Andrea Stefano Marini Balestra

Il 2020 è veramente un anno pazzo. Non bastava la pandemia di Covid-19 a renderci la vita più difficile, ma adesso ci mette la sua il Comune di Viterbo.

Come?

Sfregiando la Città. Altro che promozione turistica.
Le follie amministrative dell’amministrazione comunale non si contano nemmeno più.

Per esempio prima di sistemare i sampietrini delle vie cittadine, cosa ormai indifferibile (andate in motorino e ve ne accorgete), si preferisce intervenire a giorni alterni con decisioni contraddittorie. Infatti, un giorno si decide una cosa, un altro si cambia tutto. Dopo la decisione inutile di sospendere le limitazioni nelle Z.T.L. e nelle A.P.U. per poi riaffermarle, si stabilisce, senza logica solo cambiare orari.

Nel frattempo, una discutibile inutile decisione, ha reso alcune vie di indispensabile scorrimento al traffico invase da tavolini selvaggi di bar e ristoranti, anzi no, legali, ma inutilizzabili perché, a parte la rarefazione di clienti, a nessuno fa comodo essere vittime di qualche inesperto guidatore.

Ma l’ultima!

Circondare una piazza, la principale della città, di “dissuasori” al parcheggio auto mediante grossi vasi quadrati in ferro pesanti ed inamovibili, è il colmo.

Una piazza è una piazza e tale deve restare. Già assurdo aver cinto piazza Fontana Grande di colonnine e catenelle, adesso la follia comunale è giunta praticamente chiudere piazza del Plebiscito, alias del Comune.

Non ce ne era proprio bisogno.

Si è detto che bisognava eliminare il parcheggio selvaggio nelle ore serali.
Bene, d’accordo, piazza del Comune, una volta parcheggio vigilato A.C.I. negli anni 50/60 non può oggi reggere l’impatto motoristico e, giustamente, da decenni colà imposto un generale divieto di sosta h.24.

Ma, prima di mostrare una piazza rinascimentale con l’apposizione di discutibili fioriere che poi diventeranno cestino di rifiuti e posa cenere, c’era da pensarci due volte almeno come risolvere il problema di qualche ora serale di parcheggio dei frequentatori della movida.

La cosa più semplice, era dislocare, anche di notte una pattuglia di Vigili urbani, per dissuadere anche con la sola presenza gli autisti indisciplinati e poi, solo in ulteriore difetto multarli.

Sembra proprio che il Sindaco non si fidi del suo servizio di Polizia locale o quest’ultima ha dichiarato non essere in grado assicurare il servizio.
Allora che si è fatto: blindatura dell’intera piazza del Comune.

Possibile che l’Assessorato alle opere pubbliche non sia reso conto dell’assurdità del provvedimento e non abbia considerato prima le ricadute economiche per l’installazione e rimozione periodica dei “dissuasori” per le esauste casse comunali, ma soprattutto quelle architettoniche e pratiche.

Pare impossibile pensare che l’Assessore con delega al Centro Storico non si sia reso conto che un altro impiccio al godimento del centro della città lo renda ancor più desolato e che i magri incassi del commercio possano cessare del tutto.

L’Assessorato ed il Sindaco hanno preferito assumere damblè, quindi senza uno studio approfondito, un provvedimento tipico del più becero grillinismo. Questo provvedimento, qualora non venga spazzato ad esito positivo di un ricorso amministrativo, non potrà durare.

Infatti, non crediamo che la Prefettura, anch’essa segregata, possa sopportare qualcosa che metta in difficoltà l’accesso ai suoi uffici degli organi amministrativi decentrati che ogni giorno necessitano per servizio accedervi ed anche che, l’apposizione di grossi pesanti contenitori di metallo, possa rappresentare un ostacolo per l’accesso di mezzi di soccorso in evenienze calamitose.

Tutto ciò non è stato considerato dal Comune, così come non è stato valutato un impatto architettonico su un bene culturale tutelato.

L’impatto visivo odierno post operam, per chi scende da via Cavour verso la piazza è devastante.
L’elegante snello porticato del Palazzo comunale, opera architettonica rinascimentale del 400, rimane invisibile. Si notano solo casseforme metalliche simili a bare che deturpano la visione e danno senso di strettezza alla piazza.

Proprio quella principale della Città. Da secoli luogo di incontro, di mercato e di vita cittadina. Oggi questa piazza appare come una chicane di circuito da Formula Uno.
Ma benedetto sia il signore Dio nostro.

Se proprio si voleva impedire sosta selvaggia, bastava delimitare una porzione della piazza, non con bigi scatoloni di metallo di costruzione cinese (anche se vendute da una ditta di Viterbo), appunto similbare, ma più semplicemente con palle di peperino, certo più semplici da rimuovere, ma comunque idonee per lo scopo.

Il problema è che al Comune di Viterbo non hanno le palle.  

 

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