Le Terme INPS negli anni '70 del 1900 (Archivio Mauro Galeotti)


Andrea Stefano Marini Balestra

C’erano una volta le terme INPS sottotitolate “dei lavoratori”, poi, solo impianti termali di lusso.

Le “pozze”, liberamente autogestite a casaccio (Comune di Viterbo compreso), ma stracontestate, per cui una (Masse di S.Sisto) soppressa per via giudiziaria, ma, nonostante siano anch’esse veicolo di presenze turistiche sul territorio, non appaiono gradite ai reggitori delle cose pubbliche viterbesi, tant’è, vedi per esempio, il parco e piscine del Bulicame è tutto in abbandono.

Che dobbiamo pensare?
Semplice. Si vuole trasformare l’impianto termale ex INPS in un mega progetto alberghiero a 5 stelle (mah, basta con queste “5 stelle” !), andando così a duplicarsi ad altre strutture già presenti, eleganti si, ma costose. Ritengo ogni progetto in questo senso folle, megalomane e soltanto foriero di futuri fallimenti.

A Viterbo il termalismo una volta popolare, era alla portata di tutti: dall’epoca romana a quella papale e del regno d’Italia, e così è stato sempre presente.

Come infatti modeste rispetto altri antichi impianti erano le strutture delle terme del Bacucco (a parte il progetto di Michelangelo), quindi poi, quelle della c.d. “lettighetta” in località Bagnaccio (omen nomen) ed altrettanto quelle pubbliche comunali con la relativa grande piscina.

L’INPS, pochi anni dopo la sua istituzione, edificò a Viterbo un centro termale d’eccellenza destinato ai suoi assistiti: impiegati ed operai. E fu un successo.

Invece, il progetto alberghiero di lusso “Grand Hotel Grandori” aperto alla fine dell’800 in concomitanza della apertura della linea ferroviaria, fu un disastro commerciale.

Conferma che a Viterbo un termalismo d’elite non può esserci.
L’abbiamo constato negli ultimi decenni, mentre le lussuose terme messe su da abili imprenditori locali non sfondano, solo vivacchiano, la frequenza delle “libere pozze” è aumentata.

Nei fine settimana maggiori sono le persone che occupano gli spazi camper rispetto la prenotazione di stanze d’albergo.
Allora?

I nostri “abili” amministratori locali viterbesi mentre si sbracciano perché si crei un altro centro termale d’eccellenza nel sito delle ex terme INPS, sognando una struttura di extra lusso, non vogliono capire che mai potrà un simile programma potrà realizzarlo proprio perché i probabili interessati alla realizzazione sono ben consci che a Viterbo un termalismo di lusso non ha ulteriore possibilità di sviluppo perché già assorbito dalle presenti strutture.

Infatti, a Viterbo, arrivarci senza veloci strade di collegamento con la Capitale, con una ferrovia con orari ottocenteschi senza un aeroporto aperto al traffico civile turistico, mai sarà possibile ottenere un consistente flusso di bagnanti termali di “lusso”. Serve quindi riconvertire l’impianto ex terme INPS non già in un irrealizzabile albergo di lusso, ma in un impianto a misura “d’uomo”, di “famiglia”, con servizi moderni sì ma a costi concorrenziali ed alla portata di borsa dei cittadini italiani. Costituire un impianto in concorrenza con altri è sbagliato.

Serve invece un impianto termale semplice, economico, popolare, così come i nostri nonni l’avevamo concepito negli anni 30 del secolo scorso.

I progetti mega lasciamoli agli altri, cioè agli imprenditori alberghieri specializzati alla ricerca di clientela VIP (che già oggi non c’è e che mai potrà esserci in un territorio isolato), mentre al Comune di Viterbo deve interessare il benessere dei propri cittadini la cui maggioranza non è in grado sopportare, per esempio una famigliola, la spesa giornaliera di un “giorno alle terme” negli impianti oggi esistenti.

Il termalismo viterbese ha avuto nei secoli un carattere popolare.
Tale deve restare.

Ogni tentativo di “superare” i bagni alle libere “pozze” ed avviare i bagnanti in costose strutture è sempre fallito. Soltanto un moderno, economico nuovo impianto termale con tutti i servizi annessi, potrà avere successo e riempire il vuoto di presenze sul territorio dopo la scellerata ed inutile chiusura del libero impianto de “Le masse di S.Sisto” a favore di una locale progettazione edilizia che mai potrà essere realizzata e mai anche funzionare una piscina già abusivamente realizzata.

L’Assessore al termalismo dr. Contardo, è avvisato.

 

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