Emanuela Dei  

Se voi mi chiedeste: “Cosa ti manca di più in questo periodo?”. Immaginereste che vi dicessi una passeggiata, Roma o Lei e invece la mia nostalgia si chiama un caffè al bar.

E voi direste: “Si ma che facevi al bar quando prendevi il caffè?”.

Niente, ordinavo mi guardavo intorno, chiedevo alla barista come stava: “...e la bambina?” aspettavo sistemavo il cioccolatino sulla destra del piattino e tenevo il Dietor tra le dita finché non arrivava la tazzina.

Una cliente particolare, penso pensassero i barristi. Ma bastava fargli capire come lo volevo il caffè la prima volta e poi andavano in automatico: “Un po’ lungo macchiato al vetro con sopra un po’ di schiuma, giusto?”

Sì, tutto qui.

Questo, cari, è quello che mi manca di più ed è come un pensiero dominante, la cacciata dal paradiso, la cosa più importante che ho perso. Era un attimo di sosta, di respiro, una coccola dopo il lavoro o una corsa verso La Quercia, insomma il mio trofeo. 

Come scriveva diceva Arundhati Roy: “Dio delle piccole cose” e le piccole cose mancano. Ma vi devo confessare pure un’altra cosa, la mia vita non è cambiata poi così tanto durante la sessantena. Solo il lavoro: beh quello sì, poco e on line ora. Mi sono accorta come sia difficile vivere senza i ragazzi e le ragazze a cui facevo ripetizioni. Mi sono accorta quanto loro portavano oro nella mia vita. È pur vero che ne ho guadagnati venti tutti insieme grazie alla didattica a distanza e ho capito, in piccolo, molto in piccolo, cosa voglia dire essere mamma.

Essere mamma, secondo me, è l’ossessione, il pensiero divorante che dall’altra parte ci sia solitudine, smarrimento, sconforto. Ai miei alunni sto attaccata come un koala ad inizio primavera. Li stresso, senza dubbio, li faccio divertire, li faccio parlare, li riempio di messaggi WhatsApp e gli spiego mille volte il passato dei verbi irregolari inglesi.

Un’ossessione lo devo ammettere, ma devono capire, non si devono lasciare andare è importante. Ricevo compiti all’una alle due di notte e mi chiedo cosa possano fare durante il giorno. Poi vengo a sapere che C. ha nove fratelli e allora capisco e me la immagino tra giocattoli, pannolini, pappe e il santo silenzio dopo che tutti sono andati a dormire. C. non la mollo, sono importanti i verbi irregolari le serviranno, fidati!.

Ecco vi dicevo che a parte il lavoro la mia vita non è molto cambiata: continuo a centellinare le persone a me vicine che da quando insegno sono diventate diamanti. Ho riallacciato vecchi rapporti, forse c’erano sempre stati, rapporti dell’università, conoscenze ancestrali basati sulla fiducia e stima. A volte pare così scontato essere sulla stessa lunghezza d’onda, invece è la cosa più difficile. Stessi valori, avere gli stessi valori è la base di tutto.

Ricordo i tempi in cui frequentavo i circoli lesbici a Roma. Questa cosa non è che mi facesse battere le mani dalla gioia perché ho sempre sostenuto che essere lesbica non è simbolo di intelligenza, sensibilità o bontà. Per farvi capire non è che tutte le donne etero vanno d’accordo solo perché sono etero. O avere la passione per la moto rende i motociclisti tutti amici. Purtroppo, però quando si è minoranza ci si ghettizza e un istinto sessuale diventa certezza di corrispondenze.

I circoli romani poi, sono abbastanza chiusi e molti anche maligni dove, alla stregua degli uomini, si cerca solo una cosa. Sì, quella esatto. Ci sono poi molte finte dichiarate che sono lesbiche: dalle alle e poi si chiudono nella loro omertà. È difficile far partire una relazione quando già si basa sulle bugie e sul travestitismo. Impossibile se poi bisogna mentire, ai tuoi! No, non ci siamo proprio. A questo proposito vi volevo proporre una mia teoria sul controllo topa-sociale. Cioè vi ricordate nell'ottocento quando, nelle famiglie per bene, la ragazza da marito veniva “tutelata” dalla famiglia nei suoi rapporti amorosi.

Vi ricordate le passeggiate con la nonna e la zia mentre lei era due passi avanti con il promesso sposo? Vi ricordate le presentazioni al padre, la richiesta, la mano, il fidanzamento? Ecco per me questo era un controllo sociale che scoraggiava i falsi innamorati o gli avventori di topa facile. Questo controllo ora manca. È saltato tutto e quello che faceva la famiglia ora lo deve fare la stessa persona che ricerca la felicità.

Ma, e c’è un ma, quando si è innamorati, quando si è davanti alla bellezza il più delle volte, le valvole della sicurezza, dell’attenzione e soprattutto del discernimento saltano e allora non ci si capisce più niente. I sensi offuscano le testa e la tramortiscono. Non so a voi ma a me succede questo. Basta uno sguardo, una carezza, due incisivi che si appoggiano un po’ di più alle labbra e la ragione muore.

Il risultato, naturalmente, è quell’orgia di passione romantica che tanto abbiamo studiato ed aneliamo e che anche questa è un cliché imposto dalla società. Ma quell’orgia di fremiti è vita, vita allo stato puro. Come si possono non perdere queste sensazioni? Come si può amare in sicurezza? Amare in sicurezza è un ossimoro? Ho pensato all'ottocentesco controllo sociale e mi sono detta che, evitando controllori esterni e famiglia, potrei attuare questo controllo sulle umane intenzioni dilatando gli eventi nel tempo. Nel senso: incontri una che ti piace e subito ti unisci a lei. 

Se uno avesse la fermezza di dilatare nel tempo questo e capire, scandagliare, parlare, conoscere l’animo umano forse si potrebbero evitare, poi brutte sorprese. Come chi si appropinquava alle ragazze solo per gioco, se avessi la costanza ottocentesca di frenare ogni impulso e conoscere chi mi sta davanti forse eviterei di pagarne le conseguenze poi e smascherare le furfanti di turno. Perché si sa all’inizio si dicono bugie, si mente, magari non sapendo di mentire.

Alla lunga però i nodi tornano al pettine e di solito i problemi sono sempre quelli: mia madre mio padre, il mio capo, una famiglia? E come si fa? Una cosa insieme? E se i miei salgono, che gli dico?. Penso che la soluzione di tutto sia veramente la castità unita a una promessa di matrimonio. Diciamo che il sesso sarebbe meglio sempre dopo le nozze quando hai la certezza che non era tutto un bluff o solo una folle corsa in macchina per provare una nuova emozione.

 

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