Andrea Stefano Marini Balestra

Certo, in tempi di pandemia con tutti i suoi strascichi di ogni genere, un’altra occasione di polemica proprio non c’era bisogno.

Però, siccome sono indignato (credendo esserlo in buona compagnia) per l’esito della vicenda della cooperante Silvia Romano, partita cristiana, tornata musulmana, non posso esimermi da un commento.

Le foto mostrate di questa giovane durante la sua attività umanitaria in Africa l’avevano fatta apparire sorridente, solare, vestita all’occidentale, però, dalle foto di ieri a Ciampino è parsa sbarcata un’altra persona. Tanto da dubitare che fosse la stessa Silvia Romano, milanese di 23 anni, un anno e mezzo fa, con l’infagottata signora in verde scesa dall’aereo di Stato.

Abbiamo, infatti, anzi tutti hanno potuto osservare che chi era arrivata non era una giovane di 25 anni, ma una goffa figura avvolta in panni verdi con un viso smunto, invecchiato, del tutto diverso dalla graziosità della “prima” Silvia Romano.

Si è pure notato un cenno di imbarazzo da parte degli astanti, che certamente non si aspettavano assistere ad una scena simile.
Anche il premier Conte ed il suo Ministro per gli esteri, apparivano sorpresi.

Per fortuna, le regolamentari mascherine da loro indossate hanno impedito percepire la mimica dei loro volti.
Ma allora che cosa è successo a Silvia, oddio, oggi Aisha?

Certamente la convivenza forzata, (ma poi, a conti fatti, tutta per davvero !), con i suoi sequestratori di provata fede terroristica, l’hanno trasformata da donna occidentale in femmina musulmana considerata inferiore.

La giovane Aisha, fu Silvia, ha assicurato essere stata la sua conversione all’Islam, libera e consapevole. Ma io non ci credo.

Il periodo della “detenzione” è servito ai suoi carcerieri per coartarla nella psiche, quindi, anche inconsapevolmente portarla ad accettare la loro cultura e formarla quale musulmano integralista.

Nei secoli passati, tutti i missionari cristiani nel mondo, furono abili a manipolare le menti primitive dei nativi dei luoghi da loro scelti per propalare la fede in Cristo, ma ciò consentì di trasmettere insieme all’insegnamento di Cristo la cultura occidentale ed anche affermare la potenza delle nazioni che li avevano mandati.

Ciò, indubbiamente, ha consentito a mezzo mondo di vivere in un mondo democratico, sostanzialmente pacifico, oggi interconnesso mediante organizzazioni mondiali. Quindi, a loro va il merito dell’odierna civile convivenza tra i popoli di cultura cristiana.
Oggi, invece, siamo a parti invertite.

Mentre l’occidente declina nell’affermare i suoi valori, i “missionari” musulmani si danno da fare.

E come!

Non più solo con le bombe ed attentati, ma con mezzi raffinati. Fanno sbarcare in Europa, sotto forma di migranti poveri ed affamati migliaia di loro correligionari che non si vogliono integrare, anzi reclamano i diritti proprio della libertà di religione che in Europa fu affermata sin dal XVIII secolo.

Costoro lavorano per minare l’Occidente mediante il proselitismo musulmano, quindi, proponendo una religione che invita alla “guerra santa” contro gli “infedeli”.

Ma adesso, sempre più raffinati, i “signori” seguaci di Maometto, sono arrivati al punto da entrare nel cervello degli “infedeli” per farli convertire all’islam. In soldoni, creare milizie occulte contro la nostra civiltà da noi conquistata più con il pensiero che con le armi.

Quando le armi tuonarono, lo furono per difendersi (ricordiamo, per es.: Battaglia di Lepanto, assedio di Vienna).
La sig.na Silvia Romano, così è segnata all’anagrafe e così resterà, volente o nolente, ha dimostrato per la sua indubbia bontà di carattere, di farsi abbindolare.

Ha abiurato la religione cattolica della sua famiglia per farsi musulmana.
Essa è diventata così una pedina della Jihad islamica. La sig.na Silvia non ha certo dimostrato le virtù eroiche di tanti cristiani che nei secoli passati furono trucidati per non aver aderito a Maometto (vedasi, per es. Martiri di Otranto), ma di certo un’eccessiva debolezza e fragilità di carattere e fermezza.

Non possiamo ammettere in nessun modo che una donna formata nei principi cristiani che prevedono uguaglianza, democrazia e cultura europea e proprio con questi principi era andata in Africa come cooperante, sia tornata in Italia e che, probabilmente insieme ai suoi correligionari andrà a ripudiare i principi di solidarietà nazionale che hanno speso per il suo ritorno.

Non possiamo credere che una donna occidentale diventi femmina inferiore all’uomo nella cultura del Corano.
Sig.na Silvia, se noi non siamo capaci di integrare i nostri forestieri, i suoi ospitanti in Africa ci sono riusciti. Ma, se noi non riusciamo, sarà perché siamo democratici e loro no.

Siamo sicuri che i suoi carcerieri oggi rimpinzati di denaro “offerto” dai cittadini italiani, abbiano legato la sua liberazione al giuramento che Lei, convertita all’islam sia stata istigata a “promuovere” il Corano ed anche non addestrata al terrorismo?

Per me, Sig.na Silvia, ah, Aisha, visto che si è così bene integrata in Somalia, ci torni, però stavolta con volo pagato dagli iman, suoi amici.

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