
Marta Ingegneri

Emanuela Dei
Nella scuola italiana è stata introdotta la didattica a distanza (DAD) per permettere ai docenti di continuare il loro lavoro.
Gli alunni, in questo modo, potranno procedere nello studio e non perderanno l’anno.
Le scuole sul nostro territorio hanno attivato diverse risorse e hanno fatto il possibile per non interrompere il legame con gli studenti. A questo proposito abbiamo intervistato Marta Ingegneri impiegata presso la scuola dell'infanzia comunale di Roma. Le abbiamo rivolto alcune domande per avere un quadro dipinto da chi con le piattaforme e video in diretta lavora ogni giorno.
Come è iniziata la didattica a distanza?
Per la scuola dell'infanzia la circolare che invitava le insegnanti a proporre attività a distanza è arrivata dopo almeno una settimana dalla chiusura, che è stata improvvisa. Tra colleghe ci siamo sentite, abbiamo avuto notizia che più o meno in tutte le scuole, tramite la chat con i genitori rappresentanti di classe,stavano partendo iniziative didattiche.
Eravate pronti? Come ha reagito il corpo docente?
Non eravamo assolutamente pronti, abbiamo impiegato, come tutti credo, una settimana per capire quello che ci stava succedendo. Inoltre, le insegnanti della scuola dell'infanzia perlopiù donne, quindi mamme o nonne, hanno dovuto assolvere contemporaneamente più funzioni. Abbiamo capito che scuola chiusa significa bambini da accudire, figli, nipoti, pasti da preparare e file ai supermercati. La situazione di tutti insomma alle prese con la vita familiare e lo smart working.
Hanno seguito le direttive i docenti di ruolo e precari?
Ogni team ha lavorato cedendo campo soprattutto alle insegnanti più giovani, anche precarie, perché molto più in grado di lavorare con il PC e le nuove piattaforme. Diciamo una buona sinergia tra i consigli delle maestre con più esperienza e la applicazione pratica affidata alle 'giovani'.
Come avete scelto la piattaforma su cui insegnare?
Personalmente ho navigato consultando più gruppi fb di insegnanti e blog vari... cercando volta per volta di adattare la piattaforma al mio obiettivo didattico.
Tutti gli studenti avevano un computer?
Trattandosi di scuola dell’infanzia la mediazione dei genitori è necessaria. I bambini che non sanno leggere ovviamente non possono accedere autonomamente al PC. Quindi abbiamo optato per la scelta di girare dei video brevi con storie, canzoncine, tutorial per lavoretti, tutto accessibile tramite smartphone. Si è trattato di mettere in gioco la nostra immagine (cosa che non tutte hanno accettato di buon grado) per cercare il contatto visivo con i bimbi, per pensare a mantenere una continuità ed una connessione umana. (Prima di Pasqua tutte le scuole del comune di Roma hanno documentato le attività svolte fino ad allora tramite DAD. Credo si farà ogni mese. Il dipartimento ha creato un grande archivio per tenere memoria di questa fase, inoltre il personale ha svolto corsi di formazione on line).
Come hanno reagito gli alunni? Gli alunni bene, ci hanno regalato sorrisi e mandato baci,veri raggi di sole in questi giorni. I genitori, inizialmente, tutti partecipi poi con il passare del tempo sempre più provati e di fretta.
Quale è stato il primo problema che ha constatato?
Personalmente la necessità di fare video in cui dovevo sorridere. All'inizio è stata dura moralmente.
Quanto durano le video lezioni?
Noi mandiamo video di pochi minuti, chiedendo poi dei riscontri in foto o video mandati privatamente a noi insegnanti, non sulla chat per un problema di privacy e tutela dei dati sensibili.
Il lavoro dell'insegnante finisce con la video lezione?
Per il momento è un lavoro di ricerca, per preparare i contenuti e poi la lezione. Poi un pensiero continuo alle condizioni umane che vivono gli alunni e le famiglie. Abbiamo attivato una mail e invitato i genitori a scriverci per dirci come si sentono e che problemi riscontrano, ma è un mezzo “freddo”, ovviamente non utile per tutti.
Lavorate con tutti gli alunni contemporaneamente?
Sì ogni famiglia poi si gestisce quando vedere il video e rispondere.
Come gestisce gli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali?
Abbiamo rivisto il piano educativo individuale alla luce della nuova routine. Per i genitori quindi un elenco spiegato e corredato da foto su come e su cosa lavorare. Esercizi sul mantenimento delle competenze principalmente. E poi contatti continui con i genitori (che si sono dimostrati veri e propri super eroi) per sostenere e spronare. Il lavoro sulla integrazione e la socialità è però impossibile da fare e questo è il mio cruccio principale. Tutti i miglioramenti e gli sforzi di questi bimbi,chissà se sarà recuperabile questo tempo.
Come procede per valutare i compiti degli alunni?
Ad oggi apprezziamo soprattutto la presenza e la risposta alle nostre proposte. Di valutazione alla scuola dell'infanzia non se ne parla.
La didattica a distanza può o potrà sostituire una classe reale?
Assolutamente no. Approcciarsi alla socialità, imparare la condivisione, saper autogestire i contrasti con i pari, stringere le prime amicizie, questo è scuola dell'infanzia e poi abbracci stretti, baci, lacrime raccolte e carezze, pipì e cacche 'fuorigioco' insomma, proprio non fattibile on line.
Come è cambiato il rapporto alunno/ insegnante?
Diluito attraverso il passaggio attraverso i genitori e uno smartphone insipido.
Si tornerà a scuola a settembre?
Lo spero con tutto il cuore. Per me è importante per sentirmi chi sono. Ma il dibattito è ampio: ci sono insegnanti con più di sessantacinque anni che hanno paura per la loro salute, personale immunodepresso, neo mamme, insomma per loro è dura pensare di lavorare senza tutele sanitarie, speriamo per il meglio.






















