Viterbo CRONACA A SASSATE

Sindaco Arena

Iniziare a parlare del sindaco Arena è obbligatorio considerato quanto sta accadendo nella nostra città.

Addirittura chiamare Viterbo città e capoluogo di provincia, sembra fuori luogo tenuto presente che ormai sta diventando come un paesetto di provincia.

Buche e erba sono i componenti principali delle strade, palazzi che mostrano la loro veneranda età, riparazioni di crolli (vedi via Cardinal La Fontaine) che sono fermi da mesi e nessuno pensa a sollecitare, selci spariti in via Matteotti, quartieri interi come l’Ellera che fanno pietà, tutto questo sotto gli occhi di Arena.

In occasione della presentazione del libro scritto da don Mario Brizi sulla Chiesa del Gonfalone, avvenuta venerdì 10 luglio era presente anche Arena, ma non si è reso conto dell’erba esistente, non ha visto il palazzo accanto alla Chiesa crollato a cui nessuno mette mano, nemmeno l’erba alta intorno a Santa Maria Nuova ha veduto.

In compenso per ingraziarsi gli amici animalisti ha avuto il tempo di fare dichiarazioni di condanna, giuste senz’altro, per il festival di Yulin, la tradizionale fiera della carne di cane.

Arena trova il modo di essere presente da buon politico a qualsiasi evento evitando di delegare vice sindaco e assessori, ma non riesce a pensare a migliorare l’aspetto della città, tutt’altro: perde il festival estivo di Caffeina e relativi turisti, cerca di sostituirlo con altri eventi, ma il bando lo pubblica a luglio, a estate iniziata, si vanta per i 10 mila euro erogati per la stagione a Ferento che però è tutto merito di Patrizia Natale se viene fatta; in compenso acquista 20 vasi in ghisa e li mette in Piazza del Comune per evitare lo scempio del parcheggio selvaggio che, tra l’altro, si è solo spostato in via Ascenzi rendendo la piazza non solo brutta a vedere, ma soprattutto ridicola.

Non ha capito il sig. Sindaco che deve impegnare i soldi per pagare gli straordinari ai vigili urbani (tra l’altro si pagherebbero da soli con le multe) i quali sono il solo deterrente valido per evitare soste non gradite. Se i vigili sono pochi, se alcuni sono andati in pensione, si faccia il concorso per assumerne di nuovi, si eviti di impegnarli in uffici amministrativi facendo concorsi ad hoc … e vedrà il caro Arena che finisce lo scempio sia a piazza del Comune, sia in via Ascenzi senza bisogno di mettere in mostra uno schifo di città.

  

Parcheggio multipiano

Un’idea anche se complessa e costosa da realizzare potrebbe essere quella di creare un parcheggio multipiano.

Considerato che il sottosuolo di Viterbo non si presta per un parcheggio sotterraneo, perché non fruire di quella vergogna rappresentata dal vecchio ospedale? Si potrebbe benissimo fare un parcheggio multipiano con due ingressi: uno da via S. Clemente (modificando, con pochi lavori all’inizio di via S. Antonio, quel ridicolo senso di marcia esistente oggi) e un altro da via S. Antonio (vecchia camera mortuaria); e, naturalmente, un collegamento pedonale con l’uscita dell’ascensore in piazza S. Lorenzo.

Potrebbero essere realizzati almeno tre piani per le macchine e basterebbe non essere troppo onerosi con la tariffa oraria per riempirli giorno e notte. Così come vedrei una residenza gratuita per un custode del parcheggio dove una volta c’era la casa delle Suore ospedaliere, un custode che oltre alla casa potrebbe essere soddisfatto di un modesto stipendio da usciere comunale.

Troppo semplice un discorso del genere per i politicanti da strapazzo esistenti oggi ad ogni livello!

  

Panunzi

E non mi dite che non è vero che esistono solo politicanti da quattro soldi. Basta vedere le liti nella stessa maggioranza viterbese, oppure il Salvini a cui non va bene niente anche se alcune cose erano nei suoi programmi quando governava.

Pure il Sindaco di Sutri non scherza con i suoi vaffa, addirittura è stato portato via di peso dall’Aula dai commessi per le “parole irripetibili” a deputata di Forza Italia e al vicepresidente della Camera Carfagna; a proposito di parole irripetibili anche a Viterbo non si scherza: “Bestemmia in diretta in consiglio comunale. Durante la votazione si apre un microfono e si sente nettamente una voce: "Porco..."

In conclusione, dunque, l’importante per questa gente è scrivere sui social, finire sui giornali con dichiarazioni inutili per non chiamarle stupidaggini, mettersi in mostra in occasione di qualsiasi baggianata. Volete un esempio?

Guardate il consigliere regionale Panunzi che, dopo aver vinto la battaglia Viterbese con Fioroni, se ne sta tranquillamente in Regione approvando tutto ciò che fa, o meglio non fa, Zingaretti limitandosi ad emettere comunicati inutili quando qualcosa viene fatta:

  • “Finanziamento di 2 milioni e 200mila euro, per l’ospedale di Belcolle” – Panunzi: “Un risultato fondamentale per la sanità della Tuscia” – Se non ce lo diceva lui non ci avremmo mai pensato.

  • “Protocollo d’intesa tra la Regione e Ferrovie dello Stato per l’alta velocità a Frosinone” – Panunzi: “La decisione di realizzare l’alta velocità a Frosinone non è la fine di nulla. Frosinone non esclude Orte” – Intanto a Frosinone è già operante: (14 giugno 2020 - Alle 17.41 è atteso l'arrivo del Frecciarossa 9539 diretto a Napoli centrale. Alle 18.10 poi lo stesso treno arriverà a Cassino. Oggi si scrive una pagina di storia per la città di Frosinone e per l'intera provincia.) Nel frattempo Orte e la provincia di Viterbo aspettano.

  • “Dalla Regione Lazio 6 milioni di euro per i comuni costieri” – Panunzi: Esprime la sua soddisfazione “Ancora una misura importante a sostegno del turismo, in crisi per l’epidemia” – Perché c’è stata una crisi? Meno male che ci ha avvisato lui.

Certo essere impegnato come vice presidente della X commissione e pensare anche al comitato di garanzia nazionale Pd comporta poco tempo da dedicare ai problemi viterbesi, l’unica cosa che gli rimane da fare è quella appunto di una comunicazione a cose fatte.

Questo però dimostra che la Regione Lazio non possiede un adeguato Ufficio Stampa che possa inviare i vari comunicati a tutti. Ma perché non lo possiede?

Per volontà dei politicanti che vogliono apparire almeno così e dare loro la possibilità di un proprio ufficio stampa come quello di Panunzi? A proposito lo dirige un “giornalista” o un “pubblicista”?

  

Giletti

Leggo che il boss Filippo Graviano, condannato per le stragi di mafia del ’92 e del ’93 ha apertamente detto ad un altro detenuto a voce alta per farsi sentire: “Quell’uomo… di Giletti e quel… di Di Matteo stanno scassando la minchia”. Di tutto ciò nessuno ha avvisato Giletti come se la frase detta non costituisse un vero e proprio “pericolo” per il giornalista.

Giletti da parte sua ha dichiarato: “Mi preoccupa questo silenzio. Stiamo parlando di maggio. Siamo a luglio. Forse una telefonata me la sarei potuta aspettare da qualcuno. Perché nessuno mi ha avvisato?”

Caro Giletti forse perché qualcuno importante è d’accordo con il boss Graviano sul fatto che stai scassando la minchia?

  

Prof. Giuseppe Occhini

Altra lettura interessante è quella dell’articolo “Ancora sulla Chiesa cattolica” del prof. Giuseppe Occhini su questo foglio. Parlando delle modifiche apportate dalla Chiesa in merito a tradizioni secolari, il professore scrive: “La ristrutturazione della Messa e l’abolizione della lingua latina, ad esempio, quali reali vantaggi abbiano determinato è cosa opinabile; certamente non è cresciuto il numero dei fedeli.”

Le offro due risposte egregio professore.

La prima risposta è che a mio giudizio non poteva crescere il numero dei fedeli in quanto chi non credeva con il latino ha continuato a non credere in italiano e sono d’accordo con il sociologo Francesco Mattioli quando dice che il passaggio dal latino alla lingua corrente ha permesso a certi fedeli di rendersi finalmente conto di quel che stavano pregando mentre snocciolavano un improbabile latinorum, e nello stesso tempo dare un diverso significato del rapporto tra l’Uomo e Dio.

E forse proprio il comprendere cosa significasse essere veri cristiani ha comportato una presa di coscienza in coloro che frequentavano la chiesa senza capire nulla solo per abitudine o per una apparenza esterna.

La seconda risposta è un invito: legga un piccolo racconto di Agostino Pasquali su “la citta” del 1° novembre 2014, lo può trovare facilmente cliccando su questo indirizzo:

http://lacitta.eu/cronaca/7098-si-puo-sorridere-al-cimitero.html

Cordiali saluti.

  

Francesco Mattioli, sociologo

A proposito del sociologo Mattioli nel suo articolo “Il susseguirsi su La Città di interventi sulla Chiesa cattolica sono un buon segno di effervescenza intellettuale” alla fine scrive: “Definire il nostro papa come “il sig. Bergoglio” invece che “Sua Santità” o il “Santo Padre” avrebbe condotto immediatamente a soggiornare per un bel po’ a Castel S. Angelo. Magari con vista sul patibolo di Mastro Titta.”

Egregio Mattioli, mi dispiace per lei, ma la sua qualifica non è sufficiente per una intimità con il Papa, deve ancora studiare, dare alcuni esami e acquisire la qualifica di avvocato di un tribunale ecclesiastico; solo allora potrà avere la confidenza con Sua Santità e chiamarlo anche lei sig. Bergoglio.

  

Poesia finale di Mons. Zarletti

Ed eccoci alla fine, ma è difficile trovare qualcosa di leggero per mantenere l’abitudine presa. Allora sapete che faccio? Vi trascrivo una poesia di Mons. Francesco Zarletti (qualcuno senz’altro se lo ricorda) che, oltre ad un sorriso, a chi è consapevole della reale situazione odierna darà motivo di pensare e, forse, di correggere il modus vivendi.

 

La civiltà dei consumi

Ho inteso, pe' due ore, un deputato

parlà di - civiltà del consumismo

l'unica frase chiara, ch'ho afferrato,

è che quella espressione è un idiotismo.

 

Di chiède spiegazione a tanta gente,

dico la verità, so' un po' restio,

pe' cui, un giorno, ho deciso, finalmente,

d'annàmmela a guardà pe' conto mio.

 

Apro il vocabolario d'italiano

e vò a cercà la voce: consumare;

subito appresso, nello stesso brano,

viene un'altra parola: - logorare -.

 

Continuo ancora la consultazione,

e, al terzo posto, successivamente,

trovo un costrutto che mi fa impressione,

vale a dire, cioè: - ridurre al niente -.

 

Seguono vari verbi transitivi,

ciascuno co' li modi e co' li tempi;

e, fra linette e punti esclamativi,

so' citati, alla fine, alcuni esempi.

 

Si consumano scarpe e copertoni;

la goccia, col cadè, consuma il sasso;

si consuma il di-dietro ai pantaloni;

e séguita, via via, di questo passo.

 

Mo' capisco perché, dell'òmo, in giro,

c'è rimasto soltanto il surrogato!

La civiltà j'ha fatto un brutto tiro;

lui non c'è proprio più: s'è CONSUMATO.

 

Lutor

 

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