Dott. Giuseppe Di Prima 
Chimico farmacista, biologo, specializzato in farmacognosia

Spiaggia, sole, tuffi, passeggiate sul bagnasciuga. Nel “pacchetto”, a volte, può essere compresa anche qualche piccola disavventura, legata ad esempio al contatto ravvicinato con una medusa o con la punta di una tracina celata nella sabbia.

Come comportarsi? Ecco qualche semplice consiglio per il pronto soccorso tra le onde.

- Meduse, occhio anche a distanza di tempo

Prima di tutto, sfatiamo un mito. Da noi, per fortuna, non ci sono le meduse che in altre acque possono risultare dannose se entrano a contatto con il corpo umano.

Nelle onde del Mediterraneo girano altre meduse, che a volte non sono nemmeno urticanti e provocano solo reazioni nel punto di contatto. Tuttavia, capitare in un branco di meduse ed essere colpito su larga superficie del corpo può essere pericoloso. Il reale pericolo deriva dal panico che segue appena percepito il dolore urente del contatto con le meduse.

In tutti i casi, a detta degli esperti, solo raramente è necessario ricorrere al pronto soccorso. Purtroppo sempre più meduse invadono i nostri mari! A quanto pare le acque si stanno arricchendo di questi animali a causa dei concimi e della pesca indiscriminata.

Nel primo caso vengono messi sotto accusa i fertilizzanti che, dai campi coltivati, finiscono in mare e costituiscono l’alimento ideale per fitoplancton e zooplancton, il piatto preferito delle meduse che vengono, così, attirate e nutrite.

Nel secondo caso, invece, si tratta di pescatori che, senza autorizzazione, sterminano intere colonie di pesci e permettono alle meduse di svilupparsi venendo a mancare i loro predatori naturali.

Entro breve, quindi, se la situazione perdura, andare al mare potrebbe voler dire avere a che fare con le meduse. Vediamo allora come comportarsi in caso di puntura. Le meduse pungono la pelle dell’uomo grazie a dei filamenti urticanti che penetrano immediatamente nella pelle.

La sostanza urticante in realtà è una miscela di tre proteine a capacità paralizzante, urticante e neurotossica.

Subito dopo il contatto si avverte una sensazione di dolore bruciante e poi di prurito lasciando spesso una vera e propria impronta. Possono comparire veri e propri ponfi, simili a quelli dell’orticaria. Ma dopo una mezz’ora il bruciore si riduce  e rimane  solo una fastidiosa sensazione di prurito.

Attenzione però: a volte possono anche comparire reazioni ritardate. Non ci si accorge quasi dell’avvenuto contatto con la medusa: ma a distanza di tempo possono comparire lesioni arrossate, apparentemente senza spiegazione, legato proprio a quell’incontro non gradito.

Sul fronte dei rimedi, non esistono antidoti specifici per questi veleni che tuttavia sono termolabili, cioè si degradano alle alte temperature. Una volta fuori dall’acqua verificare che non vi siano parti di medusa rimaste attaccate alla pelle. In questo caso devono essere tolte.

Se non si dispone di mezzi di medicazione l’unica cosa utile è far scorrere acqua di mare sulla parte infiammata. In questo modo si può diluire la tossina non ancora penetrata. Evitare, invece, di grattarsi o di strofinare la sabbia o ricorrere a medicazioni estemporanee. Secondo gli studiosi oltre ad evitare di grattarsi non serve lavare con ammoniaca, aceto o alcol.

C’è il rischio di aumentare l’infiammazione della parte colpita. Viene consigliato un’attento lavaggio con SOLUZIONE CONCENTRATA DI BICARBONATO anche se i rimedi popolari segnalano l’utilità dell’ammoniaca.

La medicazione corretta andrebbe fatta con l’applicazione di Gel Astringente al cloruro d’alluminio. Il Gel Astringente ha un’immediata azione antiprurito e blocca la diffusione delle tossine.

Purtroppo non è ancora comune in Italia l’abitudine di portare con sé un Gel Astringente al cloruro d’alluminio, che è peraltro utile anche per le punture di zanzara. L’impiego di creme al cortisone o contenenti antistaminico non è indicato, perché questi farmaci entrano in azione dopo 30 minuti dall’applicazione, cioè quando il massimo della reazione si è già spenta naturalmente.Importante è invece fare attenzione: se la reazione della pelle si diffonde, se compaiono sudorazione, pallore o addirittura se si sviene. In questi ovviamente occorre andare al pronto soccorso.

- Ricci e pesci pericolosi

Rimanendo sui fondali sabbiosi, una passeggiata tra le onde per sfruttare l’effetto acquagym può nascondere l’insidia della spina dorsale della tracina, un pesce che di solito vive in fondali bassi (spesso molto vicina a riva) e sabbiosi. 

A rischio sono quindi le tante persone che scelgono di fare acquagym per tenersi in forma, o comunque chi ama camminare a lungo nell’acqua bassa.

Nell’aculeo della spina è contenuto un veleno che nell’uomo fortunatamente non è letale, ma la puntura può far decollare un intenso dolore che, seppur raramente, può portare addirittura a svenire. In generale, comunque l’area del piede interessata diventa molto gonfia e fa particolarmente male.

Il pronto soccorso prevede di medicare la ferita con acqua ossigenata o simili, ricordando che la tossina inoculata dalla tracina è termolabile. Per questo occorre immergere la parte colpita in acqua calda (alla massima temperatura sopportabile facendo attenzione a non provocare ustioni!) per quasi un’ora.

Se compaiono sintomi come tachicardia, difficoltà alla respirazione, nausea, difficoltà di movimento dell’arto colpito occorre rivolgersi al 118 o farsi accompagnare al pronto soccorso.

Più difficile è invece trovarsi ad affrontare la spina di uno scorfano, perché questo pesce predilige i fondali più profondi e vive soprattutto tra gli scogli. Sempre tra gli scogli, si può mettere improvvidamente mano o piede su un riccio di mare, che si “difende” dal contatto con gli aculei.

Cosa fare?

Occorre  togliere con una pinzetta o con un ago gli aculei rimasti conficcati nella pelle, ovviamente previa attenta disinfezione. Se infatti non si procede ad un’adeguata pulizia dell’area interessata, c’è il rischio che si formino granulomi nella parte interna della pelle intorno alla zona in cui l’aculeo si è infiltrato.

Anche in questo caso, però attenzione: se nelle nostre acque non ci sono particolari problemi, la puntura di riccio di mare può risultare ben più problematica da trattare causa l’accurata estrazione degli aculei.

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