Giuseppe Bracchi - Giornalista pubblicista – Avvocato TERU Umbria
Due ragazze inglesi minorenni vengono violentate in una villa. Doveva essere una tranquilla serata di festa.
Ed invece si è consumata una tragedia. Ragazzi vita, come li avrebbe definiti Pasolini? Oppure azione criminale premeditata da alcuni coetanei verso due malcapitate il cui unico torto è stato quello di partecipare ad un compleanno? Ormai c’è un solo ed unico punto di riferimento per tanti ragazzi del nostro tempo: il branco, dove l’indistinto si confonde e si uniforma, cerca conferme del proprio esistere e del proprio esserci.
E quel che è più preoccupante è che questi sedicenti esseri umani che vivono allo stato brado non mostrano neppure la più piccola scintilla di ciò che dovrebbe distinguere un uomo da un animale: la ragione, la coscienza, il rimorso per aver distrutto l’esistenza di un proprio simile. Anzi, si vantano, filmano le proprie gesta, accampano scuse, si giustificano riversando sull’altro quasi la colpa di esistere e di aver provocato il gesto.
Da Colleferro a Matera c’è un unico filo conduttore, lo stesso brodo di coltura che anima le serate da sballo di tanti giovani: l’indifferenza, la noia, il disprezzo per tutto ciò che costituisce un limite al loro soggettivismo sfrenato, l’assenza di bellezza, del pensiero, di una visione del mondo coerente con una progettualità che assecondi il bene e rifiuti il male, sono figli di una cultura totalmente assente.
C’è solo il nulla che avanza, direbbe ancora oggi Michel Ende del romanzo “La storia Indinita”. E quando il nulla ci circonda cosa resta? Sesso, droga e potere, profetizzò a suo tempo Eliot nei Cori dalla Rocca. Tutto funzionale a quel potere occulto e feroce, che tutto domina e ci domina come nel Paese dei balocchi di collodiana memoria, dove il satanico omino grasso ed untuoso non riposa mai e, durante la notte, va in cerca di anime da tramutare in bestie.
Le stesse bestie che hanno ucciso Willy, lo stesso branco che ha abusato delle due ragazzine per dar sfogo ad una libido sfrenata che soddisfi le loro voglie malsane, quel desadiano e sadico “universo del null’altro che”, (è il trionfo di Justine del marchese De Sade o di un Henry De Montherlant per il quale la donna è solo incenso da bruciare: un salotto dove siederebbe bene anche Marcuse, senza accorgersi che certe rivoluzioni divorano i figli), dove bullismo e sadismo si mescolano per descrivere al mondo intero la loro narcisistica volontà di potenza, così ben rappresentata dalla sprezzante frase del Marchese del Grillo: io sono io e voi non siete un cazzo!
E’ il trionfo del relativismo che rende tutto uguale a tutto, che legittima qualsiasi esperienza di vita, anche la più estrema e distruttiva, nega l’esistenza del male, del peccato, che vi siano delle cose cattive in se stesse, meritevoli in quanto tali di essere evitate e combattute. La scuola e la famiglia sono state spodestate di ogni forma di umanità e di formazione culturale e educativa.
La Chiesa non insegna più nulla se non dottrine che rasentano il paganesimo o il New Age. Istituzioni e personalità inconsistenti, superficiali, ignare di ogni senso della logica, che pensano per sentito dire (si pensi alla Chiara Ferragni e ai sui sproloqui sulla “cultura fascista”, che hanno il solo scopo di incitare all’odio!) o per via di emozioni epidermiche, che hanno sempre in bocca, usato a sproposito, l’evangelico “non giudicare”, senza aver capito che quella frase si adatta alle persone in quanto tali e non ai loro comportamenti, i quali, se riprovevoli, vanno biasimati eccome, se necessario in pubblico e con estrema forza. Non nella presunzioni di essere migliori, ma a tutela di quanti subiscono un danno morale da quei comportamenti e ciò vale specialmente per bambini ed adolescenti, particolarmente influenzabili e suggestionabili.
Vale oggi più che mai e più di ieri quanto racchiuso in quella frase lapidaria e tremenda allo stesso tempo: IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI!






















