Viterbo STORIA Il Museo civico di Viterbo conserva una bella e preziosa serie di disegni raffiguranti la Macchina

La Macchina di santa Rosa del 1892
Il 15 Maggio 1512 con una decisione del Consiglio comunale venne ufficialmente consacrata la festa in onore di santa Rosa, da celebrarsi ogni anno il 4 Settembre, istituendo anche una processione.
In seguito, per maggior rispetto e per consentire una più assidua partecipazione dei fedeli alla festa, i conservatori del popolo, per il giorno 3 Settembre 1600, ordinarono ai cittadini di non aprire le botteghe e di non eseguire lavori, poiché quel giorno doveva essere dedicato alla visita del corpo di santa Rosa.
Fino a quel momento non viene mai citata la Macchina, infatti, è menzionata per la prima volta, afferma Augusto Gargana, nel 1624.
E’ certo comunque che nel 1654 è indicato il nome macchina, come era in uso, per distinguere il baldacchino con montata sopra un’immagine, in questo caso quella di santa Rosa e si sa pure che il Comune contribuì, alla riuscita della festa, con l’esborso di sei scudi.
Ma un triste avvenimento offuscò la manifestazione, infatti, si è a conoscenza che per la pestilenza furono sospese le feste fino al 1663, che vennero riprese solamente l’anno successivo.
Per alcuni storici il 1664 potrebbe essere l’anno di inizio del trasporto della mole luminosa, ma Giorgio Falcioni scrive che «invece doveva trattarsi di una manifestazione che poteva vantare una certa tradizione già nel 1654».
La Macchina del 1686 fu trasportata il 27 Ottobre, uno dei primi casi in cui il trasporto tradizionale del 3 Settembre non fu rispettato, forse per motivi di cattivo tempo. Ne dette annuncio il Deputato della Festa, Sebastiano Gregorio Fani, che secondo Noris Angeli fu anche il progettista.
Il Museo civico di Viterbo conserva, tra l’altro, una bella e preziosa serie di disegni raffiguranti la Macchina.
Il più antico risale al 1690 ed è opera di mastro Giovan Vincenzo Calmes, mentre Signore della Festa era il nobiluomo Giuseppe Franceschini.
Signore della Festa era designato un nobile, il quale contribuiva alle spese con cinquanta scudi d’obbligo, poi per distinguersi poteva impegnare altre somme, al fine di raggiungere gli obiettivi da lui prefissati, per la migliore riuscita della festa stessa.
La Santa è posta alla sommità della Macchina, cosa che si verificherà in seguito assai raramente, infatti, la trovo nel 1861, nel 1899, nel 1967 con il Volo d’angeli, nel 1979 con la Spirale di fede, nel 1986 con Armonia celeste e nel 1991 con Sinfonia d’archi.
Sulla destra del predetto disegno, eseguito ad acquerello e a tempera, è la scritta a penna:
La presente parte di / disegno è quella è sta / bilita per la Macchina / di S. Rosa che doverà fare M(ast)ro Gio(van) Vincenzo / Calmes secondo l’obligo / da lui fatto. / [firmato] Giuseppe Franceschini.
Più in basso a matita, da altra mano, è segnato l’anno 169[0].
Leggo nei ricordi di Filippo Giannoni:
«Lun(edì) A dì 3 di 7mbre 1696. Con belisima machina tengola con Ang(e)li sopra naturale et con diversi Angeli con la S. Rosa i mezo sopranatorale con cupola ben depinta fata da Sig. Angielo Toselli Priore di S. Martino con lumi e torcie n(umero) 110 e Candele».
Mauro Galeotti






















