrime e sicuramente passerò giorni non felici, è inutile far finta di niente, ma poi mi guarderò indietro, penserò al tuo sorriso, ai nostri pranzi insieme, alle nostre divergenze con le tante litigate seguite immancabilmente da abbracci, a quando ci siamo detti qualsiasi cosa, anche cose non belle, ma come due veri amici, nonostante tutto, non ci siamo mai allontanati: tu c'eri per me quando io ne avevo bisogno e io c'ero per te quando tu avevi bisogno del mio sostegno.

Lo so, la vita per me continua e devo continuare a fare tutto ciò che facevo prima, ma mi manchi; perfino le litigate mi mancheranno. L’unica cosa che mi consola è che, da cristiano, già ti immagino tra gli angeli in festa nella speranza che lassù tu stia meglio.

Caro Mario, grazie. Grazie perché anche ora che non ci sei sento la tua presenza dentro di me, sento il mio cuore battere all'impazzata al ritmo dei miei ricordi e penso che non sei andato via per sempre e che questo improvviso saluto è stato solo un arrivederci.

Ti abbraccio carissimo e ti saluto con due frasi che ho letto da qualche parte, quella di un anonimo che afferma e ci credo: “Nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta” e quella di Mahatma Gandhi che faccio mia “Non ci sono addii per noi. Ovunque tu sia, sarai sempre nel mio cuore”.

Proprio per questo non verrò al tuo funerale; Beatrice, Laura, Evaldo sanno benissimo che sono loro vicino e mi capiranno. Tu per me non sei morto, sei nel mio cuore e ci rimarrai per sempre. E il mio cuore non mi consente di salutare una cassa di legno dove in realtà non ci sei; per me tu sei altrove, in alto, tanto in alto e ci stai controllando forse insieme a Tonino. Così come ciò che ho scritto di getto dopo aver versato lacrime vere, non vuole essere il classico “coccodrillo giornalistico” ma solo uno sfogo di una persona che ti ha voluto bene e continuerà, malgrado il distacco, a volertene. Ecco perché “non ci saranno addii per noi”.

Gigi

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