Giuseppe Bracchi, Giornalista pubblicista – avvocato TERU Umbria

In tutte le utopie politiche da Platone a Campanella, passando per il migliore dei mondi possibili tratteggiato nel suo romanzo da Aldous Huxley, i rispettivi autori si sono sempre sforzati di rimuovere ogni forma di contestazione, di opposizione, ogni possibile contrasto tra gli individui e tra gli individui ed i governanti. Ma queste forme di idealismo romantico trovano corrispondenza con la realtà?

Francamente non ne sono convinto.

Si tratterebbe di dar vita a società orribili, molto vicine a quei regimi totalitari che il secolo appena trascorso si è incaricato di consegnare alla storia e che lo storico Robert Conquest coniò con l’icastica definizione di secolo delle idee assassine. La conflittualità, la lotta politica, il dissenso, la contestazione, presuppongono la libertà degli individui e in un regime totalitario, la loro presenza è semplicemente impensabile, ancorché ostacolata dal potere redentivo di chi crede di possedere (Stato, partito, classe sociale e via discorrendo) la verità tutta intera.

Ma credo che oggi un serio rischio lo stanno correndo anche le cosiddette società democratiche. Oggi più che mai, anzi, in un mondo che intende avviarsi rapidamente verso la globalizzazione, intesa come istaurazione del Nuovo Ordine Mondiale. La quarantena da Covid 19 ha già mandato segnali inquietanti In Italia con parole d’ordine ripetute fino all’ossessione dalla maggioranza dei media e della televisione, tranne qualche lodevole eccezione ed ancora oggi sono segnali che continuano a far breccia nell’immaginario collettivo: distanziamento sociale, obbligo delle mascherine anche all’aperto nonostante la loro perfetta inutilità, assembramenti vietati, ma non tutti, purché siano funzionali al governo in carica: basti pensare alle riunioni piazzaiole dei soliti noti per strumentalizzare la morte dell’afro americano, George Floyd e nel corso delle quali è stata perfino assaltata e distrutta una delle sedi sede di Fratelli d’Italia.

Che senso ha tutto questo?

Non parliamo poi della sceneggiata parlamentare con l’abile regia della solita Boldrini. Farebbero meglio ad inginocchiarsi da qualche altra parte, che non in una sede istituzionale. Forse in quelle chiese, che invece sono state tenute chiuse per impedire ai fedeli di esercitare la libertà di religione e di culto.

Il conflitto in se stesso non è un male.

In questo aveva visto giusto Niccolò Machiavelli delle Istorie fiorentine.

Tutto sta vedere e capire, però, cosa si nasconde dietro ai conflitti di varia natura. La lotta politica è utile e necessaria, affinché i cittadini non perdano di vista il senso del bene comune. Semmai l’errore logico del Machiavelli, secondo me, è stato quello di aver descritto uno Stato che non può esistere, come il Nuovo Ordine Mondiale che si intende istituire, cancellando sovranità identità cultura religione e tradizioni di intere nazioni in nome e per conto dei nuovi tiranni dell’economia.

E’ la separazione della politica dalla morale: se il fine giustifica i mezzi, chi avrà più il diritto di discutere anche la liceità dei fini? Ciò che è mancato in Machiavelli e ciò che manca oggi in tanta parte della politica è l’esigenza dell’uomo morale, dell’uomo che defletta dal male come fine che giustifica i mezzi, dell’uomo che non concepisca la politica soltanto come ingegneria sociale, come tecnica del vivere sociale, il che accade, come accade in Italia, quando c’è assenza di legittimità e di programmi che abbiano come fine il Bene comune di tutti e di ciascuno: del singolo come della famiglia, dell’economia come del lavoro, della salute come degli altri corpi intermedi secondo un sano principio di sussidiarietà.

E su questa necessità del recupero dell’uomo morale credo che la nostra società, in primis la politica, debba tornare a riflettere ed operare, in tempi di liquidità, di relativismo morale, di anomia come ebbe a sostenere il sociologo Durkeim, sulla scorta di Parsons e Merton, e che designa la perdita dei riferimenti comuni (valori, norme, regole, credenze, insomma quelle “evidenze etiche”) che danno luogo ad una identità sovraindividuale, costitutiva del vincolo sociale. Diversamente, la lotta alle ingiustizie, alla corruzione morale e quant’altro resteranno solo delle buone intenzioni. E la storia già si è incaricata di dimostrare quanto l’inferno sia lastricato di buone intenzioni.

 

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