
L'amico collega giornalista Mario Cipolloni, un personaggio indimenticabile
Mauro Galeotti
Quando devo scrivere qualcosa su questo giornale, che dirigo, mi sento tanto libero quando apro questa pagina bianca. Sono padrone del mondo perché posso scrivere quello che voglio.
E' come il pittore che dalla tela bianca può viaggiare per il mondo e dipingere tutto quello che desidera.
Una pagina bianca che accoglie ogni mia parola, ogni mio pensiero, ma questa volta questa pagina bianca non vorrei si aprisse.
Si aprisse mai, perché una tristezza racchiude il mio cuore.
Mario Cipolloni, giornalista sportivo di questa testata, se n'è andato via, silenzioso, senza disturbare nessuno, se n'è andato via in punta di piedi, portando con sé il cuore di chi l'ha vissuto, me compreso.
E di interviste insieme a Mario ne ho riprese davvero tante, lui bravo ed esperto giornalista sportivo, io lì accanto a lui a riprendere per il giornale.
Ha intervistato mezzo mondo, Andrea e Michele Di Luisa, Raffaele Ascenzi, Sandro Rossi, Vittorio Sgarbi, Leonardo Michelini, Federico Nofri Onofri, Stefano Sanderra, Stefano Colagè, Vincenzo Camilli, Piero Camilli, Massimo Mecarini, Lorenzo Celestini, Alessandro Luci e tanti, tanti altri.
Prima di ogni intervista si organizzava con una serie di domande che teneva nella sua mente e che rivolgeva con quell'eleganza nell'esposizione che era il suo pregio, la sua distinzione, era un vero professionista che conosceva profondamente il mondo del calcio, del pugilato, dello sport tutto.
Nato il 2 settembre del 1938, ad un passo dal 3 settembre, giorno del trasporto della Macchina di santa Rosa, era sempre presente alla manifestazione più prestigiosa della nostra Viterbo, ed intervistava il sindaco, il costruttore, il presidente del Sodalizio dei Facchini, il capo facchino, i facchini e i familiari, nessuno sfuggiva al suo mitico microfono, anche perché tutti lo conoscevano, tutti lo apprezzavano per la sua professionalità.
Numerose le trasmissioni in televisioni locali e testate di giornali on line e non, dove spiccava la sua personalità forte e indipendente da tutto e da tutti.
Ho avuto la fortuna di averlo in redazione in questi ultimi anni, infatti li ha trascorsi con questa testata personalizzandola ed elevando il numero dei lettori, era come sempre puntuale, preciso e libero di esporre la propria opinione su ogni avvenimento sportivo che seguiva sempre con l'esperienza che lo ha sempre distinto.
Mario aveva 82 anni e non li dimostrava affatto per lo spirito innato che era in sé, a me diceva che ero un ragazzino per la differenza di età che avevo con lui, in effetti solo 13 anni, ma per me era un complimento che mi faceva sentire protetto da chi era in grado di infondermi tranquillità e sicurezza nel lavoro che svolgevamo insieme.
Lui il mio maestro nello sport.

A.S. Triestina Viterbo nell'Aprile del 1955 sul Campo sportivo dell'Oratorio della Verità.
Da sinistra, ? , Vittorio Gai, Cesare Spadini, Zaccaria, Umberto Rossi allenatore, Mario Rossi, Eraldo Capaldo.
Accosciati: Mario Cipolloni, Lucarini, Ascenzi, Stefanoni e Franco Franceschini. (g.c. di Mario Rossi)
In realtà accosciati sono quattro calciatori su cinque nomi in didascalia






















