Museo della Navigazione nelle Acque Interne 

Al Soprintendente Dott.ssa Margherita Eichberg Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l'area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l'Etruria meridionale Via Cavalletti, 2 00186 Roma RM Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. p.c., ai rispettivi indirizzi di posta elettronica:

Dott.ssa Paola Abenante, Sig.ra Maria Giuseppa Annesi, Dott.ssa Caterina Berardi, Dott.ssa Irene Berlingò, Prof. Marco Bonino, Sig. Mario Bordo, Dott. Pio Cerocchi, Dott. Marzio Cresci, Prof.ssa Barbara Davidde, Dott. Marco Ferrazzoli, Prof.ssa Maria Rita Eugenia Forte, Dott. Mauro Galeotti, Prof. Ermanno Gambini, Dott. Gianfranco Gazzetti, Dott.ssa Ebe Giovannini, Dott. Antonio Mattei, Prof.ssa Felicita Menghini, Dott. Giovanni Panella, Prof. Alberto Pélissier, Dott. Maurizio Pellegrini, Dott. Prof. Roberto Petriaggi, Prof. Antonio Quattranni, Prof. Dario Rossi, Prof. Lido Rossi, Prof. Stephan Steingraeber, Prof. Andreas Steiner, Dott. Pietro Tamburini

Oggetto: Richiesta di intervento urgente a tutela del progetto espositivo e del patrimonio culturale conservato nel Museo della Navigazione nelle Acque Interne

Gentilissima Dott.ssa Eichberg,

dal 2016 rivesto l’incarico di direttrice del Museo della Navigazione nelle Acque Interne, museo civico del Comune di Capodimonte, facente parte dell’Organizzazione Museale Regionale. Ho ritenuto opportuno inviare, per conoscenza, questa mia lettera anche agli studiosi e alle persone che hanno offerto, in varie occasioni, la propria preziosa collaborazione nel corso della mia direzione scientifica del museo, ai donatori delle collezioni esposte nel museo, e ad esponenti del mondo della cultura e della scienza in generale, al fine di informare urgentemente la Soprintendenza e gli studiosi tutti del rischio concreto di perdere irrimediabilmente un progetto museale di grande rilevanza scientifica. In quest’ultima settimana, infatti, l’attuale Giunta del Comune di Capodimonte, in carica dallo scorso anno, ha manifestato l’intenzione di voler effettuare un cambiamento dell’attuale esposizione per trasformare il Museo della Navigazione in un museo archeologico su Bisenzo.

Il Sindaco, Antonio De Rossi, in un recente colloquio telefonico con la sottoscritta, ha affermato di aver ricevuto da parte di alcuni esponenti del GAR (la sezione di Capodimonte del Gruppo Archeologico Romano) la richiesta di modificare l’attuale indirizzo di gestione del museo. Il Sindaco ha affermato di non poter non tenere conto delle forti pressioni ricevute, poiché il Comune - ha detto testualmente il Sindaco - “deve fare tutto quello che la popolazione desidera”. Non mi risulta che sia stato effettuato alcun referendum al riguardo, pertanto devo ritenere che tale volontà sia piuttosto circoscritta solo ad alcuni elementi del GAR di Capodimonte, che vogliono in tutti i modi imporsi. Tengo a precisare che all’interno del consiglio direttivo di questo gruppo non sono presenti archeologi professionisti, ma due esponenti del consiglio direttivo della sezione del GAR sono anche consiglieri comunali.

Le affermazioni pronunciate dal Sindaco, rappresentante di una Istituzione pubblica, riguardo le pressioni ricevute, lasciano interdetti e pieni di interrogativi.

Fin dall’inizio del mio mandato, pur avendo ricevuto in carico un museo con forti criticità, che era stato gradualmente soffocato dalla presenza di un centro culturale che purtroppo occupava gli stessi spazi espositivi del museo, ne avevo immediatamente apprezzato il progetto museologico realizzato dalla Dott.ssa

Anna Maria Conti con la supervisione dell’allora funzionaria archeologa della Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale, Dott.ssa Patrizia Petitti, e con l’apporto tecnico-scientifico di numerose professionalità che collaborarono alla creazione del museo. Si tratta, pertanto di un progetto di alto profilo scientifico e tuttora il Museo della Navigazione nelle Acque Interne resta l’unico museo del Lazio, e uno dei pochissimi su tutto il territorio nazionale, a trattare la tematica delle acque interne. Nonostante, come ho sopra accennato, il museo mi fosse stato affidato in una fase ormai di evidente declino, con spazi espositivi e operativi ridotti a ripostigli ingombri di sedie per le riunioni del centro culturale, di scatoloni vuoti e di ogni altro tipo di scarto, ne compresi le grandi potenzialità dal punto di vista scientifico ed educativo.

Pur essendo conscia delle difficoltà che avrei incontrato, attirandomi l’ostilità di coloro che non intendevano rinunciare all’uso improprio degli spazi museali, lavorai per i primi due anni solo allo scopo di ricostruire l’identità del museo, non accogliendo più attività che non fossero incluse nella programmazione scientifica e culturale del museo o che non fossero ad essa attinenti. Nel corso dei primi due anni sono anche riuscita a recuperare, spesso con la sola forza delle mie braccia, gli spazi che restavano inutilizzati a causa dell’ingombro trovato. Ho così rimesso in funzione la zona cieca, che originariamente era la sala multimediale, allestendola come spazio dedicato alle tradizioni dei pescatori del Lago di Bolsena, con i pesi da rete donati dal Dott. Piero Carosi e con gli oggetti della vita domestica offerti dal Sig. Mario Bordo di Bolsena.

La sala di consultazione informatica ha mantenuto la sua funzione cui è stata aggiunta quella di aula didattica con monitor e lavagna, a disposizione delle scuole e, in generale, delle attività educative del museo. Da poco è stata anche allestita una piccola biblioteca con una sezione specialistica dedicata all’archeologia e architettura navale che comprende molti volumi donati da studiosi come il Prof. Marco Bonino, la Prof.ssa Barbara Davidde, il Prof. Roberto Petriaggi e il già funzionario della Soprintendenza archeologica, Maurizio Pellegrini. Gli ultimi due anni sono stati dedicati all’ampliamento del progetto espositivo, senza mai snaturare gli obiettivi del progetto originario, ma cercando di apportare nuovi elementi.

Una particolare attenzione è stata da me posta al tema delle barche tradizionali, concentrandomi in modo particolare sulla nostra regione. Poiché le barche tradizionali italiane rappresentano un’importante patrimonio culturale, purtroppo a torto spesso definito “minore” e del quale ormai da anni gli archeologi navali denunciano il rischio di estinzione, mi sono impegnata fortemente per riuscire da un lato a recuperare alcune barche tipiche regionali, come la barca tradizionale del Lago di Bracciano, la barca tradizionale del Lago di Fondi e una importante barca a vela storica, la “Sabatina” del Lago di Bracciano, creata alla fine degli anni Trenta, che ha dato origine alle prime regate veliche nel centro Italia. Nel complesso, il patrimonio navale del museo spazia tra la fine del XIX secolo e gli anni Novanta. Il recupero fisico delle imbarcazioni è stato affiancato da un’attività di ricerca che è finalizzata ad un progetto di censimento delle barche tradizionali del Lazio, al quale sto lavorando in collaborazione con la Dott.ssa Paola Abenante, funzionaria antropologa della Direzione Regionale Musei del Lazio. Il progetto di censimento è stato incluso nel programma del 7° Congresso Internazionale di Archeologia Subacquea di Helsinki che, a causa dell’emergenza sanitaria, è stato rimandato all’agosto del 2021.

Nel contempo, è stata avviata una campagna di catalogazione per l’ICCD, dopo aver ottenuto il riconoscimento come ente schedatore per il Comune di Capodimonte.

Uno degli aspetti più interessanti di questo museo è quello di essere stato concepito fin dall’inizio come l’espressione, in tutto il percorso espositivo, di un continuo dialogo tra le tre differenti discipline cui fa riferimento l’esposizione: l’archeologia, l’archeologia navale e l’antropologia. Il Museo della Navigazione, cioè, non ha sezioni distinte, una archeologica ed una antropologica, ma il percorso espositivo si sviluppa in forma unitaria attingendo elementi da tutte queste discipline. Questo è, a mio avviso, uno degli aspetti di maggior valore di questo museo che merita, dunque, di essere tutelato al pari dei singoli elementi che compongono l’esposizione, dalla piroga protostorica dell’età del bronzo alla barca tradizionale da pesca costruita dall’ultimo mastro d’ascia del Lago di Bolsena, Luigi Papini.

A questo proposito vorrei anche sottolineare la collaborazione in atto con l’antropologa Ebe Giovannini e con l’archeologo Maurizio Pellegrini, con i quali da vari anni stiamo costruendo un archivio sonoro e visivo del museo, a disposizione degli studiosi e del pubblico, raccogliendo testimonianze e interviste in particolare sul nostro territorio e sulla regione; materiale di cui sto avendo cura di informare la Dott.ssa Paola Abenante anche i fini della catalogazione del

patrimonio sia materiale che immateriale del museo. Credo di poter affermare che oggi il Museo della Navigazione di Capodimonte rappresenti un punto di riferimento per la tematica delle acque interne, come dimostra l’interesse della comunità scientifica nei nostri confronti. Di recente il Prof. Marco Bonino ha donato al museo alcuni suoi preziosi modellini che rappresentano anni di studio da lui svolti nell’ambito dell’architettura navale e che costituiscono una documentazione di assoluto rilievo. La fiducia e la stima dimostrata dal Prof. Bonino sono la dimostrazione tangibile che il Museo della Navigazione è ormai riconosciuto come una istituzione credibile in ambito scientifico.

Gli indirizzi di ricerca del museo, come ho accennato, si svolgono intra muros ed extra muros e su diversi ambiti disciplinari. Sul territorio, grazie all’accordo di collaborazione con il DISTU dell’Università degli Studi della Tuscia, si è dato inizio a studi, per ora sul materiale bibliografico ed archivistico, sulla fase medievale del Monte Bisenzio, di cui resta una interessante documentazione archeologica che include grotte artificiali, palmenti e la ben nota colombaia. Le ricerche in quest’area dovrebbero essere completate da prospezioni e sondaggi di scavo in relazione ai quali sono in attesa che la Dott.ssa Letizia Arancio, sentita più volte nel corso degli ultimi mesi, predisponga un protocollo d’intesa a tre con il DISTU e il Museo della Navigazione/Comune di Capodimonte.

Sempre in relazione al Monte Bisenzio, si è da poco concluso un accordo collaborazione a tre in ambito didattico tra il Politecnico di Torino, il DISTU dell’Università degli Studi della Tuscia, e il Museo della Navigazione/Comune di Capodimonte in relazione alla conservazione e valorizzazione museografica del patrimonio culturale archeologico e naturalistico del Monte Bisenzio. L’iniziativa ha consentito, attraverso lo svolgimento di esercitazioni da parte degli studenti del Politecnico, durante il corrente anno accademico, di avere molte idee progettuali per l’eventuale realizzazione di un parco archeologico del Monte Bisenzio e che saranno a breve raccolte in un unico progetto da sottoporre all’attenzione della Soprintendenza.

Mi chiedo, pertanto, per quale ragione, dopo dieci anni di apertura del Museo della Navigazione di Capodimonte, solo ora che il museo è tornato ad avere una propria identità ben definita e una programmazione scientifica ed educativa regolare e continua, con vari importanti progetti in corso di realizzazione e collaborazioni varie, si stia tessendo un piano di smantellamento, con alacrità e nell’ombra, senza alcun accordo con la sottoscritta e le Istituzioni preposte alla tutela e alla valorizzazione, per modificarne arbitrariamente gli “indirizzi di gestione”, al fine di trasformarlo, con un colpo di mano, in un museo archeologico, non si sa sulla base di quale progetto.

Il Museo della Navigazione non ha certamente spazi che possono essere destinati ad una esposizione incentrata sul sito etrusco, soprattutto dopo le ultime acquisizioni di nuove barche tradizionali, né sarebbe opportuno intervenire su una narrazione espositiva che ormai ha una sua compiutezza. Se, come pare essere nelle intenzioni di coloro che vorrebbero modificare l’indirizzo di gestione del museo, venissero acquisiti reperti archeologici provenienti da altri musei e depositi sparsi in Italia e nel mondo (come è stato farneticato), ciò significherebbe inevitabilmente intervenire sull’attuale esposizione. Personalmente, invece, rimanendo nella ragionevolezza, non avrei nulla in contrario se mi venisse chiesto di predisporre una vetrina dedicata alle ricerche del gruppo archeologico, in quanto avendo sempre apprezzato gli studi di archeologia e museologia comunitaria, sarei molto ben disposta nei confronti del desiderio di partecipazione della comunità.

Ciò è avvenuto, per esempio, anche in occasione dello scavo archeologico da me promosso in zona Bucacce nell’estate del 2018, durante il periodo della mia direzione della sezione del GAR di Capodimonte (dal 2017 al 2019, mentre attualmente rivesto la carica di coordinatore regionale dei GAI del Lazio). Ovviamente lo scavo fu autorizzato e diretto dalla stessa Soprintendenza nella persona del funzionario di zona, Dott.ssa Letizia Arancio. Purtroppo il progetto di scavo non ha potuto avere adeguata conclusione, con il restauro e l’eventuale esposizione di alcuni reperti (tutt’ora conservati in un locale all’interno del Palazzo comunale di Capodimonte), in quanto la Dott.ssa Arancio ha fermato gli accordi che si stavano per avviare con il laboratorio didattico dell’Università della Tuscia (DISTU), ai fini della pulizia e del restauro dei reperti, facendo presente che si sarebbe occupata lei stessa di queste operazioni, probabilmente in altro modo, e quindi non mi è stato dato di sapere oltre.

La Dott.ssa Arancio, a mio avviso, avendo bloccato il lavoro sui reperti, che avrebbe dato sfogo all’entusiasmo locale, offrendo dei segnali concreti di impegno sul territorio dal punto di vista archeologico, per contro ha

forse troppo incautamente dato speranza e appoggio alle pretese del gruppo archeologico di realizzare un museo su Bisenzo di grande portata, senza prendere in considerazione il fatto che Capodimonte è un paese di appena 1400 abitanti circa, che con l’eccezione di due mesi estivi, per il resto dell’anno è praticamente un deserto.

Come può un paese privo di ricettività e di movimento turistico continuo, permettersi due musei? Venuta poi a mancare la possibilità di progettare tale ipotetico museo presso la storica struttura delle Ex Scuderie Farnesiane (Cascina), in quanto soggetta a determinati vincoli per la presenza di un cantiere non ancora concluso, e svanita la seconda opzione che prevedeva l’innalzamento di un secondo piano presso l’attuale edificio del museo, a causa dei vincoli paesaggistici ed architettonici, ecco che le attenzioni dei fautori del museo su Bisenzo si sono tutte rivolte sul Museo della Navigazione, incuranti dell’interruzione dei progetti in atto e indifferenti nei confronti dell’attuale esposizione museale.

Ho usato sopra l’avverbio “incautamente” in quanto ho avuto modo, in questi quattro anni di gestione del museo, di comprendere le caratteristiche della comunità capodimontana e di studiarne i pregressi storici: trattandosi di un ambito in cui, in un recente passato, il fenomeno dello scavo clandestino è stato considerevole e fortemente radicato all’interno della società locale, mi sono resa conto che ogni azione rivolta a valorizzare gli aspetti culturali locali deve essere misurata e gestita con attenzione; ciò per non correre il rischio di accendere localismi e fanatismi, tesi ad esaltare solo una parte della storia, cioè quella che agli occhi di alcuni risulta essere la più gloriosa e, soprattutto, la più ricca di elementi culturali materiali, senza alcuna motivazione scientifica, ma puramente ideologica.

Non volendo certo trascurare o ignorare il periodo etrusco che indubbiamente ha un valore notevole dal punto di vista storico e archeologico, e lo dico da Etruscologa, tuttavia ritengo che sia altrettanto importante anche mettere in atto una forte azione educativa tesa ad insegnare il rispetto per ogni parte della cultura territoriale, in cui rientra con pieno diritto anche la storia più recente e quella definita “minore”, cioè non solo quella leggiamo nei libri ufficiali di storia, ma anche quella raccontata dalle preziose testimonianze della gente comune. Evidenziare solo un segmento di storia, per quanto importante, come unico elemento rappresentativo della comunità, è come leggere solo un capitolo di un libro, tralasciando tutto il resto.

Forse è stata travisata la disponibilità all’ascolto della Dott.ssa Arancio, interpretandolo come un incoraggiamento a dare la priorità assoluta ad un progetto incentrato esclusivamente sulla fase etrusca.

A mio avviso sarebbe stato più indicato, piuttosto, indirizzare l’interesse generale sull’idea di un parco archeologico che, per le sue peculiarità, offrirebbe nell’immediato una grande opportunità di fruizione pubblica e di visibilità ai fini della promozione turistica, consentendo, nel contempo, di evidenziare ogni fase storica e ogni aspetto culturale di Bisenzo. La realizzazione di un parco archeologico, inoltre, sarebbe più facilmente concretizzabile anche in termini di sforzo economico, come hanno dimostrato le tante idee progettuali elaborate dagli studenti del Politecnico di Torino.

In relazione alla proposta di parco archeologico del Monte Bisenzio, ritengo sia opportuno aprire qui una parentesi, dato che la questione potrebbe non esulare dalla fine repentina cui si vuole destinare il Museo della Navigazione. Quando ebbe inizio il protocollo d’intesa cui sopra fatto cenno, relativo alla conservazione e valorizzazione museografica del patrimonio culturale archeologico e naturalistico del Monte Bisenzo, finalizzata alla creazione del parco archeologico, l’Amministrazione del Comune di Capodimonte, non rispettando l’Art. 7 di riservatezza del protocollo, che vieta di coinvolgere soggetti estranei all’accordo, e nonostante fosse in essere un comitato tecnico-scientifico composto dalla Prof.ssa Valeria Minucciani del Politecnico di Torino, dal Prof. Giuseppe Romagnoli, dell’Università degli Studi della Tuscia, e dalla sottoscritta, richiese il parere di un archeologo esterno, Andrea Babbi, che ha condotto dal 2015 al 2018 un progetto di ricerca su Bisenzo nell’ambito del Römisch-Germanisches Zentralmuseum Mainz, che non gli fu più rifinanziato alla fine del triennio.

Da qualche mese, Babbi è ricercatore di terzo livello del CNR e la sua ricerca è stata sempre molto seguita da alcuni appassionati locali di archeologia, che poi sono confluiti nel gruppo archeologico, e che sono tuttora speranzosi che il progetto (che sarebbe già stato o forse sarebbe sul punto di essere ripreso dal Mibact), produca risultati di grande rilievo. Forse proprio la presenza nel gruppo archeologico di due consiglieri comunali può spiegare il rapporto così stretto e assiduo tra questo archeologo e il Comune di Capodimonte, ormai da circa un anno, tramite incontri e videoconferenze, al punto che

l’Amministrazione ha ritenuto di dovergli sottoporre la questione dell’opportunità di creare un parco archeologico sul Monte Bisenzio, senza informarmi preventivamente e ancora prima che avessi il tempo di relazionare la stessa Soprintendenza sui risultati del progetto d’intesa. Non è neppure comprensibile, in ogni caso, quali siano le motivazioni che abbiano condotto questo archeologo, che non credo abbia alcuna autorità per esprimere pareri e tantomeno divieti, facendo le veci della Soprintendenza, ad escludere categoricamente l’idea di realizzare un parco archeologico sul Monte Bisenzio, ottenendo piena considerazione, in questa sua personale opinione, dal Comune di Capodimonte. Ho forti dubbi, pertanto, che proprio le linee di ricerca che il Museo della Navigazione ha sviluppato extra muros, rivolgendosi all’area del Monte Bisenzio, possano aver dato origine a delle problematiche o a delle conflittualità e quindi alla situazione presente.

Certamente anche la reticenza da parte del Comune di Capodimonte a voler iscrivere il Museo della Navigazione nel Sistema Museale del Lago di Bolsena, come da me ripetutamente sollecitato negli ultimi quattro anni, ha messo a rischio il progetto museale privandolo di forme di tutela e di controllo che il SiMuLaBo avrebbe potuto garantire.

A conclusione di questa mia, pertanto, faccio vivo appello a Lei, Dott.ssa Eichberg, affinché intervenga per bloccare con urgenza questa sciagurata intenzione, già in atto, di modificare l’attuale esposizione e di interrompere bruscamente tutti gli importanti progetti che sono in corso. Qualsiasi intervento inopportuno da parte dell’Amministrazione del Comune di Capodimonte potrebbe mettere a rischio il patrimonio conservato, tanto le imbarcazioni affidatemi in deposito, che necessitano di opportune attenzioni dal punto di vista conservativo, quanto le collezioni etno-antropologiche, anch’esse affidatemi in deposito, e gli archivi, che, come sopra scritto, sono in corso di catalogazione.

Da indiscrezioni che mi sono giunte dai consiglieri di minoranza del Comune, temo che a breve potrebbero essermi richieste le chiavi del museo e, a quel punto, non sarò più in grado di custodire l’esposizione e il Museo della Navigazione resterà privo di una guida scientifica.

Perdere o snaturare il Museo della Navigazione nelle Acque Interne sarà una sconfitta per tutti, sia per gli specialisti che per la comunità intera, e non una vittoria per l’attuale Amministrazione comunale di Capodimonte.

La ringrazio per la cortese attenzione e, restando a disposizione per ogni necessità di ulteriori approfondimenti sul problema descritto, Le chiedo urgentemente un incontro.

La prego gradire i miei migliori saluti.

Dott.ssa Caterina Pisu

Capodimonte, 21 giugno 2020

 

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