
Francesco Mattioli, sociologo
Quello che non capisco, negli scritti di Occhini, è dove voglia arrivare. Se alla spiegazione di cosa è l’Islam, della sua variegata natura, dell’esistenza di un Islam moderato e/o avanzato. Il che è un conto. O ad una difesa d’ufficio dell’Islam? Allora è un altro conto.
Sul primo punto, non ho obiezioni, è in linea con quello che mi spiegava un mio collega egiziano, non particolarmente devoto in verità, ma studioso delle religioni mediorioentali e quindi, come si dice, “ben ferrato” sull’argomento.
Sul secondo, ho già espresso le mie valutazioni, che spero non siano prese come mere opinioni ma siano considerate come il frutto di una riflessione di carattere professionale, quindi un tantino più circostanziate di quelle che il cosiddetto “uomo della strada” potrebbe avere a seconda dell’umore con cui si sveglia la mattina.
Di certo, mi sembra che Occhini forzi molto le sue argomentazioni fino a renderle comunque partigiane e non obiettive. Se uno vuole fare chiarezza e nel frattempo propone argomentazioni oscure e pregiudizievoli, il risultato finale è quello di screditare anche le cose corrette che scrive, creando ancor più confusione.
Mi soffermo su tre questioni.
Ancora su una chiesa vicino alla Kaaba: che sia uno stato oscurantista ad impedirlo è vero, ma è altrettanto vero che quello è un luogo talmente sacro all’Islam – meta di milioni di pellegrini - che dubito fortemente che i musulmani se ne dolgano. Che esistano chiese nei paesi musulmani è altrettanto vero, ma guarda caso questo avviene laddove la presenza cristiana è sempre sopravvissuta (come in Egitto, Siria, Palestina, Giordania, Irak, Turchia) o dove si sono stabiliti a suo tempo poteri colonialisti (come in Maghreb), mentre manca dove l’Islam ha potuto spadroneggiare (Arabia).
Sarà un caso…
Seconda questione. Scrive testualmente Occhini: “A fianco di una miriade di bande terroristiche gli agenti della CIA, con la collaborazione dei paesi della NATO, di Israele, della Turchia e delle monarchie petrolifere, hanno creato due poderose organizzazioni, l’ISIS ed al-Qaida”. Che al tempo del conflitto russo-afghano i Servizi occidentali abbiano aiutato certe forme di resistenza ai russi, quale che ne fosse l’ispirazione, è risaputo. In ogni caso, si trattava di un appoggio al variegato fronte combattente dei mujaheddin, che annoverava non soltanto gruppi fondamentalisti. E’ una prassi normale: il nemico del mio nemico diventa mio amico, chiunque sia: è capitato agli americani che rifornivano di armi anche i partigiani comunisti.
Certo, in seguito la questione è ampiamente sfuggita di mano, perché tra gli oppositori all’invasione russa hanno vinto le fazioni estremistiche e antioccidentali. E’ accaduto con la condensazione del movimento talebano – anche se prioritariamente rivolto ad una guerra “interna” per la fondazione di un emirato fondamentalista – e soprattutto con la nascita del movimento terrorista di Al-Qa’ida, esplicitamente antioccidentale e operante a livello internazionale. L’Isis sorge invece dalle rovine della stessa Al-Qa’ida dopo la morte di Bin Laden e trova sostegno tra certi nostalgici del regime di Saddam. Così, le affermazioni buttate là da Occhini sui finanziatori delle organizzazioni terroristiche musulmane, finiscono per prendere il caratteristico odore fasullo delle fake news di origine complottista.
Terza questione. La Dichiarazione dei Diritti Universali dell’Uomo: di certo è un patrimonio – e credo un vanto - della cultura democratica e liberale occidentale. E’ stata sottoscritta con molta riluttanza da alcuni di quei regimi che spuntavano totalitarismo a qualsiasi titolo e in seguito le è stata quasi contrapposta la Dichiarazione di Bangkok - da parte di alcuni stati orientali - che esalta più gli interessi collettivi che quelli individuali.
Che la Dichiarazione del 1948 possa trovare sostegno anche da parte di una sura del Corano va accolto con favore, anche se certo non è da questa sura che la Dichiarazione ha preso ispirazione. Continuo a pensare che ben più solido sia il contributo fornito da questo passo del Vangelo di Giovanni: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.”
Anche perché, diversamente da quella sura nel contesto del Corano, questo passo non trova contraddizione in altri passi del Vangelo.






















