Andrea Stefano Marini Balestra
Che un 20 settembre di oltre un secolo e mezzo fa segnò un punto nella storia italiana, ognun lo sa.
I bersaglieri piemontesi aprirono una breccia nelle mura di Roma e tutto non fu come prima.
Oggi, un altro 20 settembre è alle porte. Non certo è fatto eccezionale che gli italiani vengano chiamati alle urne, anzi, forse troppo poco per votazioni serie, ma molto in quelle superflue. Però, l’esito della votazione di questo 20 settembre di conseguenze potranno esserci.
Mi riferisco al generale comizio degli elettori per esprimersi nel referendum confermativo di una legge costituzionale: il taglio dei parlamentari.
Ai cittadini, per lo più digiuni di diritto costituzionale e parlamentare, è dato da esprimersi su una legge già ripetutamente votata in parlamento come costituzione vuole nei casi in cui la maggioranza di una legge costituzionale non raggiunga una prevista maggioranza.
La legge sul taglio dei parlamentari è stata promossa da un movimento che del “vaffa” ha fatto il suo inno. Figuriamoci quindi con quale serietà. Solo quella di solleticare i cittadini contro le istituzioni e la politica in generale.
Vergognoso quindi, che un completo dibattito su questa legge sia solo giunto negli ultimi giorni, mentre in passato la stessa legge è scivolata via senza mai una seria riflessione.
Certo, raccontare agli italiani che un taglio dei parlamentari consegue a risparmio fa presa, ma non ammonire che un ridimensionamento della rappresentanza parlamentare sia un vulnus costituzionale è quantomeno deliquenziale.
Il nostro ordinamento, fissato nella Carta costituzionale del 1948 è di democrazia parlamentare, quindi, il consenso del popolo sovrano mediato tramite i loro rappresentanti eletti in parlamento esprime l’attività legislativa ed amministrativa della nazione. Il Parlamento nomina il Capo dello Stato e vota il governo su proposta del Presidente della Repubblica che a sua volta incarica un cittadino, nemmeno necessariamente eletto in Senato o alla Camera di formare un governo.
Quindi, tutto il “giuoco” democratico nasce nel parlamento. L’indicato dal Presidente della Repubblica di formare il governo assume la figura di presidente incaricato del Consiglio dei ministri, potere che potrà esercitare dopo il voto di fiducia di Camera e Senato.
Di conseguenza, nessuno, al di fuori dei quanto votato in parlamento ha particolare funzioni ed incarichi se non dal parlamento stesso deciso.
Nell’ordinamento italiano, pertanto, la funzione del parlamento è sostanziale.
Per funzionale appieno ha bisogno di un numero tale di membri da consentire una massima espressione popolare. Raccontare, per es., che in Italia i membri del parlamento siano in numero maggiore di altri anche vicini stati europei è fuorviante. Nella vicina Francia, per es. la forma dello stato è di Repubblica presidenziale, nella Repubblica federale di Germania vi è un premierato forte, cosi come nel Regno Unito ed altri stati della Comunità.
Una repubblica presidenziale o con un “premierato forte” è governata da personaggi eletti a suffragio universale, cioè votati dai cittadini, ad essi pertanto competono poteri esecutivi diretti, di conseguenza il parlamento ha una funzione secondaria solo di controllo e conferma.
In Italia, come in qualunque repubblica parlamentare non può esistere un “premier”, cioè di un capo di governo esecutivo, perché un presidente del consiglio non è eletto direttamente dal popolo, ma dal parlamento. Egli è soltanto il capo del Consiglio dei ministri, solo un primus inter pares.
Purtroppo, in Italia, ancorchè senza una specifica riforma costituzionale, la figura del Presidente del consiglio sta di fatto assumendo quella di premier; infatti, nell’attuale “stato di emergenza”, artatamente dilatato, questi ha “legiferato” mediante D.P.C.M., di cui non tutte le norme inserite in decreti legge solo poi trasformati in legge con “voto di fiducia”.
Si è certamente creato un vero vulnus al principio di una democrazia parlamentare.
Allora, cosa è indispensabile fare con il voto del 20,21 settembre prossimi ?
Dire NO al “taglio dei parlamentari”, in quanto ne deriverebbe un depotenziamento della Camera e Senato per calo dei seggi, quindi concessa più facilità al Capo del Governo di legiferare a suo comodo cosi di fatto realizzando un golpe bianco.
Attenzione italiani. Non cadete nella pania dei miserandi populisti del M5stelle che, promettendo “risparmi”, di fatto, consentono lo stravolgimento della repubblica italiana costituita nel 1948 come democrazia parlamentare.
Rimandare pertanto subito al mittente questa legge non sarà certamente ostativo che in un prossimo futuro possa proporsi un “tagliando” alla Costituzione, magari anche andando verso un presidenzialismo, ma ognuno che governerà dovrà esserlo con il voto diretto popolare.
Il solo “taglio lineare” dei seggi in parlamento è una pseudo riforma che può illudere, ma in realtà è solo un taglio di democrazia.
Buon voto a tutti.






















