Viterbo CRONACA va tutta la mia umana comprensione
di Giuseppe Bracchi


Consigliere regionale del Gruppo misto,
Fabrizio Santori

“Chi dice che il rom delinque è razzista”.

Questa è l’ultima (?) barzelletta dell’Unar, uno dei tanti enti inutili e da sopprimere al più presto, presenti all’Interno dell’altrettanto  inutile e da sopprimere al più presto Dipartimento delle pari opportunità che fa capo a Palazzo Chigi.

Vittima di questo assurdo proclama giacobino alla maniera del signor K, il protagonista del romanzo kafkiano, Il Processo, è stato giorni or sono il Consigliere regionale del Gruppo misto, Fabrizio Santori, al quale va tutta la mia umana comprensione e vicinanza, unitamente alla mia solidarietà di cittadino e di elettore sovrano.

Quale è stata in sostanza la colpa del consigliere ragionale in questione che non è affatto un razzista? Semplicemente quella di aver espresso la preoccupazione, che è poi quella di tutti i cittadini che gravitano quotidianamente, per i più svariati motivi, nei pressi di stazioni ferroviarie o quant’altro, di avere a che fare con turbe di piccoli rom avvezzi a rubare e borseggiare, anziché andare a scuola ed essere educati come si conviene. Tutto questo è razzismo? Ma fateci il piacere!! Per fortuna che le fregnacce prodotte in quantità industriale da certe Associazioni radical chic non pagano l’IVA, altrimenti l’UNAR da tempo avrebbero dovuto portare i registri in Tribunale per dichiarato fallimento. Ma tant’è.

Il nostro è tempo di paroline magiche, di neologismi di orwelliana memoria, di proclami giacobini diffusi senza remore da occhiuti servitori di regime, che pensano di avere a che fare con sudditi anziché con cittadini, con fedeli trinariciuti pronti a respirare qualsiasi dogma alla stessa maniera con la quale i compagni di strada solevano respirare con la terza narice del naso dogmi e proclami del partitone rosso.

Un tempo esisteva la parolina magica … “fascista” per stendere un cordone sanitario attorno agli amici del buon senso ed ai sostenitori della morale. Oggi certi Lucignoli, inviano avvertimenti o scomuniche dal Paese dei Balocchi, per schiacciare le coscienze vigili ed attente dei cittadini o di certi politici (pochissimi peraltro) avvezzi al più elementare senso dell’ordine ed in special modo dell’ordine naturale, usando come martello altrettanti neologismi o paroline magiche del tipo… “omofobo”… “razzista”, stendendo cordoni sanitari interno a persone, gruppi o associazioni invise, secondo le loro maestà (sic!), solo perché non intendono omologarsi ai dettami del più becero politically correct o perché spendono la loro voce ed il loro tempo a difendere i sani principi della morale, del diritto e della giustizia, il cui valore universale è riconosciuto in tutti i tempi e da tutti i popoli.

Ma questo, purtroppo, è il rischio che si corre quando si incappa in Giudici con la maiuscola, ma della razza dei Gorilla, per dirla con Carlo Lorenzini in arte Collodi delle avventure di Pinocchio, quasi a raffigurare la caricaturalità di certa giustizia terrena. E così “Pinocchio è derubato delle sue monete d’oro e per castigo si busca quattro mesi di prigione”.E’, questa del Collodi, una sentenza amara, ma non infondata. Pare quasi una fatalità: tutte le garanzie di equità, tutti gli istituti previsti per il rispetto della dignità umana, tutte le ricerche insomma delle più perfette strade procedurali, pensate e volute in vista dell’onesto a torto perseguitato da chi detiene il potere, finiscono non di rado con l’avvantaggiare il delinquente e soltanto lui.

L’asserzione è paradossale, ma non è priva di verità. Chi è senza colpa, è senza malizia; e chi è senza malizia, mal si difende dalle attenzioni di coloro che, per necessità professionali, bazzicano soprattutto con i lestofanti e arrivano a non sapere più come parli e ragioni un innocente. (…) Pinocchio esce di prigione, accettando i valori culturali prevalenti e facendo l’autocritica: Sono un malandrino anch’io.

Tra tutte le sue disavventure, questa è la più avvilente. Tra il pentimento e l’autocritica c’è un abisso: nel pentimento l’uomo è conquistato dalla forza della verità, della giustizia, della bellezza, che interiormente gli si rivela e, conformandolo all’ideale, penosamente lo conforma anche a se stesso ed alla sua vera natura; nell’autocritica (come vorrebbero gli occhiuti censori alla Unar ndr), l’uomo cede alle dottrine imposte dall’esterno, si adegua agli schemi convenzionali, e, per assimilarsi all’ambiente, si deforma. Nel pentimento l’uomo si arrende a Dio e ridiventa uomo; con l’autocritica l’uomo si arrende all’uomo e si disumana”. (G. Biffi, Contro Mastro Ciliegia, Commento teologico a Le avventure di Pinocchio, collana Già e non ancora, 27, Milano 1988, pp.115- 118).

Giuseppe Bracchi

 

                                                                                                        

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

chi è on line

Abbiamo 872 visitatori online

 

 I libri

di Mauro Galeotti

 

Cartonato - pag. 246 - euro 25,00
in esaurimento, per l'acquisto
scrivere alla email spvit@tin.it

Cartonato - pag. 808, a colori
da euro 120,00 a euro 80,00
in esaurimento, per l'acquisto
scrivere alla email spvit@tin.it