Viterbo CRONACA Per solito quando si è svegliati da un temporale, non si prova fastidio

 

Durante il primo pomeriggio del 23 agosto corrente, sulla città di Viterbo, è piovuto a “più non posso”, se è consentita un’espressione forse non appropriata, ma che rende bene l’idea.

La pioggia è stata accompagnata da un bel temporale che credo abbia svegliato molti cittadini, che come me, avevano approfittato per schiacciare un sonnellino, cioè a dire per farsi una pennichella.

Per solito quando si è svegliati da un temporale, non si prova fastidio, ma ci si abbandona a qualche riflessione inerente ad esso, si va col pensiero al maltempo che imperversa, ci si rigira nel letto e, assaporando il piacere che dà la pioggia battente mentre ci si trova tra le lenzuola, si torna a dormire più o meno profondamente.

Poiché sempre nello stesso pomeriggio sarei dovuto uscire, uno dei miei pensieri è andato a qualche piccolo inconveniente che avrei trovato per le strade come conseguenza del temporale che stava cullando il mio riposo.

Non c’è niente da fare, mi sono detto, quest’anno l’estate ormai ce la siamo giocata: non s’è vista una settimana di fila con il sole! Non mi sono, però, preoccupato più di tanto, perché il fatto rientrava, e rientra, nella natura delle cose normali e quindi è normalmente affrontabile e superabile.

Non ho pensato, invece, ai lati positivi di quanto stava accadendo, per lo meno a quei lati positivi che ho avuto modo di constatare personalmente e di toccare con mano di li a poco, per usare un’altra espressione più realistica, quando sono uscito di casa.

La pioggia fortunatamente era cessata e l’acqua, che era caduta in abbondanza, aveva portato via con sé tutte le sporcizie che per solito si trovano sulle strade; l’aria fresca del tardo pomeriggio, pulita ancor di più dalla pioggia, dava a chi la respirava, un piacere maggiore del solito, ed anche un po’ diverso.

Passando, poi, per via Ascenzi e per piazza del Comune ho avuto il piacere di notare che la pioggia caduta era riuscita a portar via anche lo sterco dei piccioni che aveva trovato cittadinanza, non so se per usucapione o per comodato d’uso, sui marciapiedi che fiancheggiano i palazzi di quella via e di quella piazza, marciapiedi che erano diventati veramente indecenti, soprattutto davanti agli ingressi dei pubblici uffici.

Anche l’urina dei vari cani, che aveva addirittura reso più scuri i piedistalli delle colonne del palazzo comunale e delle basi degli archi che separano via Ascenzi da piazza del Plebiscito, era stata portata via dall’acqua e gli stessi avevano riacquistato il loro originario “bel colorito”.

La vergogna era stata lavata: i nostri ragazzi, cui stiamo dando continuamente cattivo esempio, non avrebbero avuto modo di vergognarsi dei loro “patres”; Dio vede e provvede.

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