
Maria Laura Annibali 
Emanuela Dei
Esce il nuovo film documentario di Maria Laura Annibali, “L'altra altra metà del cielo. Donne.” che rappresenta un coraggioso e tenace viaggio attraverso il mondo dell'omosessualità femminile.
Già nel 2008 Annibali diede vita a “L'altra altra metà del cielo”, seguito da “L'altra altra metà del cielo... continua (2011) e ora, anche la terza parte che ha per tema sei storie di donne che si intrecciano in percorsi di vita “matrimoniali”, ora drammatici ora collaudati.
I racconti sono esperienze in bilico tra accettazione e rifiuto sociale, tra normalità e trasgressione. Stiamo parlando sempre di unioni lesbiche, non eterosessuali.
Per l'importanza del tema trattato abbiamo ritenuto opportuno porre alcune domande alla regista, per conoscerla meglio e per capire da dove provenga la sua tenacia.
Come le è venuta l'idea di iniziare questo trittico?
Dopo più di 20 anni di silenzio avevo l’esigenza di far ascoltare la mia voce e raccontare la realtà lesbica che spesso viene sottovalutata e taciuta. Volevo anche lasciare un testamento spirituale
Come mai questo titolo?
Al titolo tengo moltissimo, anche se lo debba sempre spiegare: “L’altra metà del cielo” è ormai acclarato che siano le donne, “l’altra altra” sono le donne che amano altre donne.
Come ha prodotto i documentari?
I primi due documentari sono stati interamente sovvenzionati, solo per le spese vive, da una mia carissima amica. Né io né i miei collaboratori abbiamo preso alcun compenso. Per il terzo, una parte è stato sostenuto sempre da amici, e una parte dalla sottoscritta. Niente sussidi da enti o associazioni.
Perché c'è bisogno di mostrare il mondo lesbico?
Perché è ancora un mondo semisconosciuto. Con i miei lavori spero di aver fatto capire ai più che in realtà non c’è nessuna diversità.
Cosa le lesbiche non hanno il coraggio di dire o di fare?
Molte donne lesbiche non hanno ancora il coraggio di accettare questa poetica “diversità”, si nascondono ancora.
C'è più identità e consapevolezza nelle lesbiche del nuovo millennio?
Certo, queste generazioni hanno avuto il privilegio di una rivoluzione femminista e sessista, credo che debbano ringraziare la favorevole situazione odierna le nostre lotte e hai nostri sacrifici.
Ora ci parli un po' di Lei. Di cosa si occupa nella sua vita?
Mi occupo della comunità LGBTQI, per questo sono abbastanza rimproverata dai miei nipoti, mentre mia moglie comprende e lotta con me.
Quali sono progetti futuri?
Diversamente da quanto succede a tanti dei miei coetanei che cercano di godersi la terza età nella tranquillità, a me il pensiero del futuro mette frenesia per poter vedere realizzati rapidamente alcuni dei miei desideri, diventati ormai dei veri e propri progetti.
Quattro anni fa, al tempo dell’approvazione della legge sulle unioni civili, ripetevo spesso ai responsabili politici: “Fare presto, perché io sono grande (riferendomi all’età) e non posso aspettare ancora a lungo”. La stessa cosa mi è capitata di ripetere anche in queste settimane nell’imminenza della discussione alla Camera dei Deputati della legge contro l’omolesbotransfobia.
Questo è e sarà sicuramente il mio primo impegno, dentro il movimento delle associazioni LGBTQI, per l’immediato futuro, cioè sostenere e spingere il Parlamento italiano ad aggiornare la legislazione al riguardo del rispetto dei diritti e delle libertà di tutti e tutte.
Considerate le premesse che si stanno vedendo in questi ultimi giorni, potrebbe non essere proprio una passeggiata. Bisogna dar voce e gambe alla lotta contro le discriminazioni, in modo da incoraggiare i giovani a non aver paura di essere sé stessi, senza farsi condizionare dagli stereotipi di genere.
Penso sia importante continuare ad offrire testimonianze di vita, personale e di coppia (come con mia moglie Lidia) attraverso la realizzazione di alcuni progetti: prima di tutto continuerò il mio impegno come documentarista, non solo nel far circolare il mio terzo documentario “L’altra altra metà del cielo. Donne, ma anche lavorando per verificare la fattibilità di un documentario sugli uomini “che amano altri uomini” nella quotidianità della vita, nella cosiddetta “provincia profonda”.
Poi, c’è in cantiere la pubblicazione di un romanzo ispirato alla mia vita. Una specie di biografia resa avvincente dalla penna e dalla fantasia di Anna Paolucci. Un dono davvero straordinario. In questa medesima prospettiva potrebbe anche maturare una sceneggiatura per una fiction su alcune vicende passate della mia famiglia.
Dal 2014 è la presidente dell'associazione “Di gay Project” di Roma. Quali sono le attività culturale e politiche promosse per la comunità?
Il DGP, in questo momento, oltre a seguire tutte le istanze della nostra comunità, offre tutta una serie di servizi che comprendono sia aiuto psicologico che tutela legale. Abbiamo attivato anche una scuola di Yoga e di teatro. A breve ci sarà pure una scuola di Rechi. Personalmente seguo la parte artistico culturale, proponendo presentazioni libri, film, conferenze d’arte, conferenze archeologiche e filosofiche.






















