Viterbo, II elementare ins. Olga Bevilacqua 1958 (Archivio Mauro Galeotti)

Andrea Stefano Marini Balestra

Non abbiamo mai saputo che durante la fase finale della 2° Guerra mondiale, che in Italia fu particolarmente dura, le scuole di ogni ordine e grado non avessero regolarmente riaperto e regolarmente tenuti i relativi corsi.

Ci fu solo qualche sospensione invernale perché mancava...il riscaldamento.

Chiusure di interi anni scolastici mai.

Nessuno ha mai dato notizie del contrario. Certamente l’anno scolastico 1943/44 e 1944/45 non fu facile. Scuole bombardate e rase al suolo, strade impraticabili, continuo rischio di allarme aereo, docenti al minimo perché i più al fronte, famiglie sfollate dalle loro residenze ed accampate qua e là, eppure, nonostante tutto, le scuole riaprirono svolgendo la loro funzione educativa.

Altrettanto avvenne nell’anno scolastico 1919/20 fu in piena crisi pandemica per la “febbre spagnola”. Questa sì malattia certamente mortale.

Oggi, nel secondo decennio del terzo millennio in un’Italia, indenne da moti rivoluzionari, sconvolgimenti sociali anche se un po' meno da una antipatica malattia e da bizzarie metereologiche, si mette in dubbio la puntuale riapertura delle scuole e delle Università, quindi della regolarità dell’anno scolastico.

La pericolosità, vera, presunta, accertata o negata di un virus ha fatto di più che ogni altra sventura che ebbe a subire il Belpaese nella ultrabimillenaria storia.

Non posso accettare che sia possibile che l’attuale generazione dei nostri figli e nipoti non possa ricevere puntuale insegnamento che le spetta perché questo è il passaporto per il bene della prossima ventura società nazionale.

Prima di ogni altra esigenza, quella della scuola rappresenta una priorità assoluta.

Però questo tentennante governo in carica non ci ha pensato. Ha fatto trascorrere tutto il tempo dall’inizio del lockdown di marzo scorso a pochi giorni fa solo occupandosi di tamponare con promesse (tutte risultate vane ed inutili) i danni che la pandemia stava creando.

Ha, per es. trattato sino alla sfinimento con la complicità non sempre illuminata del cd. Comitato scientifico ogni particolare per regolare, meglio “relegare” la nostra vita e le nostre coscienze, ma assolutamente non trattato da subito la riapertura delle scuole che ogni settembre avviene. Quindi nulla di inaspettato e non prevedibile.

Si è parlato per mesi di banchi a rotelle, di schermi di plastica, di mascherine si e mascherine no, ma nessuno del governo ha disposto qualcosa per la riapertura di dismessi plessi scolastici (a Roma, pare siano sette/otto) o costruirne nuovi provvisori per reperire spazi dove collocare aule in grado di mantenere il famigerato “distanziamento sociale” (orrida definizione!). Poi, nessuno, nel Palazzo di viale Trastevere, ha considerato che almeno la metà dei docenti, essendo in età ritenuta a rischio risulterebbero giustificati per un loro rifiuto di andare in aula.

Poi, poi, nulla per il trasporto scolastico, la mensa, tralasciando anche come disporre per l’ora di educazione fisica in palestra e le attività extra scolastiche necessario corollario di una completa formazione.

La confusione “governativa” si riverbera ovviamente sul territorio, dove sindaci e presidenti di provincia non sanno più che pesci prendere.

Il sindaco di Viterbo Arena si è recato accompagnato dall’assessore Micci presso gli istituti scolastici del capoluogo ed ha preso cognizione che per la complicazione di procedure relative il “rispetto” delle norme COVID non sia possibile una riapertura lunedì 14. Poche ore dopo, tutto il contrario. I dirigenti scolastici affermano sia tutto possibile, quindi lunedi 14 il via. Non è esclusa un’altra frenata.

Ma perché riaprire le scuole il 14, quando a metà settimana si dovranno chiudere per l’allestimento dei seggi?

Tanto valeva aprire direttamente il 24. Elementare Watson, direbbe il noto detective Sherlock Holmes.

Ma no, il ministro Azzolina ed il premier Conte avendo fissato la data di apertura scuole il 14 settembre non sembra vogliano derogare dal loro insulso provvedimento.

Un DPCM è un DPCM ! Fisso ed immutabile come le 12 tavole di Mosè.

Una semplice logica avrebbe dato da pensare che l’allestimento dei seggi in tutta Italia per l’inutile e dannoso referendum sul “taglio dei parlamentari” come sempre fatto negli istituti scolastici avrebbe consigliato da subito la ripartenza dell’anno scolastico alla data del 24. Infatti, le procedure di sanificazione dopo l’”oceanico” concorso di elettori al Referendum, non potranno mai consentire la ripresa delle lezioni martedì 22.

Ma la logica ormai lo sappiano che non è un patrimonio degli eletti del M5stelle e dei suoi ministri, capaci soltanto di aumentare confusione anche tra i migliori amministratori locali.

Infatti, il nostro buon sindaco Arena è stato costretto dire e disdire così facendo brutta figura con la cittadinanza interessata al fenomeno scolastico.

In parole povere, la illogicità del governo Conte si è dimostrata più potente delle bombe dell’ultima (speriamo tale) guerra mondiale ed anche della pandemia di febbre spagnola che cento anni fa determinò milioni di morti nel mondo.
Infatti, durante quei tempi le scuole riaprirono, oggi: forse che sì, forse che no.

 

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