Viterbo CRONACA Mancano segnali, la strada è polverosa, tufi divelti...

Il Bullicame nel 1900, com'era e come dovrebbe essere (Archivio Mauro Galeotti)
Si parla molto di valorizzazione turistica di Viterbo, ma poco si vede e nulla in lingue straniere.
Di fatto non esiste, nemmeno in italiano, una home page, un portale di Viterbo specifico che interessi e invogli i turisti per farli venire in visita alla nostra città.

Il cancellone sulla strada, sbarrato, sembra che l'accesso sia impedito, perché non c'è un cartello che indica l'ingresso a destra, sulla stradina impolverata?
(Foto Mauro Galeotti)
Ma spesso i turisti hanno indicato nelle loro guide ciò che è rilevante visitare.
Per esempio, ho avuto richieste di informazioni da stranieri che volevano visitare il Bullicame, erano arrivati fino all’ingresso principale di fronte a quello dell’orto botanico e li avevano trovati entrambi costantemente chiusi. Anche perché il cancello in ferro, così grande ed ampio, sulla strada, dà l'idea del cancello di ingresso.
In effetti esiste un accesso laterale per entrare nell’area del Bullicame, ma è pessimamente indicato per chi viene dalla superstrada e per nulla per chi viene dalla Tuscanese o dalle Terme dei Papi.

Eccolo qua, è l'unico mini cartello, all'inizio della strada polverosa che porta al nascosto mini ingresso e che indica "Sorgenti Bullicame".
Di fronte al cartello è il deserto, nemmeno una scritta, chi viene dalla Strada Terme-Tuscanese non legge proprio nulla.
E questo è sviluppo turistico?
(Foto Mauro Galeotti)
Non ci vuole molto a mettere dei grandi cartelli turistici che invitino a visitare il Bullicame, le Terme, Santa Rosa ed i principali monumenti, disponendoli lungo la Tuscanese, la superstrada e lungo strada Bagni, specialmente ai bivi.
Davanti all’ingresso principale dovrebbe poi esserci un cartello ben visibile che indichi come accedere dalla strada (faccio per dire) laterale.

Chi arriva dalla Tuscanese-Strada Terme, al bivio della strada polverosa che conduce al Bullicame, nemmeno uno straccio di cartello.
(Foto Mauro Galeotti)
I turisti poi tornano in patria e raccontano, ma racconteranno qualcosa di lusinghiero per Viterbo che invogli altri a venire?
A sentire i commenti recentemente pubblicati si fanno solo critiche e questa è una cosa inaccettabile. E del Bullicame… non si parla nemmeno!
Per studiare la cosa ho fatto recentemente una visita nell’area interessata.
Si arriva da una strada sterrata e polverosa che fa seguito ad un breve tratto asfaltato. Perché il tratto è sterrato?
Si dirà, per preservare le condizioni naturali dei luoghi; magari lo impongono le Belle Arti.
Giusto, allora vuol dire che si entra in un’area in cui tutto è stato preservato nelle condizioni naturali e magari sarebbe corretto obbligare ad entrare esclusivamente a piedi.

Il cordolo in cemento per la recinzione,
un abuso al paesaggio.
(Foto Mauro Galeotti)
Ma non è assolutamente così e da entrambe le parti trovo artefatti umani: basi in pietra o in cemento su cui si impiantano recinzioni di rete metallica.
Addirittura per rendere in piano la strada la struttura calcare originale è stata tagliata.

Blocchi di tufo, improponibili, antiestetici, divelti, cemento in vista che li teneva fissati, camminamenti insignificanti, paesaggio contaminato, soldi buttati via.
(Foto Mauro Galeotti)
Dentro, le antiche vasche, attorno alle quali un tempo vegetavano probabilmente giunchi ed altre piante palustri, sono ormai in secco e limitate da percorsi artificiali in blocchi di tufo di cui non si intendono le funzioni e lasciano ormai a tratti scoperta la base in cemento in cui erano state un tempo inserite. È rimasta una sola vasca, anche essa artificiale, in cui la gente si bagna.

Un cordolo in travertino circonda la Callara, brutto, insignificante, antiestetico, ma a che serve?
(Foto Mauro Galeotti)
La Callara è stata protetta da grandi lastre di vetro e questo è stato forse opportuno per garantire l’incolumità pubblica per quanto per secoli sia sempre stata accessibile, ma perché sia stato disposto all’interno un cordolo di travertino è difficile da capire.

La stele del TCI a due passi dalla Callara, installata nel 1921, non era meglio un po' più ai margini dell'area?
(Foto Mauro Galeotti)
Anche il memoriale del Touring Club interrompe con una pesante massa verticale scura, la bianca superficie leggermente convessa che declina dalla Callara.
Perché l’hanno messa lì?
Non era meglio ai bordi dell’area?

Pietraie di travertino o simile, che danno l'idea di abbandono, di fuori natura, visto che l'area non ha mai presentato cumuli di sassi.
Un danno agli occhi e all'ambiente.
(Foto Mauro Galeotti)
Sono stati poi inseriti, fra incongruenti pietraie di travertino, vasi rettangolari bianchi contenenti sassi per limitare aree in cui sono riportate piante non originali, che dovrebbero trovare logica ubicazione nel vicino orto botanico, mentre contribuiscono a rendere del tutto artificiale l’aspetto generale dell’area.

Vasi rettangolari bianchi che contengono sassi, sono proprio antiestetici, non è il giardino di casa propria, che stanno a fare?
(Foto Mauro Galeotti)
Tutto artificiale, meno la strada di accesso!
La cosa è molto “intelligente”, tanto che è comune il commento che uno può fare il bagno quanto vuole, ma poi torna a casa ben infarinato di polvere.
A questo punto, essendo ormai deturpato il contesto naturale, il buon senso dice che asfaltare sarebbe opportuno e coerente, magari con bitume bianco.
Attorno il panorama è ormai indegno e meraviglia che nessuno abbia pensato all’opportunità di creare una barriera vegetale che protegga la vista dagli orrendi edifici dell’aeroporto e magari accolgano e nascondano i bagni di plastica colorata disposti, naturalmente, in bella vista.

I gabinetti in "bella vista" con lo sfondo non proprio in armonia con l'ambiente, perché non creare una barriera vegetale, che copra li caseggiati e i gabinetti stessi?
(Foto Mauro Galeotti)
L’area del Bullicame non è molto vasta ed era quindi facile conservarla nelle condizioni naturali.
Essa costituiva in origine un ecosistema caratteristico, declive tutto intorno alla Callara; la superficie formava una landa desolata in cui una stentata vegetazione erbacea lottava per sopravvivere.
L’acqua abbondante si distribuiva in diverse vasche naturali.
Lo spettacolo era suggestivo e nessun muro o rete tagliava la vista e impediva l’accesso di giorno o di notte, quando si poteva ancora frequentare il romantico ambiente che consentiva di bagnarsi al chiaro di luna.

1925 circa, il Bullicame "libero" da ogni impedimento (Archivio Mauro Galeotti)
Per secoli non ci sono mai stati limiti alla pubblica fruizione dell’area nelle sue condizioni naturali finché, in preda a delirio dirigista, non è venuta la barbara idea di recingere e regolamentare tutto.

1925 c. Quanta poesia in questa foto, tutti accanto alla Callara per attingere acqua e berla lì sul posto, genuina e naturale qual è (Archivio Mauro Galeotti)
Il bagno si fa solo di giorno.
Perché?
Perché sì.
Gli antichi, che erano molto saggi e rispettosi del popolo e dell’ambiente, un solo limite avevano posto ed era che le prostitute potessero fruire di una specifica vasca e non potessero accedere alle altre per ragioni di igiene e di decenza.
Poi sono venuti i barbari.
Ci sarebbe una ragione per non asfaltare la strada: ripristinare l’ambiente originale.
Propongo che si abbattano muri e cancelli, che si restituisca dignità alla Callara, perché possa far fluire nuovamente per diversi e mutevoli rivoli e si lasci fare alla natura, perché col tempo curi le ferite inferte dalla mano incivile dell’uomo e torni, con la libertà, la suggestiva bellezza dei luoghi.
Mauro Galeotti
I segnali al bivio della Strada Terme con quella del Bullicame, non c'è uno straccio di segnale, né a destra, né a sinistra dell'imbocco, con la scritta "Bullicame".
La spesa sarebbe di poche decine di euro!
Questa sarebbe la promozione turistica di Viterbo!
Ma fateci il piacere!
(Foto Mauro Galeotti)























